Curarsi le ferite gli uni con gli altri

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La religione esiste per sanare le ferite della vita.

“Io stesso certamente ricercherò le mie pecore e ne avrò cura. Fascerò la fiaccata e rafforzerò la malata”. – Ezechiele 34:11,16.

Geova ci assicura che si prende cura dei suoi fedeli feriti e malati. Lui è la fonte del soccorso, si sente responsabile nei confronti di chi si è smarrito ed è ferito. Una pecora ferita non è mai una pecora morta. La vera religione, quella che imita più da vicino il Dio descritto dal profeta Ezechiele, ha come compito principale quello di curare le anime che soffrono. Questa è la caratteristica più attraente della vera religione.

Gesù è venuto a salvarci dal peccato. Il termine latino per “salvezza” è salus-salutis, che significa anche “salute”. La salvezza di cui parla la Bibbia non riguarda solo il tempo futuro, ma anche il tempo presente. Si riferisce in particolare alle ferite della nostra esistenza attuale. A volte per guarire basta la gentilezza di una carezza, il calore di un abbraccio, uno sguardo silenzioso, un gesto delicato, una parola comprensiva.

Chi dice di credere in Dio o di esser un discepolo di Cristo, dovrebbe sentirsi spinto a manifestare qualità spirituali, come la misericordia, la compassione, la benignità, l’amore. Una religione ha senso di esistere quando cura le anime. “I sani non hanno bisogno del medico, ma quelli che stanno male, sì. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a pentimento”. (Luca 5:31,32)

Gesù rivolse queste parole a coloro che si ritenevano giusti, sani e senza peccato. Considerarsi immuni dal peccato è una menzogna, peggio ancora quando si considerano gli altri meritevoli, non di soccorso, ma di giudizio. Un errore che si fa in questi casi è fossilizzarsi su quelle quattro cause di inciampo, escludendone altre. Cosa ancor più grave è attribuire la colpa soltanto al ferito e mai al feritore.

ferita

Le cause di una ferita sono provocate da molti fattori e spesso concomitanti. Alle malattie fisiche spesso concorrono fattori fisici e psicologici, che vanno da uno stile di vita sbagliato ai contrasti interiori ed esteriori. Basti pensare, ad esempio, a chi ha raggiunto una certa età e in momenti come questi, prova la strana sensazione di vuoto, di un appuntamento importante della sua vita non raggiunto o non soddisfatto pienamente. Oppure, basti pensare a chi prova una forte delusione per non aver raggiunto certi obiettivi sperati o disattesi.

Ci sono anche servitori di Dio che convivono con la paura di non farcela, di non avere più le forze necessarie per correre come prima. Hanno paura di essere sopraffatti dalle loro debolezze o dalle forze oscure di questo mondo. Esiste una paura che si nasconde appena sotto il petto, che stringe così forte da far mancare il respiro. E’ la paura della fragilità umana di fronte allo scorrere degli eventi.

Esistono delle ferite di natura intellettuale. Non si tratta di ferite riconducibili a punti di vista differenti. Non ci riferiamo alla cosiddetta “rabbia dei teologi”, che ha portato molti al rogo e alle guerre di religione, ma al pensiero che turba, che traumatizza e crea conflitti. E’ quel pensiero di cui Gesù disse: “Non sono venuto a mettere pace ma spada”. (Mt.10:34)

In genere si pensa che queste parole si riferiscano al conflitto ideologico da cui hanno origine le polemiche. Esse, invece, riguardano le nostre scelte, il nostro bisogno di conforto e consolazione. Gesù sapeva che il suo insegnamento avrebbe portato a spaccature e divisioni profonde, ma sapeva anche che le sue parole avrebbero curato, lenito e rimarginato le ferite della vita.

La cura spirituale ha molto in comune con la medicina tradizionale. Per prima cosa, chi cura, deve rendersi conto della ferita. Deve prendere coscienza di ciò che essa comporta. Tutti ci feriamo poiché siamo peccatori. Si tratta di un peccato, che genera nella vita dolore e sofferenza verso gli altri. E’ un peccato che agisce, infierendo sulla vita con molti patimenti. Sono queste le ferite di cui prendere coscienza per poterle sanare.

Le ferite della vita si guariscono non da soli, ma prendendosi cura l’uno dell’altro. Questo è ciò che fanno quelli che appartengono alla vera religione. “C’è qualcuno malato fra voi? Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e preghino su di lui, spalmandolo di olio nel nome di Geova”. (Gc. 5:14) Gli anziani di congregazione sono consapevoli che la loro principale responsabilità è di curare il malato spirituale? Se l’anziano non è un “balsamo” per chi soffre, allora cos’altro è?

giobbeGiobbe non aveva bisogno di giudizi, ma di conforto

Geova è il guaritore per eccellenza, ma è anche un guaritore ferito dal dolore di questo mondo. Ha bisogno del nostro amore per lenire le sue sofferenze. Possiamo farlo se anche noi ci curiamo e ci saniamo spiritualmente a vicenda. Se siamo fatti da Dio, siamo fatti per il bene, perché veniamo dal bene. Facendoci del bene curiamo le nostre ferite.

Ci possiamo riuscire se ci soccorriamo amorevolmente tramite comitati di reciproco soccorso. Comitati formati da pastori amorevoli e benigni, che sappiano fornire adeguata assistenza spirituale. Non servono comitati giudiziari che sappiano esprimere soltanto giudizi inflessibili e condanne mortali. Il malato ha bisogno di essere curato non giudicato.

Il medico quando presta soccorso non perde tempo prezioso sindacando come e perché è avvenuto l’incidente. La prima cosa che fa è prestare soccorso agendo subito sulla ferita. Il suo scopo è tamponarla per evitare ulteriori danni collaterali. Si concentra sulla cura migliore per guarire la ferita. Non perde tempo in domande capziose e fuori luogo. Ci sarà tempo per le domande che chiariranno le dinamiche dell’incidente. Non è sua competenza indagare, lui deve intervenire con urgenza prima che il ferito si aggravi e muoia.

Quanti tra attivi e inattivi, associati e disassociati, si sarebbero potuti salvare, se fosse stato istituito un servizio spirituale di pronto intervento al posto di un corpo di anziani che fa tutto tranne che sanare le ferite spirituali? Quanti di quelli che si stanno allontanando possono essere ancora sanati spiritualmente se i vari corpi degli anziani muovono le chiappe dalle poltrone cui sono affossati per andare a cercare le pecore ferite?

La nostra è una religione che si preoccupa dei suoi afflitti? Oppure pensa soltanto a dare la precedenza ai costi di un mattone e alla pubblicità di se stessa per mezzo di espositori e spazi web? Quando si capirà che non è il giudizio a guarire ma l’amorevole cura?

Caro anziano ‘medico’, invece di poltrire, se vuoi curare gli altri, cura prima te stesso, ne hai bisogno! E con te, quei corpi degli anziani (non tutti) e i vari comitati guida (non tutti) che pensano a se stessi invece di sanare le ferite dei dispersi e degli afflitti spirituali. Non servono anziani lassisti né intransigenti, né tantomeno anziani freddi, senza calore e privi di passione.

paziente-medico

Non rinchiudetevi nelle vostre salette né dedicate troppo tempo a incarichi che vanno e vengono, date il meglio di voi stessi, perché se siete anziani significa che soddisfate ancora alcuni requisiti spirituali. Non scappate davanti ai problemi, mostrate coraggio nell’affrontarli, siate fiduciosi verso i fratelli bisognosi di cure e confidate nella forza dello Spirito. Quando nel corpo umano un organo si ammala, si attivano immediatamente gli anticorpi, forze di guarigione che Geova nella sua immensa sapienza ha inserito tra gli altri organismi viventi del nostro corpo in modo da potersi difendere.

Le ferite dell’anima sono un’importante occasione per conoscersi meglio e per fare i dovuti cambiamenti. Ogni ferito prenderà coscienza di ciò che gli è capitato e in futuro non avrà bisogno di un anziano per curare le eventuali ferite, perché da solo sarà in grado di suscitare quella forza attiva in grado di curarlo.

Quel fratello, che tu anziano ricco di bontà, hai curato, un giorno farà anche lui lo stesso nei confronti di altri fratelli feriti. Il dolore dell’altro sarà anche il suo dolore, sentirà dentro di sé la ferita e sarà spinto a soccorrerlo e a guarirlo.

E’ quello il momento in cui sentirà dentro la sua anima, il dolore del fratello, ma è anche in quel momento che sentirà nel suo cuore il Cristo nella sostanza, come lo avevi sentito tu.

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