«Siamo incapaci di raccontarci»

emilcioranUn pensiero di Emil Cioran per aiutarci a capire.

Inattivopuntoinfo è composto da articolisti moderati, semi moderati e poco moderati. Tutt’e tre le categorie hanno un solo obiettivo: sensibilizzare coloro che guidano le congregazioni ad assumersi la responsabilità che Geova ha loro delegato di prendersi cura delle pecore, in particolare di quelle pecore che i Testimoni di Geova considerano “inattive”.

Inattivopuntoinfo nasce dalla convinzione e dai fatti accertati che i fratelli e le sorelle che non predicano più, non stanno ricevendo la cura così come viene descritta nella Bibbia, l’unica autorità in merito. Sappiamo bene che molti inattivi non sono interessati a un ritorno, anzi tra questi ce ne sono parecchi che conducono una vita contraria ai principi cristiani.

Così come ce ne sono tanti altri che hanno ritrovato una loro serenità e non hanno nessuna intenzione di cambiare di nuovo. Sappiamo anche che ci sono inattivi che non solo non vogliono più avere a che fare con l’organizzazione, ma purtroppo anche con Geova. Ognuno è libero di decidere cosa fare della sua vita e gli altri sono altrettanto liberi di criticarli, approvarli, rispettarli o non rispettarli. Ognuno è libero di pensarla come vuole.

Il punto che interessa a noi di Inattivopuntoinfo riguarda i numerosi fratelli inattivi che ancora non hanno cancellato Geova dal loro cuore e se gestiti in modo cristiano, non a parole ma con i fatti, potrebbero ritornare da lui. A volte, senza accorgersene, si potrebbe agire come disse Gesù, si attraversa “mare e terra per fare un proselito”, cioè fare tanti sacrifici e tanti sforzi per aiutare una persona a diventare un testimone di Geova e poi si riscontra che si fa poco e nulla per aiutare i nostri fratelli che si sono smarriti.

Ci chiediamo se vale la pena spendere tanti soldi per comprare e costruire immobili, dedicare tanto tempo per far conoscere alle persone la Bibbia e tanti sforzi fisici e spirituali per fare un discepolo per poi lasciarsi scappare milioni di fratelli nell’inattività.

Come testimoni di Geova stiamo attraversando un periodo particolarmente delicato e certi investimenti possono non essere compresi come si dovrebbe. Quello che non ci piace è l’atteggiamento superficiale e una percezione degli inattivi più negativa che positiva che molti hanno nei loro confronti.

Alcuni articolisti scrivono come la coscienza cristiana indica loro opportuno fare. Condivisibile o no. Un punto ci teniamo a sottolineare: Non tolleriamo che si scriva o si parli a vanvera e in tono accusatorio dei nostri fratelli inattivi che hanno ancora Geova nel loro cuore.

Accettiamo il ragionamento e il dialogo fatto in modo franco e con lo scopo di aiutare, in particolare quelli che per colpa degli anziani stanno soffrendo terribilmente, e non per condannarli o abbatterli.

Detto questo, lasciamo ora lo spazio a un nostro articolista “moderato”.

«L’unico atto di sincerità è la follia»

E’ questo il titolo di un articolo sullo scrittore romeno Emil Cioran, pubblicato sul Giornale di oggi. Morto in Francia nel 1995, Cioran preferiva alla filosofia una divagazione ragionata frutto di pensieri “incandescenti”, pensieri che sono stati curati da Cristina Fantechi, nel libro Il Breviario dei vinti II, in libreria da oggi.

«Siamo incapaci di raccontarci» è il pensiero dell’estratto del libro che fa il Giornale. Se come testimoni di Geova parliamo ad altri delle nostre dolorose esperienze è perché con molta probabilità non siamo stati compresi come vorremmo. Sentiamo quindi il bisogno di trovare orecchi che siano in grado di saper ascoltare.

Secondo Ciolan, gridare le proprie angosce significa mettere a repentaglio la ragione. In certi casi, sembra che l’unico atto di sincerità lo si trovi soltanto nella follia, invece che in tante spiegazioni razionali e spirituali. Lo scrittore romeno fa l’esempio di un ospizio per dimostrare che da qualche parte siamo tutti insensati.

Come diceva Salomone: “ogni cosa è vanità”, o follia come la elogiava Erasmo da Rotterdam. “L’aria che respiriamo è un ospizio dove la ragione conserva illusori sprazzi di luce”. L’ospizio è il luogo dove vengono assistiti gli anziani non più autosufficienti, spesso anche a livello mentale.

Eppure queste persone, nonostante la senilità, qualche volta riescono a fare un ragionamento illuminante, tale da sorprendere i presenti. Anche quando manca la lucidità c’è sempre un piccolo spazio di ragione nel mare della follia. Anche quando siamo in preda alle amarezze e alle inquietudini della vita, anche quando sembra di non poterne più, c’è sempre in noi un momento di raziocinio e di genuina sincerità forse più sincera in questi momenti che quando siamo lucidi, sereni e con pochi problemi.

Secondo Cioran, la bontà e la cattiveria, Dio e il Diavolo, l’amore e l’odio, sono la conseguenza delle nostre paure di rimanere soli. In questi momenti sentiamo il naturale bisogno che qualcuno ci capisca fino in fondo. Siamo stati creati per dialogare, ponendo domande e ricevendo risposte.

Siamo creature dialoganti. Proviamo il bisogno di dialogare con Dio e quando non riceviamo da lui le risposte che vorremmo pensiamo che non ci stia ascoltando. Dio tace. Egli tace. Ecco allora che cerchiamo risposte e conforto in quei fratelli che sono sconfortati come noi.

“Quando tendiamo la mano a qualcuno – prosegue Cioran – vi deponiamo una parte del nostro fardello. Gli stringiamo la mano mossi da una gioia pura, ma anche dalla complicità che unisce due solitudini. Quando sorridiamo a qualcuno alleviamo la nostra condizione”. Siamo creature erranti in cerca di un senso da dare alle nostre sofferenze.

Cacciato dal Paradiso, l’uomo si è piegato su se stesso, scoprendosi solo e non per castigo, ma perché egli è diventato quello che è, un uomo imperfetto, che ha ereditato le paure della solitudine, paura di rimanere solo dai suoi simili e da Dio.

Ogni storia è unica e ogni modo di raccontarla è diverso da tutti gli altri. Ma anche ogni modo di ascoltare le storie che i fratelli ci raccontano non è uguale per tutti. Siamo, per dirla come Cioran, “fermi al primo capitolo della Genesi”. Il vero problema di molte incomprensioni tra inattivi e anziani, tra inattivi e altri fratelli delle congregazioni è che, purtroppo, siamo incapaci di raccontarci e di ascoltarci.

Il saggista romeno ha scritto pagine disperate e assolute, forse fin troppo pessimistiche. Abbiamo già scritto in passato alcuni articoli che affrontano il tema dell’incomprensione. Sarebbe il caso che si approfondisse di più il tema del dialogo e della comprensione con lo scopo di capirsi, incoraggiarsi e non abbattersi.

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Per saperne di più

parlareParlarsi e non capirsi

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