Siete adattabili?

L’adattabilità è una capacità che ha relazione con l’intelligenza. Essa è importante nello sviluppo psichico e nel caso della religione dell’intelligenza spirituale. Si può essere persone spirituali ma con un’intelligenza limitata.

In 1 Corinti 7:31 la Bibbia paragona il mondo a un palcoscenico su cui scene e attori cambiano di continuo. Un mondo che cambia in continuazione richiede nuovi metodi di adattabilità. Non tutti i tdG sono disposti a cambiare. Nella Bibbia troviamo spesso dei passi che indicano i cambiamenti di idea o di intenzione. Ad esempio, essendo ragionevole, adattabile e misericordioso, Geova è disposto a cambiare ciò che ha intenzione di fare contro quelli che sbagliano, sulla base del loro pentimento e dei cambiamenti che fanno (Ger. 18:7-10). Perciò se Geova è adattabile alle nuove situazioni e ai nuovi contesti in cui opera, chi siamo noi a non prendere in considerazione l’eventualità di cambiare?

Quando si parla di intelligenza si crede che essa sia di un solo tipo. In realtà, l’intelligenza assume varie forme. Il cervello è formato da diverse aree che interagiscono fra di loro in un lavoro di squadra. Alcune di queste aree sono più sviluppate o maggiormente usate di altre. Alcune aree consentono di sviluppare determinate abilità. Ad esempio, l’area verbale linguistica è tipica dei poeti, dei giornalisti, degli avvocati; in quella logica e matematica vi eccellono gli ingegneri e gli scienziati; in quella visivo spaziale i pittori, gli architetti e i designer; c’è poi l’area intrapersonale capace di riflettere positivamente su di sé e sugli altri le proprie emozioni, ed è presente negli scrittori.

Possediamo diverse capacità e spesso diventiamo abili in uno o più campi. Il cervello ha dunque tanto spazio da farci possedere più abilità. Siamo predisposti a più qualità. Il problema è che ci sottovalutiamo o pensiamo di non essere così capaci da ricercare nuovi metodi che potrebbero allargare le nostre vedute mentali. Manchiamo di flessibilità e di creatività. Abbiamo una Ferrari in garage, ma per muoverci, preferiamo prendere un autobus scassato. Il cervello non smette mai di elaborare nuove informazioni. Se c’è una cosa certa è che il cervello non diventerà mai inattivo. Perciò caro fratello lontano, se altri ti considerano “inattivo”, evidentemente non conoscono il tuo cervello e il suo potenziale di attività. Come si fa a etichettare “inattivo” un fratello con un potente cervello che Dio gli ha dato, in grado di elaborare una miniera di informazioni e di svolgere innumerevoli attività. Che ristrettezza mentale!

Il cervello si aggiorna di continuo. Forma nuove strade comunicative. Quanto più è elastico e veloce nel farlo, in risposta ai nuovi bisogni, tanto meglio funziona. Un cervello adattabile e flessibile si modifica per rispondere a nuove esigenze. Siamo dotati di un’intelligenza trasversale: ragionamenti, abilità nel risolvere i problemi, memoria, introspezione, diverse competenze, eccetera. Dobbiamo sforzarci di acquisire un’intelligenza “fluida”, cioè più intelligenze che portano lontano nella vita, un mix di adattabilità alle nuove situazioni e di creatività. Da evitare quelle intelligenze monolitiche, tipiche di molti tdG. Il futuro prossimo nelle congregazioni sarà ad appannaggio dei millenials, dove sono già coinvolti molti giovani tdG, abilissimi nello sfruttare la tecnologia digitale.

Perciò, sorveglianti e anziani di congregazione, siete dotati di un grande potenziale da mettere a disposizione della congregazione. Abbandonate il monolitico, siate di più pezzi e non di un solo pezzo. Le congregazioni sono formate da fratelli e sorelle diverse fra loro, anche se adorano lo stesso Dio. Non è mai troppo tardi per allenare il cervello. Non siate come gli insegnanti delle scuole, che inquadrano gli studenti solo per studiare le loro materie. Insegnate a vivere la conoscenza biblica. Non fatene una nozione di conoscenza basilare, dogmatica, applicabile solo a livello conoscitivo. La conoscenza di Dio va applicata nella vita di tutti i giorni. I fratelli non sono una banda di scolari che una volta suonata la campanella entrano in classe e sono obbligati ad ascoltare il maestro di turno per delle ore prestabilite come da programma, a volte simile, come procedimento, alle adunanze. Le adunanze sono strumenti idonei per allenare il cervello. Il problema è che non tutti sono allenatori capaci. Non tutti gli anziani e la classe direttiva sono sensibili sotto questo aspetto. Per molti di loro, l’obiettivo è di trasmettere nozioni e considerare i fratelli tutti uguali, dove ognuno deve raggiungere lo stesso obiettivo: predicare il più possibile.

Non c’è interesse né voglia di scoprire e valorizzare la singolarità di ciascun proclamatore. Esiste soltanto un’onda anomala di uniformità. Le adunanze vanno bene per i proclamatori e i pionieri che hanno certe caratteristiche, ma chi svolge le parti non sempre è in grado di insegnare l’intelligenza nelle relazioni sociali e spirituali. Purtroppo, oggi nelle congregazioni si insegna a non saper mettere in pratica. Ultimamente, le grandi assemblee, le adunanze e le varie scuole per nominati servono a sfornare più “uditori dimentichi” e meno “operatori della parola” ( Giacomo 1:22). Capire che tipo di intelligenza ha un proclamatore significa conoscerlo personalmente e saper individuare il suo talento. Se gli anziani non riescono ad arrivare a tanto, che insegnino almeno a stimolare le capacità creative e critiche. E’ questa l’intelligenza su cui lavorare in futuro se vogliamo avere comunità che siano in grado di affrontare con successo le nuove problematiche che stanno emergendo sempre di più in una società condannata a cambiare volto repentinamente.

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