Sensibilità incompresa

«Dovremmo abituarci non a giudicare gli altri, ma a cercare di capirli e a metterci nei loro panni. Non è una cosa facile, ma è necessario farlo se vogliamo ubbidire alla regola aurea di Gesù: “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro; questo è infatti ciò che significano la Legge e i Profeti”. (Matteo 7:12) I seguaci di Gesù devono perciò essere sensibili e capire la condizione mentale, emotiva e spirituale degli altri. Devono rendersi conto dei bisogni altrui, comprenderli e interessarsi personalmente di dare una mano. (Filippesi 2:2-4) Anche l’apostolo Paolo scrisse: “Poiché l’intera Legge è adempiuta in una sola parola, cioè: ‘Devi amare il tuo prossimo come te stesso’. — Galati 5:14».

Così riportava testualmente la Torre di Guardia dell’1/10/1990 riguardo alla sensibilità da mostrare nella propria vita. Da quanto scritto si evince che la sensibilità è una componente dell’amore altruistico. Le cose, purtroppo, non sempre stanno così. Non è facile capire il mondo in cui vivono i fratelli troppo sensibili. Per questo motivo, iniziamo una serie di articoli sul tema: la sensibilità tra testimoni di Geova.

Un’altra Torre di Guardia dice: « È vero che la Bibbia condanna la condotta che può far inciampare altri discepoli. (Luca 17:1, 2) E chi è maturo dovrebbe essere sensibile verso i sentimenti dei compagni di fede. Allo stesso tempo, la Bibbia ci dà espliciti consigli contro l’essere troppo sensibili e ingigantire le offese nella nostra mente. (Ecclesiaste 7:9) Inoltre, diffondere il malcontento tra i nostri fratelli mettendo a nudo le mancanze di qualcuno è una delle cose che “Geova in effetti odia”. — Proverbi 6:16-19».

Qual è dunque la differenza tra chi è maturo e mostra sensibilità verso i sentimenti di altri tdG e la troppa sensibilità di chi ingigantisce le offese e diffonde il malcontento? «La sensibilità si chiama così perché deriva dai sensi, è dunque quella capacità a ricevere impressioni attraverso i sensi. In psicologia, è la facoltà di conoscere per mezzo dei sensi e di provare il piacere o il dolore accompagnanti le sensazioni». (Treccani)

L’ipersensibilità è un’eccessiva sensibilità e corrisponde a una certa fragilità emotiva e a una delicatezza dei sentimenti. Il cristiano ipersensibile ha una maggiore consapevolezza interiore, e dall’uso che ne fa vive intensamente gioie o dolori.

In genere le operazioni sensitive si contrappongono a quelle intellettuali. «In senso più ampio, – continua Treccani – considerando non solo le disposizioni affettive ma anche le tendenze attive dell’animo, si parla di s. morale, di s. sociale, di s. politica, e sim., per indicare la capacità a comprendere, sentire, elaborare i fatti morali, sociali, politici, ecc. Altre volte invece la parola indica più precisamente delicatezza di sentimento e finezza di giudizio estetico: poeta, artista, musicista di grande s.; anima di raffinata s., d’una s. squisita (e per estens., di opera che riveli tale delicatezza…».

La predisposizione a percepire con i sensi in maniera differente una stessa realtà è tipica dell’essere umano. Per alcuni è un dono, per altri è un disagio. Molti soffrono a causa della sensibilità e altri invece ne sfruttano il potenziale. Il problema è che spesso sia le persone sensibili che coloro che le stanno vicino non ne sono consapevoli e gli uni imputano agli altri la causa dei problemi.

L’ipersensibilità determina la felicità o l’infelicità, la soddisfazione o l’insoddisfazione.

Ci sono fratelli troppo sensibili che soffrono la propria condizione e altri che invece riescono a sfruttarla in modo positivo. Siccome molto dipende da come si percepisce la realtà, nel senso di pensare, sentire, parlare, una sensibilità particolarmente sviluppata può diventare una fonte di energia spirituale molto potente.

A noi di inattivopuntoinfo capita di tanto in tanto di ricevere commenti da parte di qualcuno che ci rimane male per qualche frase che scriviamo nei nostri articoli. Noi non siamo perfetti, tantomeno rappresentiamo chi dirige l’organizzazione dei tdG. Per cui associare noi con il canale ufficiale dei tdG non è corretto. Pertanto tutto quello che scriviamo è frutto di nostre esperienze e conoscenze. Perciò quello che scriveremo riguardo alla sensibilità tra tdG è solo ed esclusivamente una nostra considerazione personale di fatti che conosciamo e di impressioni che riceviamo da coloro che ci leggono.

Il fatto che pubblichiamo commenti di esperienze che non corrispondono ai pensieri generali dei tdG non significa che noi siamo completamente d’accordo con tali commenti. Ne prendiamo atto e le pubblichiamo (se fatti con il dovuto rispetto). Anzi, su questo argomento (sensibilità) invitiamo i nostri lettori ad arricchire con le loro storie quanto capitato loro, facendolo con dignità e senza offendere nessuno con critiche subdole e con lamenti negativi. Scriveteci anche il vostro indirizzo e mail, può capitare che le vostre considerazioni ci interessino particolarmente, ma potremmo chiedervi di cambiare i toni o le parole che suscitano controversie.

La persona ipersensibile percepisce un flusso notevole di informazioni

L’ipersensibilità è una caratteristica di chi ha l’abilità a cogliere un numero incredibile di stimoli ma che purtroppo li obbliga, per elaborare le informazioni che percepiscono, a un dispendio enorme di energie mentali. Non sempre la troppa sensibilità viene vista in modo positivo nelle congregazioni, anzi è più facile giudicare questi fratelli in maniera negativa, un po’ per colpa loro perché non sanno gestire la quantità di informazioni che percepiscono e un po’ per mancanza di sensibilità di chi li ascolta e non li capisce.

I fratelli con troppa sensibilità si dimostrano più aperti quando si discute di aspetti psicologici rispetto ad altri. Molti commenti positivi che riceviamo lo confermano. Questi fratelli e sorelle si rendono conto di trovarsi davanti a una scelta: accettarsi così come sono soffrendone o intraprendere una strada che sviluppi in modo positivo il loro talento.

Ci rendiamo conto che questi fratelli vorrebbero più umanità tra tdG. Non che essa manchi nelle congregazioni, anzi esse sono note per il rapporto fraterno e amorevole che c’è. Vorrebbero più umanità da parte di altri nei loro confronti. Forse sarebbe più corretto dire: più considerazione per la loro sensibilità. Questi fratelli soffrono per mantenersi spiritualmente e mentalmente approvati da Dio. E dobbiamo apprezzare i loro sforzi anziché condannarli a priori.

Essi sono costretti a chiarirsi continuamente le idee e spesso sono più impegnati interiormente di tanti altri per non rimanere ingarbugliati in tensioni e per soddisfare le richieste che si prefiggono o che provengono dagli anziani. Quando questi nostri fratelli raggiungono un certo equilibrio diventano una ricchezza nelle congregazioni per il contributo prezioso che riescono a dare. Essi percepiscono cose che normalmente sfuggono ai più. Questo non vuol dire che tutti gli ipersensibili siano così. Ognuno ha caratteristiche proprie.

In fondo, questi fratelli percepiscono soltanto più stimoli di altri. Non vuol dire che siano più forti o più deboli, più intelligenti o più stupidi. Sono semplicemente diversi. Molto dipende da loro se essere felici o infelici. Il loro punto debole o la loro forza, a seconda dei casi, è l’intensa ricezione di informazioni e la fatica nell’elaborarle nel modo corretto.

Le persone sensibili sono come quegli oggetti preziosi che vanno maneggiati con cura

In genere sono cristiani timidi, seri, discreti, scrupolosi, disponibili, almeno in apparenza, perché alcuni possono celare ambizione e orgoglio. Chi percepisce con grande sensibilità gli altri è in grado di trarre gioia e ricchezza interiore dalla vita. Questo talento è così naturale da non poter essere annullato, si può soltanto trasformarlo in positivo o negativo. Esso rimane per tutta la vita.

Spesso si sente parlare, specie in Rete, di mancanza di amore e di sensibilità riguardo ai sentimenti di fratelli che sono stati indotti o autoindotti alla lontananza dal popolo di Geova. Gli ipersensibili non sono una rarità, tutt’altro, in particolare tra gli “inattivi”. Ci sono congregazioni dove coloro che hanno una eccessiva sensibilità sono apprezzati, ma anche dove non sono capiti. Alcuni anziani esercitano una forte pressione su di loro affinché si adeguino a certe disposizioni così come fanno la maggioranza.

Questi fratelli non sono disubbidienti perché non accettano certe disposizioni, forse hanno difficoltà a elaborarle. Essi semplicemente percepiscono la realtà in modo diverso da tutto il resto. Per questo motivo vanno compresi e non condannati. Fattori genetici, ambiente in cui sono cresciuti, modi sbagliati di educarli quando erano bambini, conflittualità scolastiche, amicizie sbagliate, una malattia dolorosa, hanno contribuito a renderli diversi nella percezione della realtà. Non sono sbagliati e non sono nemmeno dei peccatori. È importante che essi riconoscano le due nature con cui convivono e saperle sfruttare a loro vantaggio.

Diventa un problema quando la sensibilità si trasforma in permalosità. Essa impedisce di trarre il meglio dal prossimo e da sé stessi.  Un buon consiglio al riguardo lo troviamo in Ecclesiaste 7:9: “Non ti affrettare nel tuo spirito a offenderti, poiché l’offendersi è ciò che riposa nel seno degli stupidi”. Perciò chi è troppo sensibile e si offende facilmente potrebbe in alcuni casi mostrare mancanza di saggezza e di buon senso, e anche mancanza d’amore.

Inoltre, dobbiamo stare attenti che le tendenze imperfette, come l’essere negativi, ipercritici o suscettibili, non ci impediscano di mostrare onore ai fratelli.

“È colpa sua se sono andato via dalla congregazione”.

Alcuni ipersensibili, vedono la cattiveria anche in parole e gesti innocenti. Forse questo è dovuto al loro retaggio. Ad ogni modo, non è bello quando si offendono per delle inezie o, peggio ancora, turbano altri seminando i semi della disunione. Il problema si può superare: anziché soffermarci sui difetti dei nostri fratelli, con l’aiuto dello spirito possiamo coltivare pensieri positivi ed edificanti. (Filippesi 4:8) Questo ha l’effetto di promuovere l’unità.

(Sensibilità – prima parte)

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Commenti (1)

  • Quasi 70enne

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    Citazione: “… non sono disubbidienti perché non accettano certe disposizioni… Essi semplicemente percepiscono la realtà in modo diverso da tutto il resto. Per questo motivo vanno compresi e non condannati”.
    Bella parole che condivido appieno!
    Sono da più di 40 anni nella verità e purtroppo percepisco negli anziani un declino dell’empatia che è andato accelerando nel tempo.
    Chissà se pubblicherete questo mio sospiro scritto.

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