Si cresce sbagliando

Il Cenacolo Vinciano prima e dopo l’ultimo restauro

A volte consideriamo gli errori come una vergogna, un fallimento, qualcosa di negativo, da punire. Se li demonizziamo rischiamo di rimanere bloccati dalla paura. In realtà, per i cristiani, gli sbagli sono un’opportunità per crescere spiritualmente.

 Leonardo Da Vinci, genio per antonomasia, ha conseguito obiettivi e realizzato capolavori grazie al fatto che ha collezionato moltissimi errori, tra cui la tecnica pittorica utilizzata per l’Ultima Cena, solo per fare un esempio. Leonardo sperimenta sul muro una tecnica adatta alla pittura su tavola. Anche se inizialmente i risultati sono eccezionali, appena ventanni dopo il dipinto comincia a rovinarsi. I colori scoloriscono e la superficie della pittura si crepa. Distruttivi sono i ”restauri” fatti nei secoli.

L’ultimo restauro è durato più di ventanni ed è servito a togliere tutte le imperfezioni e l’uso di tecniche sbagliate fatte in passato. Anche se di qualità altissima, oggi rimane ben poco dell’originale. E forse Leonardo, principale responsabile dei suoi errori, con le sue manie sperimentali di uova, tempere e olio su asciutto, errori, a volte marchiani, fa anche un po’ arrabbiare coloro che amano l’arte e il suo genio.

Sbagliare fa parte della natura umana, impariamo più dagli errori che dai successi. È importante riconoscerli come tali, altrimenti se proviamo a giustificarli o a scaricarli su altri non matureremo. Chi ha un’opinione esagerata di se stesso tende a minimizzare lo sbaglio o perfino negare di averlo commesso. Anche se al momento qualcuno riesce a coprire l’errore, dovrebbe ricordare che prima o poi “ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Romani 14:12).

Se offendiamo qualcuno con le nostre parole la cosa migliore è semplicemente chiedere scusa e rimediare. Abbiamo fatto qualcosa di sbagliato che ha causato disagi o problemi a noi stessi o a un fratello da indurlo a diventare inattivo? Ti sei allontanato per colpa di qualcuno? Invece di prendercela troppo o accusare altri, perché non facciamo il possibile per correggere la situazione? Passare troppo tempo a discolparci di solito serve solo a prolungare la tensione e ad aggravare il problema. Invece, riconosciamo l’errore, rimediamo guardiamo avanti. E’ così difficile fare questi passi?

In genere, quando è un altro a fare un errore, facciamo di tutto per farglielo pesare sulla coscienza.  Sarebbe molto meglio seguire il consiglio di Gesù Cristo, che disse: “Tutte le cose dunque che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro” (Matteo 7:12). Quando facciamo uno sbaglio, anche uno di poco conto, di sicuro vogliamo che gli altri lo ignorino o che quanto meno si dimostrino comprensivi con noi. Allora perché non impegnarci a fare lo stesso anche noi?

La maggior parte degli sbagli nascono da errori di giudizio, scarsa conoscenza o disattenzione.

  • Proverbi 18:13: “Quando qualcuno risponde a una questione prima di averla udita, questo da parte sua è stoltezza e umiliazione”. Se ci prendiamo il tempo per pensare e per esaminare tutti gli aspetti di una faccenda, eviteremo di rispondere avventatamente e di reagire d’impulso.
  • Romani 12:18: “Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini”. Dobbiamo promuovere uno spirito pacifico e di cooperazione, essendo gentili e rispettosi. In una simile atmosfera, si possono perdonare più facilmente parole o azioni sconsiderate e si può passare sopra, o porre amichevolmente rimedio, anche a errori più seri.

Un punto di vista equilibrato sugli errori ci aiuterà a superarli in modo costruttivo, diventando cristiani più maturi. Non ci butteremo troppo giù e non perderemo la stima di noi stessi. Vorremo più bene agli altri, perché ci rendiamo conto che sono alle prese con i loro errori proprio come noi. L’errore ha i suoi lati positivi. Ad esempio l’errore genera diversità e varietà; permette di sperimentare, di esplorare. Alcuni ricercatori dicono che per superare l’indecisione o il senso di inadeguatezza che impedisce di agire, è utile imporsi di “fare le cose male”. Cioè mettersi l’anima in pace e accettare il fatto che quando si affronta un compito nuovo gli errori ci saranno per forza, e ci aiuteranno a imparare prima. Lo stesso principio possiamo applicarlo alla nostra vita: per identificare soluzioni sempre più efficaci dobbiamo mettere in conto di sperimentarne altrettante di inefficaci.

I nostri tentativi di sfuggire agli errori sono inutili, se non addirittura dannosi. E destinati a riempirci di rimpianti. Gli incidenti di percorso, come gli ostacoli che incontriamo sono indispensabili per crescere.

CHI ACCETTA GLI SBAGLI DIMOSTRA DI VOLER CRESCERE. CHI NON SBAGLIA NON CRESCE

Gli errori hanno poi una componente psicologica molto forte, soprattutto a causa dell’educazione religiosa ricevuta. Che di fatto mira a insegnare che “è male sbagliare”. Il risultato è che diversi cristiani hanno una difficoltà estrema nel lottare per mantenersi integri. Credono che il loro riferimento ideale sia “la perfezione”, il non sbagliare. Gli errori tendono a essere eventi depressivi che richiedono una forza di volontà molto decisa per essere assimilati e usati in modo positivo. Il senso di colpa, disse qualcuno, è come mordere un sasso.

Fare di tutto per non sbagliare non ci rende umani. Certi errori non possiamo evitarli, possiamo però cercare di diminuire le possibilità di sbagliare. La paura di sbagliare a volte ci rende ridicoli. Ciò che sbagliamo è un’azione e non investe tutta la nostra personalità o tutto il nostro carattere. Sbagliamo in una determinata cosa e non in ogni cosa. Il timore di Geova è il principio della conoscenza, mentre l’eccessivo timore di sbagliare può diventare un’ossessione.

Se sei diventato “inattivo” puoi imparare dai tuoi o altrui fallimenti e trovare la motivazione per migliorare oppure puoi fissarti su quello che è andato storto ed evitare di affrontare nuove sfide. Tutto dipende dal tipo di persona che decidi di essere. Se Leonardo da Vinci non avesse commesso errori e non li avesse sperimentati per imparare da essi, non sarebbe diventato il genio che conosciamo.

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