Il seme del Regno che cade nel terreno “non eccellente” è irrecuperabile?

“Ecco, un seminatore uscì per seminare. Mentre seminava, alcuni semi caddero lungo la strada, e vennero gli uccelli e li mangiarono. Altri caddero in un luogo roccioso dove non c’era molto terreno e subito germogliarono perché il terreno non era profondo. Ma quando il sole si alzò bruciò i germogli e, siccome non avevano radici, si seccarono. Altri semi caddero fra le spine, e le spine crebbero e li soffocarono. Altri ancora caddero sul terreno eccellente e iniziarono a dare frutto, questo 100, quello 60, l’altro 30 volte tanto”. – Matteo 13:3-8.

Se il seme non cade nel terreno giusto, vuol dire che non c’è speranza per tutti gli altri? Poniamo questa domanda a beneficio di coloro che si sono allontanati e si sono convinti che non esiste speranza per un ritorno a Dio.

Gesù, dopo aver raccontato la parabola del seminatore, ne spiega anche il senso. Quello seminato lungo la strada è riferito a chi non capisce ciò che ode; quello seminato in un luogo roccioso, ode la parola e l’accetta con gioia, ma non avendo radici dura poco; quello seminato fra le spine, lascia che le preoccupazioni e il fascino ingannevole delle ricchezze soffochino la parola; quello seminato sul terreno eccellente, questo è colui che capisce riguardo al Regno, porta frutto producendo in base alle sue capacità.

Intanto il seminatore non è così scriteriato da seminare sulla strada. E’ probabile che il seme sia caduto lungo il bordo della strada, al confine tra la strada e il terreno eccellente. Oppure, il terreno può essere stato indurito dal calpestio dei passanti. Per questo tipo di terreno basta un buon colpo d’aratro per scavare lungo il bordo e renderlo soffice e adatto a far crescere il seme. Se il seme è caduto in mezzo alle pietre, è sufficiente rimuoverle per lasciare libero il seme di germogliare e crescere. Il terreno che produce spine e rovi, può essere ripulito strappando e bruciando le erbacce. Gli uccelli basta scacciarli. Nessuno può considerarsi indegno di ricevere il seme del Regno, basta togliere ciò che impedisce la crescita. Chi pensa che non potrà mai ritornare a Dio, per i motivi elencati, non ha forse compreso che Dio è maggiore di qualsiasi ostacolo.

Cari fratelli, non sono le strade, gli uccelli, le pietre, le rocce, le spine, le ricchezze e le preoccupazioni di questo mondo il vero problema di un ritorno a Geova. La verità, è che abbiamo le nostre comodità, le nostre abitudini e non vogliamo farne a meno. Alcuni non sono neanche disposti a piegare la schiena per raccogliere i sassi e gettarli via. Non sono disposti a faticare nel tentativo di strappare le erbacce con le loro radici. Si, forse qualcuno ci prova, ma sta attento a non farsi male alla schiena. Al minimo dolorino lascia perdere. Qualcun altro non tira con sufficiente forza le erbacce. Altri vedono il seme lungo i bordi della strada e non lo raccolgono, forse hanno paura degli uccelli o anche loro soffrono di mal di schiena. E così, qualcuno inizia, ma poi ricomincia di nuovo tutto daccapo. E’ un problema di schiena. Anche chi non ce l’ha, ha paura di rimanere bloccato se si abbassa con fatica per sistemare il terreno.

Se manca la voglia e il coraggio per vincere i lati oscuri del proprio carattere sarà dura abbattere gli ostacoli che impediscono di entrare nel Regno di Dio. E’ inutile riporre le proprie speranze in cose fittizie e nel denaro che non ha valore reale. Non si deve aver paura delle “pietre”, né dei luoghi “rocciosi”, perché Dio è la vera Roccia. (Salmo 18:2) A non far crescere il seme, a volte, sono i sentimenti “duri” o il nostro carattere troppo “spigoloso”. Anche per quanto riguarda gli uccelli, noi valiamo più di essi. A loro ci pensa Dio a nutrirli. (Mt 6:26)

A volte ci facciamo “calpestare” da sconosciuti, quando basta soltanto allontanarli dal nostro percorso. In genere, ci si calpesta quando si è costretti stare troppo vicini, gomito a gomito. L’invasione del proprio spazio di appartenenza suscita irritazione e aggressività. Studi confermano che, in questi casi, la comunicazione assertiva, che consiste nel saper esprimere il proprio parere e farlo valere con le giuste parole e i giusti modi, evitando un atteggiamento passivo o una risposta aggressiva, permette di raggiungere ottimi obiettivi.

Altri, permettono che le frenetiche attività del mondo sottraggano loro tempo ed energie e così finiscono per essere troppo occupati per liberarsi dalle spine e dai rovi. Le radici si seccano per mancanza di umidità e di acqua, non per il calore del sole, che spesso è necessario per la crescita. Colui che prova gioia nella Parola di Dio viene paragonato a “un albero piantato presso ruscelli d’acqua, che dà il suo proprio frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce, e ogni cosa che fa riuscirà”. (Salmo 1:1-3) Quanto tempo è che non provi diletto nella Parola di Geova?

Quando scrisse “chi guarda il vento non seminerà; e chi guarda le nubi non mieterà”, Salomone espresse un principio riguardo alla generosità e all’operosità nel compiere il proprio lavoro. Chi si trattiene, aspettando momenti favorevoli o cerca una scusa per scansare il lavoro, non riceverà nulla da Dio. Siccome l’uomo non può capire pienamente come Dio opera, egli consiglia: “La mattina semina il tuo seme e fino alla sera non far riposare la tua mano; poiché non sai dove questo avrà successo, o qui o là, o se tutt’e due saranno ugualmente buoni”. — Ecclesiaste 11:4-6.

In ogni tempo, Dio si è preso cura di coloro che lo amano. Il ritorno non dipende dall’amore di Dio, ma dal nostro e da quanti sforzi siamo disposti a fare. L’uomo è sempre alla ricerca di Dio. E’ nella sua natura farlo. Dio e l’uomo sono come il cielo e la terra, stretti l’uno con l’altro per sempre in una passione d’amore. Senza l’uomo, l’amore di Dio è incompleto. Senza Dio, l’uomo è incomprensibile persino a se stesso. Per Geova non esiste terreno non seminabile. Dio semina, noi accogliamo, Lui raccoglie. La crescita dipende da come accogliamo Dio. Siamo noi a decidere il nostro destino.

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