Si può fare una critica costruttiva senza essere criticati?


La critica costruttiva ha come obiettivo quello di migliorare la condizione spirituale di ogni cristiano. Il suo scopo è positivo. Comunque, il successo dipende molto dal modo come la critica correttiva viene fatta.

Molti cristiani non capiscono che una critica costruttiva è una forma di correzione amorevole. Per i primi cristiani era una prassi normale e nella loro vita occupava un posto molto importante, perché ne conoscevano bene l’efficacia (Matteo 18:15). Oggi, in congregazione, la critica viene vista in maniera negativa in tutti i sensi e quasi mai come uno strumento tempestivo che serve a evitare problemi o proteggere da un’eventuale caduta. La critica, se ben fatta, è uno stimolo efficace per il cristiano perché lo aiuta ad avvicinarsi di più a Dio in una condizione approvata.

COS’E’ LA CRITICA? La critica è l’arte nel saper giudicare. È una facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono.   

Alcuni hanno paura di fare una critica ai propri fratelli perché pensano che la cosa possa rattristare o creare problemi di coscienza. Avete mai visto un medico che non dice al paziente la cura da seguire o le medicine da prendere perché pensa che questo possa turbare il suo assistito? La Bibbia dice che: “il fratello offeso è più irremovibile di una roccaforte” (Proverbi 18:19), ma questo non vuol dire che se c’è da fare una critica correttiva ci si debba tirare indietro perché il fratello è rigido e impenetrabile come una città fortificata. Geova “riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace” (Proverbi 3:12).

È sbagliato credere che la correzione debba essere fatta solo dai responsabili della congregazione o che gli stessi non debbano essere criticati del loro operato. Una cosa è la critica che porta a un atteggiamento polemico e un altro è la critica che aiuta a crescere spiritualmente. Una critica che si basa solo sui difetti non è cristiana, non attrae come la critica propositiva.

I cristiani devono consigliarsi gli uni gli altri in modo amorevole così che tutti possano modellarsi per avere una personalità cristiana. Una correzione fraterna tempestiva, opportuna e comprensiva, a tu per tu con l’interessato, aiuta a evitare conseguenze spiacevoli. Può stimolare un nostro fratello a correggere i propri difetti e avvicinarsi di più a Geova. Chi si mette a rimproverare ogni difetto di un altro, mentre il suo spirito e la sua condotta sono errati, è un ipocrita (Romani 2:1). L’aspra critica distoglie così l’attenzione dalle sue proprie mancanze.

Alcune persone hanno la tendenza a trovare dei punti di incontro con gli altri, in effetti abbiamo molti più punti in comune che differenze. Non dobbiamo solo apprezzare il bello dei fratelli, ma anche imparare a comunicare le critiche in modo “affettuoso”. Essa non deve apparire come un predicozzo. In genere le persone rifiutano a priori di seguire i consigli non richiesti o fatti in “nome del loro bene”, danno l’idea di invadenza. La critica deve assumere la forma di una richiesta, non deve sembrare un’accusa.

Spesso si critica ciò
che non si capisce
o ciò che non si accetta

La mediocrità non scorge nella verità che il lato negativo, il difetto. Non c’è posto per i pigri, per gli scettici, poiché ogni atto importante della vita spirituale esige coraggio e intrepidezza, dedizione incondizionata. La critica deve essere il risultato di uno studio approfondito e obiettivo; non constatare solo i difetti, ma indicare il modo di evitarli e di guarirli. Il critico deve essere educatore della verità.

Dietro a ogni azione e a ogni parola c’è una vita intera. Non abbiamo nessun diritto di criticare gli altri esclusivamente in base alle nostre vedute. Un minimo di empatia può aiutarci a guardare le cose da un altro punto di vista. Certe critiche, se analizzate a fondo rivelano una certa invidia per delle qualità che altri posseggono e noi no. Criticare solo per il piacere di evidenziare lati negativi degli altri significa semplicemente che la nostra lingua è scollegata dal cervello.


Criticare bene dipende molto dal sapere:
Spiegare con chiarezza la propria opinione.
Trovare punti in comune.
Menzionare un aspetto appreso da chi stiamo consigliando.

Ci si lamenta degli altri perché c’è l’abitudine a criticare. Ascoltare chi critica in maniera distruttiva nuoce a livello cerebrale. Quando la critica è falsa è meglio ignorarla evitando di arrabbiarci. Quando è vera, giustificata e costruttiva c’è sempre da imparare da essa.

Alcuni sostengono che nell’organizzazione dei testimoni di Geova non c’è diritto alla critica, pena l’ostracismo. In diversi casi è vero e lo abbiamo scritto anche noi di inattivopuntoinfo e ne condividiamo il pensiero. Il punto, però, è un altro.

L’articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di critica che deriva non solo dalla libertà di esprimerlo, ma anche dal dovere di informare in modo illimitato la collettività su fatti che interessino l’opinione pubblica. Alcuni ritengono controproducente limitare questo dovere alla “verità” dei fatti, perché non stimola il dibattito. Per loro, il diritto di critica non deve essere legato al fatto di cronaca, ma deve essere considerato un legittimo attacco, indipendentemente dalla notizia in sé.

Non sempre un tale diritto di critica è obiettivo, anzi incontra dei limiti. Più la critica riguarda fatti specifici, maggiore è la sua potenzialità lesiva, maggiore quindi l’esigenza che venga rispettata la verità. Più la critica è generica, minore è il pregiudizio che può derivarne, minore la necessità del controllo sulla verità. Che una critica generica sia potenzialmente meno lesiva di una critica su fatti determinati, è una conclusione che si trae anche dalle disposizioni del codice penale sull’ingiuria e la diffamazione (artt. 594 e 595 c.p.). Entrambe le figure di reato prevedono una pena doppia quando “l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato”.

Quando non è possibile fare la verifica della verità perché non vi sono fatti, essa è una critica sul nulla, perché priva di argomentazioni. Queste frasi deprimono, anziché stimolare, la dialettica del dibattito. Offendono gratuitamente. Pertanto, non possono ritenersi legittime. Se la critica è valutazione soggettiva, è incompatibile con la cronaca, che è narrazione obiettiva di fatti. Sostenere che la critica possa accompagnare la cronaca significa affossare il concetto di obiettività della notizia.

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