I segugi di Geova: anziani in cerca di inattivi

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Non si stancano di cercare e a volte trovano.

Nessuno cerca se non ha già, in qualche modo, trovato. E’ questo l’atteggiamento di colui che ancor prima di iniziare è convinto di aver già trovato quello che cerca. Alcuni anziani di congregazione sono per loro natura dei segugi di Geova. Il segugio è un cane che ha un odorato finissimo ed è sinonimo di agente investigativo dotato di molto fiuto, intuizione e perspicacia.

L’anziano segugio ha la capacità di riconoscere Geova tra gli inattivi ed è in grado di saper fiutare quanto di buono è ancora rimasto nel loro cuore. Come un vero segugio, il suo obiettivo è di scovare l’inattivo nel posto dove si è perso o si nasconde. Ne conosce quindi le caratteristiche e i movimenti.

Sa dove cercare, sa come trovare. Una volta che ha trovato l’inattivo, lascia che sia Geova a proseguire il percorso di rafforzamento. Può darsi che sia un altro anziano con caratteristiche di un vero di pastore ad occuparsene, oppure può continuare lui ad aiutare l’inattivo ad inserirsi di nuovo nella congregazione.

In genere, questi fratelli sono anche noti per la ricerca nel territorio di persone sincere che vogliono conoscere le verità bibliche. Grazie a uno studio della Bibbia, queste persone diventano tdG, diventano così “le lettere di raccomandazione” di questi segugi. Per questo motivo sono idonei per aiutare gli inattivi. La ricerca diventa così una loro peculiarità. Sono anziani dotati di buona perseveranza e di un intuito molto veloce. Si muovono subito, senza aspettare troppo tempo, riconoscono la pista giusta e si mettono senza esitare a cercare la pecora smarrita.

L’anziano segugio fiuta l’odore che Cristo Pastore ha lasciato addosso agli inattivi. Quando parla con loro ha talmente familiarità con le varie problematiche che sembra un amico di vecchia data. E’ come se avesse da tempo una fraterna intimità con gli inattivi. Sono infaticabili e fiduciosi nelle loro ricerche. Il dialogo convincente è un loro punto di forza. Sanno cogliere nel segno.

La ricerca degli inattivi è una collocazione che Geova ha dato loro nel grembo della congregazione e non considerano neanche per un istante l’idea che l’inattivo si sia perso definitivamente negli abissi di questo mondo. Il dono di saper cercare: o ce l’hai o non ce l’hai. Spesso il merito va a questi cari pastori se alcuni inattivi rientrano tra le braccia della congregazione.

Quando trovano un fratello inattivo, nessuno meglio di loro è capace di tirare fuori ciò che c’è di più profondo nel loro cuore. Sono maestri di umanità. Per questo gli ex inattivi, oltre a volerli bene, nutrono nei loro confronti un debito eterno di riconoscenza per averli aiutati a rientrare. Sono anziani che pur non avendo le risposte a ogni domanda o una soluzione a tutti i problemi, sono in grado di accogliere ogni domanda e di prestare l’aiuto necessario. Sono fatti di questa pasta.

E’ vero che grazie a un intuito particolare, sanno riconoscere le tracce che conducono agli inattivi, spesso non chiare e inequivocabili, ma le loro ricerche non sempre sono luminose e trionfanti. A volte vengono registrate luci e ombre, incontri e scontri, ma nonostante ciò, non rifuggono il giudizio finale della loro ricerca: fruttuosa o infruttuosa. Sono consapevoli che a motivo della loro inattività, molti hanno un’idea di Geova abbastanza nebulosa, pasticciata, spenta e stonata.

Si rendono conto che gli inattivi sono in qualche modo dei “personaggi in cerca di autore”, non attori che recitano una parte nel teatro della vita di congregazione, ma personaggi che l’autore ha partorito dalla sua fantasia, senza aver scritto in modo completo la loro storia: si sentono Testimoni senza testimonianza, evangelizzatori senza vangelo. E’ come se essi cercassero di nuovo Dio affinché riscriva la loro storia in un modo vivo e reale.

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Vivaci e coraggiosi, i segugi non sono mai aggressivi verso l’uomo, tantomeno con gli altri cani. Non mordono e si identificano molto con i loro padroni. Robusti, instancabili, sanno adattarsi perfettamente a ogni tipo di terreno. Con i movimenti e con la voce sono abili nel comunicare al loro padrone le varie fasi della ricerca. La conformazione fisica è perfetta per il loro compito.

I “più bravi” tra i bravi segugi sono i cani di Sant’Uberto, chiamati in termini giornalistici “cani molecolari”, diventati famosi per noti fatti di cronaca. Sono particolarmente sensibili nel riconoscere la presenza di un essere umano in un determinato luogo, come nelle zone colpite dal terremoto, ma anche a seguito della scomparsa di una persona. Riescono a fiutare piccolissime particelle che emanano odore della persona scomparsa. Memorizzano un odore e riescono a distinguerlo da molti altri.

Gli anziani segugi sanno bene che nella testa di molti inattivi, i pensieri non sono malvagi ma semplicemente mal sistemati, un po’ in disordine. Basta sbatacchiarli con dolcezza e dopo vanno al posto giusto. Essere attivi non vuol dire essere migliori degli inattivi e i segugi anziani lo sanno bene. Perciò non fanno mai distinzioni e puntualizzazioni. C’è sempre del buono negli altri.

I segugi hanno la convinzione che la ricerca degli inattivi non può essere a senso unico. Loro non vedono in modo monovalente: “Noi attivi siamo nel giusto e voi inattivi state sbagliando”. Chi si crede nel giusto è convinto di non dover imparare nulla dalla vita e di conseguenza non sente il bisogno di cercare, di riproporsi con idee ed esperienze nuove. Dai fratelli inattivi c’è sempre qualcosa da imparare dalla loro bellezza interiore e dal loro senso di dignità.

Collaborare con i segugi dello Spirito è come perlustrare l’ampio spazio del desiderio di Geova di cercare le sue pecore smarrite. Chi ha la fortuna di averli in congregazione e di collaborare con essi è consapevole di quanto arricchimento spirituale si possa ricevere. Le loro esperienze in questo campo sono una storia indelebile nelle attività teocratiche del popolo di Geova. Sono un esempio di attaccamento leale. Lo stesso attaccamento leale che Geova mostra agli inattivi.

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Commenti (2)

  • Alan

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    Buongiorno. Interessante il tutto.
    Non mi pare, però, il caso di pervenire alla conclusione che un “inattivo” (pessimo termine coniato dalla Watchtower per meglio classificare e fidelizzare i fratelli) debba per forza fare ritorno alla congregazione per godere di un’intima relazione con Dio.
    Come possono gli anziani, la cui nomina NON proviene dallo Spirito Santo ma da uomini a motivo del soddisfare un insieme di requisiti, giudicare il rapporto che i fratelli hanno con Dio? Ovviamente non soltanto gli anziani, ma anche il resto della congregazione.
    Chi non consegna il rapporto non è di serie B soltanto perché non ubbidisce alle leggi di un’organizzazione umana. Può benissimo produrre “opere eccellenti” di ogni genere, forse più importanti di una meccanica predicazione stereotipata.
    Grazie per il vostro lavoro, continuerò sempre a seguirvi con molto piacere.

    Alan

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  • Anonimo

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    Dai fratelli inattivi c’è sempre qualcosa da imparare dalla loro bellezza interiore e dal loro senso di dignità.
    allora perchè “rovinare” questa bellezza interiore e questa dignità facendoli tornare dove queste qualità vengono soffocate o viste come difetti?

    Reply

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