Sensibilità, suscettibilità e ipersensibilità / 2^ parte

La sensibilità manifestata in maniera equilibrata rende forti e denota maturità. Essere sensibili nel modo sbagliato è segno di debolezza. Troppa sensibilità può diventare suscettibilità e spingere il cristiano a risentirsi facilmente per parole e azioni altrui che considera offensive.

Persino il proprio aspetto può rendere suscettibili, ma anche sentirsi trascurati o ignorati. Un difetto comune è quello d’essere troppo sensibili alle correzioni o alle critiche. Non è un caso che la Bibbia dia tanta importanza alla disciplina, proprio perché la tendenza umana è quella di risentirsi, di ritrarsi a causa della suscettibilità. (Proverbi 27:5, 6)

Paradossalmente, la persona suscettibile, è sensibile quando toccano i suoi sentimenti, ma insensibile verso i sentimenti altrui. Questi diventa insofferente a qualsiasi critica nei suoi confronti, ma non ci pensa due volte a criticare liberamente gli altri.

La sensibilità è tipica degli artisti. Un pittore è sensibile alle varie sfumature di luce e di ombra, di colore e di forma. Nella misura in cui sono sensibili a tali stimoli esterni, questi artisti rendono felici se stessi e altri. La sensibilità cristiana si può manifestare con un compassionevole amore del prossimo, come ha fatto Gesù, che in un’occasione si indignò e si addolorò “per l’insensibilità dei cuori” dei suoi oppositori (Marco 3:1-5).

La sensibilità è un’acuta percezione mentale del mondo. È un profondo discernimento che permette di sapere qual è la migliore condotta da seguire in determinate circostanze. È la particolare capacità di trattare gli altri senza offenderli, perché si è sensibili ai loro umori e al loro modo di pensare. Chi è sensibile se ne accorgerà osservando piccole cose, come l’espressione facciale, il tono della voce, l’atteggiamento della persona o anche il suo abbigliamento.

La suscettibilità è un’accentuata sensibilità emotiva che si manifesta in un eccessivo grado di eccitabilità e ricettività interiore, soprattutto in occasioni di giudizi critici o negativi. (Dizionario di psicologia, di Umberto Galimberti, Garzanti)

Chi è suscettibile vive male ed è una seccatura per sé e per gli altri. Alcuni sono troppo legati all’immagine che hanno di se stessi e per questo vivono in un circolo vizioso. Se riceve, quella che secondo lui è un’offesa, reagisce in maniera spropositata suscitando ulteriori critiche. Chi nega di avere questo problema cerca di rimuovere la sua permalosità, non cerca di cambiare il suo atteggiamento ma di nasconderlo.

Si possono chiedere spiegazioni e farlo in maniera cristiana, trasparente, con l’obiettivo di chiarire e sistemare le cose. Tra cristiani tdG cercare di fare pace è un obbligo. “Adiratevi ma non peccate; il sole non tramonti mentre siete ancora in collera, e non lasciate spazio al Diavolo”. – Efesini 4:26,27.

Le persone che hanno una mentalità carnale trovano difficile sviluppare un concetto equilibrato delle cose materiali, perché la loro sensibilità spirituale è intorpidita (1 Corinti 2:14). Dato che le loro “facoltà di percezione” (i sensi, da cui deriva sensibilità) sono annebbiate, fanno fatica a distinguere il bene dal male (Ebrei 5:11-14).

Alcuni hanno pregiudizi nei confronti delle persone sensibili, ritengono che siano “sbagliate”. Questo perché, il cervello ipersensibile è impegnato a percepire contemporaneamente tutti gli stimoli che riceve, con grande dispendio di energie. Diventa come un radiatore, che invece di raffreddare il motore di un’auto si surriscalda.

L’ipersensibile percepisce una notevole quantità di informazioni che fa fatica a elaborare

Con le giuste strategie si può controllare l’ipersensibilità stabilendo dei confini e ponendosi dei limiti in modo da arginare gli stimoli eccessivi sia esterni che interni. In congregazione sono ottimi fratelli in quanto affidabili, sinceri e disponibili. Corrono in aiuto quando qualcuno ha bisogno mostrando una notevole empatia. Ci tengono molto all’amicizia fraterna, di solito cercano fratelli e sorelle non superficiali, ma dotati di spessore spirituale ed è per questo che hanno pochi amici.

Per stare bene sono selettivi e cercano un modo per trovarsi a loro agio. Per paura di immischiarsi in conflitti deleteri rifuggono incomprensioni e problemi che potrebbero stressarli. Per paura di essere esclusi non dicono apertamente il loro punto di vista, creandosi a volte sensi di colpa.

Hanno il timore di non essere compresi. Se ciò accadesse in congregazione, propendono a ricercare sul Web chi li capisca. Questa inclinazione virtuale, dove c’è poca presenza fisica, ma molta idealizzazione della verità, li spinge persino ad essere attratti da ragionamenti diametralmente opposti alla sensibilità e all’empatia. Si lasciano facilmente sedurre da chi è brillante e forte.

Ci sono alcuni che hanno valorizzato questa capacità di percezione, concentrandosi meglio nello studio quando sono circondati da rumori, anche forti. Anzi, cercano luoghi rumorosi per affinare questa capacità quando studiano. A loro il silenzio li innervosisce.

Gesù un uomo sensibile.

La sensibilità ai bisogni altrui lo spingeva ad agire. Egli aveva un animo sensibile verso gli afflitti e soffriva con quelli che soffrivano. Non era mai troppo occupato per mostrare sensibilità. Provava sentimenti che lo toccavano nel profondo del suo essere. I suoi insegnamenti sono pieni di sensibilità, si serviva di illustrazioni per mettere in evidenza la sensibilità o l’insensibilità al messaggio del Regno. Nessuno meglio di lui è sensibile alla nostra natura imperfetta. Gesù mostrava sensibilità in maniera affettuosa.

I cristiani ad alta sensibilità, se vogliono essere felici devono troncare immediatamente ogni rapporto distruttivo anche se risulta doloroso. Alcuni di loro hanno un’eccessiva difficoltà a parlare a degli sconosciuti di casa in casa. Non sono deboli o poco spirituali. Anche le abitudini meccanizzate e ripetitive possono alienarli. Non è impossibile diventare nominati o esperti proclamatori. Molti con alta sensibilità sono dei veri maestri in tanti campi della verità.

L’importante è non usare l’ipersensibilità come una scusa per non affrontare situazioni che stressano mettendo in atto atteggiamenti vittimistici. Un altro pericolo da evitare è quello di confrontarsi con altri cristiani, credendo che siano migliori. Geova ci accetta per quello che siamo e non per quello che gli altri vorrebbero che fossimo. Si può diventare “inattivi” per la troppa sensibilità? Sì, ma si può essere anche eccellenti servitori di Dio.

(Sensibilità – fine seconda parte)

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