Secondo voi come mai ci sono più disassociati presenti alle adunanze e in molti casi nessun inattivo?

Questa domanda dovresti rivolgerla al corpo direttivo dei testimoni di Geova. Loro hanno in mano i dati ufficiali di quanti inattivi e disassociati rientrano ogni anno nel numero dei proclamatori e quanti vanno via.

Inoltre, non sappiamo nello specifico i motivi per cui alcuni abbandonano la congregazione. Le statistiche ufficiali noi non le conosciamo, anche se da molto tempo chiediamo che vengano pubblicate. Dalla nostra esperienza, dalle storie che conosciamo e da quelle di cui siamo venuti a conoscenza in questi anni, possiamo avere solo un’infarinatura del mondo dell’inattività. Nei nostri articoli abbiamo esaminato diverse cause, a volte queste si sommano ad altre e ne viene fuori un quadro di concause.

Per quanto riguarda i disassociati, da quello che ci risulta, la causa principale è da ricercare nella violazione delle norme morali esposte chiaramente nella Bibbia. Si tratta dunque di una violazione volontaria e specifica, circoscritta a un ambito morale personale. L’inattivo, in genere, non viola nessuna norma scritturale. Abbandona la congregazione per dissapori con altri, a volte non condivide più aspetti dottrinali o modi di fare dell’organizzazione, altre volte si sente scoraggiato per fattori esterni alla congregazione (lutto, malattia, serie preoccupazioni, ecc.) e – secondo lui – abbandonato o poco aiutato da altri componenti della congregazione.

Chi viola i principi cristiani ed è impenitente, cioè non è pentito delle sue azioni, viene disassociato. Si tratta di un’azione che, in genere, viene data come provvedimento disciplinare da un comitato che ha esaminato a fondo la questione con l’interessato. Ed è il risultato di una mancanza di vero pentimento da parte del trasgressore. In questo caso, paradossalmente rispetto a un inattivo, è più facile per il trasgressore concentrare i suoi sforzi sul principio cui è venuto meno e una volta ragionevolmente risolto il problema, può essere riassociato.

Cosa ben diversa è la questione che riguarda l’inattivo. Differentemente da chi viene disassociato perché viola volontariamente una norma scritturale, l’inattivo non solo si sente innocente e quindi convinto di non aver violato nessuna norma, ma si considera vittima di soprusi. Di conseguenza, lui si vede come un proclamatore quasi costretto da fattori che non dipendono dalla sua volontà a lasciare la congregazione.

Pur decidendo volontariamente di non frequentare le adunanze e di non predicare più, non è soggetto a provvedimenti disciplinari (sempre che non abbia commesso peccati gravi di cui se ne conosce l’esistenza).

Anzi, viene considerato a tutti gli effetti un fratello debole in senso spirituale che ha bisogno di sostegno e di aiuto dai componenti della congregazione. Per onestà, conosciamo fratelli “inattivi” che sono molto più spirituali di tanti altri che si considerano “più attivi” di loro.

Per riassumere, il disassociato viola in maniera volontaria una norma scritturale, l’inattivo invece si sente vittima di una violazione altrui. Anche quando non è d’accordo su aspetti organizzativi e dottrinali, la scelta del suo abbandono, quasi sempre la attribuisce a circostanze sfavorevoli causate più o meno da altri. Perciò, paradossalmente, è più facile che rientri un disassociato nell’organizzazione che un inattivo.

Il disassociato, che frequenta regolarmente le adunanze, fa ogni sforzo per superare il problema di cui è stato oggetto di un provvedimento disciplinare, mentre per l’inattivo, sono coloro che gli hanno causato il problema a dover cambiare atteggiamento nei suoi confronti. Cosa abbastanza difficile, perché i presunti colpevoli non si sentono affatto responsabili della sua inattività.

Stiamo facendo dei ragionamenti generici, perché è evidente che ci sono implicati tanti altri fattori. Lo facciamo per rispondere in maniera approssimativa al quesito posto nel titolo dell’articolo. Ad esempio, in una congregazione che conosciamo bene, sono presenti regolarmente quattro disassociati e un inattivo. In altre congregazioni ci sono disassociati e nessuno inattivo presente.

Le circostanze sono diverse da un caso all’altro ed è impossibile da parte nostra dare una spiegazione esaustiva. La nostra è solo un’opinione, giusta o sbagliata, frutto di tante esperienze avute con i fratelli “lontani”. La vera risposta la dovrebbero dare i responsabili dei Testimoni di Geova, la nostra è soggetta a revisione e vale fino a un certo punto.

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Commenti (2)

  • trismegisto

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    Saluto tutti voi. Da inattivo mi permetto di dire che mi rispecchio perfettamente nella vostra considerazione, se può servire……e che credo abbiate centrato il punto. Affettuosamente ……

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  • Anonimo

    |

    Buonasera,
    un disassociato non è riuscito a rispettare i precetti del gruppo però vuole continuare a far parte del gruppo.
    L’inattivo a volte è una persona che si è accorta che i precetti di questo gruppo non sono così giusti come sembravano.
    Non è giusto che interpretazioni arbitrarie siano considerate come leggi, per essere poco dopo modificate…
    Chiamare gli inattivi “deboli” è indice di arroganza e presunzione.
    Così molti preferiscono stare lontani da questo gruppo.
    Questa è la mia opinione relativa al Vostro quesito. Grazie.

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