Sentieri antichi

Fermati ed esaminati per vedere se stai camminando nella via di Geova. Se ti sei perso, Geremia ti esorta a tornare sugli “antichi sentieri” .

 In Geremia 6:16, Geova esorta il suo popolo, che aveva smarrito la strada, a soffermarsi, a esaminarsi e a tornare sui “sentieri” dei loro fedeli antenati. Di quando in quando, anche noi dovremmo esaminarci per vedere se stiamo camminando sui “sentieri” di Geova. Questa esortazione non riguarda solo le “pecore smarrite” (i fratelli fermi nelle attività teocratiche) ma anche ogni singolo componente del popolo di Dio. Infatti, nel versetto 20 si legge che a Geova non gli importa l’incenso e nemmeno la canna aromatica provenienti da Sabao. Ai suoi occhi la religione formale è inutile.

A volte Geova si paragona a un pastore che si mette non davanti, ma dietro le pecore in modo da dare istruzioni ad alta voce per guidarle e per vedere che non vadano nella direzione sbagliata (Isaia 30:20,21). La Bibbia è stata scritta molti secoli fa e sotto quest’aspetto è come se le sue parole venissero da dietro. Come se Dio ci parlasse alle spalle per darci le istruzioni necessarie per non smarrire la retta via.

Geremia menziona un “crocevia”, un incrocio di due o più strade, punto in cui potrebbe essere facile prendere la strada sbagliata. E’ in questo crocevia che il cristiano deve accertarsi nella Bibbia qual è l’indicazione giusta da seguire. Il fatto che alla fine del versetto 16, Geremia evidenzi che gli israeliti dicano: “Non la percorreremo”, indica che il cristiano può scegliere di seguire un’altra strada, anche quella sbagliata. Se stai percorrendo una strada diversa da quella indicata da Dio, può esserti utile che ti fermi, rifletti ed esamini la tua situazione spirituale alla luce delle Sacre Scritture.

L’idea di un ripido e faticoso sentiero che risale su una vetta della montagna è un’immagine che ricorre spesso nella Bibbia. C’è sempre un sentiero che porta in cima alla montagna. Il sentiero di montagna che conduce in alto è diverso da quello percorso da un alpinista che scala la montagna rocciosa e che spesso degenera in acrobazie pericolose. Percorrere un sentiero di montagna non è soltanto il peso di uno sforzo fisico ripagante, è l’orgoglio di una meta raggiunta; l’insieme delle sensazioni avute durante il tragitto; i pericoli e la fatica affrontati e superati; la purezza dell’aria e le bellezze della natura. Si ammirano i colori tenui dell’inverno, si ascolta il suono del silenzio, si assapora la solitudine che solo certi spazi possono dare. I sentieri impervi in grande pendenza tolgono il respiro, insegnano il silenzio, disabituano dalle chiacchiere, dalla parola inutile, aiutano a semplificare la vita e a interiorizzare lo spettacolo della creazione.  

Dicono che la montagna rende migliori. Lassù, nella vetta, avvolto da un silenzio dove l’unico rumore è la voce del tuo spirito, dove non c’è traccia dei pesi dei propri travagli. Il sentiero non è soltanto una palestra di sforzi fisici, ma una scuola morale e spirituale, ai quali non basta più la scarpa ferrata, il bastone e lo zaino di fronte alla vastità della montagna. Il sentiero è un passaggio dal rumore infernale della nostra vita e dei suoi affanni al silenzio della vetta. Un ponte dove si abbandonano le cose che gemono. Si sale verso un mondo sconosciuto, dove non esistono comodità, interessi egoistici, futilità. Qui ogni cosa è diversa, anche un piccolo gesto assume un suo significato.

Scorgere l’alba da lassù o guardare un tramonto ha un valore immenso. In montagna ogni sentiero ha una sua storia. Lungo i sentieri si parla molto con sé stessi, perché la fatica toglie il fiato ma non il pensiero. C’è il tempo per riflettere in quell’andare silenzioso, in quel colloquiare sottovoce con la propria anima, in un intimo scambio di pensieri, di sensazioni, passo dopo passo. L’efficienza dei sentieri è indice di rispetto verso coloro che li hanno tracciati, spesso col duro lavoro e per necessità di vita. Sono comunque un patrimonio a disposizione di tutti, e il loro mantenimento permette di raggiungere, con sicurezza, luoghi meravigliosi, senza necessariamente raggiungere una vetta. Qui ci si sente come sul tetto del mondo.

“Alzerò i miei occhi ai monti. Da dove verrà il mio aiuto? Il mio aiuto è da Geova, il Fattore del cielo e della terra”. (Salmo 121:1)

Un tempo hai camminato, in senso spirituale, in luoghi elevati. Geova ti ha insegnato e fatto conoscere le sue vie. (Salmo 25:4) Eri estasiato come gli escursionisti davanti a certi panorami spettacolari. Guardavi la creazione e vedevi la calorosa personalità di Geova. Eri attento durante il cammino a non perderti e a non avvicinarti troppo agli strapiombi. Finché eri motivato, esercitavi questa forza in modo libero e responsabile nell’adempiere i tuoi doveri cristiani. Eri concentrato su un solo obiettivo: quella vetta in lontananza. Ora hai smesso di salire sul “Monte della casa di Geova” (Isaia 2:2, 3) Ti sei fermato vicino alla vetta. Perché?

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Commenti (2)

  • Peggy

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    Buongiorno a tutti voi di inattivo.info,
    Leggo sempre molto piacevolmente i Vs. argomenti che trovo sensati, coerenti e
    soprattutto denotativi di una intelligenza emozionale non comune. Grazie per questo.
    Desidero conoscere, se possibile, il Vs. punto di vista sullo yoga visione occidentale.
    Grazie ancora!

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    • inattivopuntoinfo

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      Grazie Peggy per le tue belle e incoraggianti parole. Nessuno di noi pratica lo yoga. La Bibbia incoraggia la meditazione. La lettura approfondita di essa stimola i pensieri a riflettere e a ponderare quanto scritto. I nostri articoli sono il risultato di ricerche basate anche su testi di psicologia, teologia, biblistica, arte e letteratura. Inoltre, stiamo attenti alla pubblicazione di articoli di quei giornalisti che si occupano di Bibbia e tematiche sociali, culturali e religiose, in particolare i vaticanisti. Leggiamo molti libri (soprattutto testi biblici) e cerchiamo di trovare dei punti che possono interessare i responsabili delle comunità e i tdG che non si associano più nelle congregazioni. Altri articoli sono frutto di esperienze di prima mano di tdG che vivono o hanno vissuto esperienze di un certo rilievo nell’organizzazione dei tdG e naturalmente esperienze che i lettori ci inviano. Cari saluti.

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