Quando si parla ai fratelli «lontani»

Nel novembre del 1957, la città di Milano ascoltò con entusiasmo l’invito del suo arcivescovo di coinvolgere tutti i fedeli “lontani” a prendere a cuore l’invito “Venite e ascoltate”. Dopo 58 anni dall’iniziativa del futuro papa Paolo VI, il Corpo Direttivo, durante i congressi estivi del 2015, dopo aver ascoltato diversi fratelli che si erano allontanati, presenta l’opuscolo Ritorna a Geova, che ha come obiettivo quello di coinvolgere gli anziani e i proclamatori delle congregazioni mondiali, ad avvicinare i tdG “lontani” affinché leggano con tutto il cuore l’opuscolo, in modo da prendere in considerazione un loro ritorno nella casa di Geova.

Mandato “per punizione” nell’arcidiocesi di Milano perché non condivideva l’integralismo papale e la presenza della Curia nelle aule vaticane, imparò l’arte del pastore sia nell’ascolto dei cattolici “lontani” sia con coloro che erano difformi e polemici nei confronti della Chiesa per il modo come veniva gestita allora. Per tutta la sua vita fu accusato di essere modernista, di avere una visione intellettualistica e di indebolire la struttura gerarchica e autoritaria della Chiesa. Un’iniziativa straordinaria e coinvolgente in una Milano segnata da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali: fare i conti con una realtà in cui i “lontani” erano la maggioranza dei milanesi. Nel novembre del 1957, l’allora arcivescovo Montini, futuro Paolo VI, coinvolse oltre 600 mila giovani e adulti milanesi intorno a un tema: “Dio padre”. Montini si era reso conto che la vitalità del mondo cattolico stava per essere minacciata dal relativismo, dal laicismo esasperato e dall’indifferenza. Erano queste le cause che tenevano lontano dalla Chiesa migliaia e migliaia di cattolici non professanti. Montini, attraverso questa iniziativa si proponeva di rinnovare il mondo cattolico, far rifiorire la fedeltà cristiana e rendere le pratiche religiose serie, convincenti ed edificanti.

“Venite e ascoltate” fu lo slogan di quella campagna, rivolto a credenti e non, con particolare attenzione ai “lontani”, cui scrisse una lettera personale. Ne ripercorriamo un brano: “Spesso i lontani sono gente impressionata da noi… sono più esigenti che cattivi… se non vi abbiamo compreso, se vi abbiamo troppo facilmente respinti, se non siamo stati capaci di ascoltarvi come si doveva, se vi abbiamo trattato con ironia, dileggio, con la polemica, oggi vi chiediamo perdono. Ma ascoltateci… non vi siamo ostili per partito preso, non vi disprezziamo, non vi umiliamo… Per questo almeno una volta, cari amici, vi invitiamo. Venite alla missione e ascoltateci! Non altro”. Milano rispose all’invito con uno sforzo organizzativo e formativo imponente. In Duomo, riguardo alla Grande Missione, Montini avvertiva: “Bisogna lasciare al seme il tempo di maturare… e non basta seminare per raccogliere, bisogna coltivare e attendere”. E’ un richiamo alla speranza che continua tutt’ora nell’arcidiocesi ambrosiana.

Rivolgendosi ai tdG “lontani e non più attivi nelle congregazioni, il Corpo Direttivo. Scrive queste parole, che riportiamo integralmente:

Ci siamo già occupati di questa lontana iniziativa nell’articolo Lontani… per colpa nostra? Checché se ne dica, la Chiesa di Milano è una delle più grandi arcidiocesi d’Italia, sicuramente una delle più influenti nel mondo, la più ricca economicamente e quella che continua a prosperare all’interno del mondo cattolico. E’ senza dubbio una delle chiese più attive e più impegnate nel sociale e nella distribuzione di letteratura biblica. E’ una chiesa che ha colto i segni del cambiamento. Severgnini, nel suo articolo su 7 il settimanale del Corriere della Sera, del 7 dicembre scorso, scrive: “Milano ha avuto il coraggio di mettersi a prua dell’Italia. Ha preso qualche onda in faccia, ma ha indicato la rotta: università e ospedali, design e moda, trasporti e finanza, editoria resiliente e pubblicità scoppiettante. E ha capito per tempo le conseguenze di Internet, altrove solo una parola da citare nei convegni. Questo attivismo ha reso la città una calamita per tanti giovani italiani di talento e buona volontà.”

Chi vive in questa città ed è attento ai cambiamenti non può capire l’aria religiosa che qui si respira e quanto potere abbia questa chiesa nell’indirizzare, addestrare e formare i suoi fedeli in ogni campo della vita. Fatevi un giro virtuale nel sito Chiesa di Milano, il portale della diocesi ambrosiana per capire quanto sia vasta la sua attività. E’ evidente che quel lontano invito ha raggiunto quasi in pieno il suo scopo.

Che dire di noi? Dormiamo con la rivista Svegliatevi! in mano e forse non la leggiamo nemmeno. Figuriamoci dell’opuscolo Ritorna a Geova. Quanti l’avranno letto? Quanti hanno accolto l’invito del Corpo Direttivo di avvicinare gli “inattivi” e di consegnare l’opuscolo nelle loro mani? Quando conosceremo le statistiche dei “lontani” Testimoni che sono rientrati nella casa di Geova? Questa iniziativa del 2015 ha avuto successo? Oggi possiamo dire che i cattolici milanesi risposero positivamente nel tempo all’invito che molti consegnarono personalmente di casa in casa.

E noi? Siamo incoraggiati per quello che leggiamo nella Torre di Guardia di aprile 2018 riguardo all’opuscolo Ritorna a Geova “che si è dimostrato una fonte di incoraggiamento per molti in tutto il mondo”. Non ci basta questo dato, in quanto generico. Chi sono questi “molti” che in tutto il mondo sono stati incoraggiati? Attendiamo dati più precisi e dettagliati al riguardo: quanti tdG sono stati aiutati a rientrare e non solo incoraggiati, ammesso che l’incoraggiamento riguardi solo loro? Oggi, 31 dicembre 2017, un altro anno se n’è andato. Quanto ancora dobbiamo aspettare per sapere i veri sforzi fatti da tutti i tdG per aiutare questi fratelli a riattivarsi?

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