Simulare

A furia di simulare alla fine ci crediamo davvero

Nella piazza del mercato di un borgo medievale, un ciarlatano vestito in modo sontuoso si vanta di saper estrarre i denti in modo indolore. Il suo compare, fingendo riluttanza, si fa avanti. Il cavadenti simula un’estrazione e mostra a tutti un molare insanguinato. Coloro che soffrono di mal di denti si convincono presto a farsi levare i denti… e i soldi. Il rullo dei tamburi e il suono delle trombe coprono le grida dei malcapitati, così da non dissuadere altri. A volte dopo alcuni giorni si verificano pericolosi casi di putrefazione. Ma il ciarlatano sarà ormai lontano.

Si simula per spennare gli incauti, ma molto spesso chi simula finisce per rimanere impigliato nella ragnatela che ha tessuto. Ci sono religiosi che per tutta la vita recitano un ruolo in cui non credono o compiono rituali cui non sono del tutto convinti e ripetendoli, per abitudine, per inerzia, per interesse, diventano parte del loro essere. Si tratta di matrimoni senza amore, di cristiani senza vocazione, di credenti senza Dio, di evangelizzatori senza vangelo. Vivere facendo credere di avere sentimenti non autentici, non solo è ipocrisia ma anche vivere la propria vita con quella di un altro.

La simulazione è un comportamento ingannevole che avviene attraverso espressioni prive di sincerità. Fingere la propria fede equivale a un rinnegamento della stessa. Chi simula nasconde ciò che è realmente oppure cerca di imitare qualcuno o qualcosa cercando di assumerne le sembianze, anche se in realtà tali azioni sono fittizie, inverosimili. Il simulatore è l’immagine negativa di una realtà positiva.

NICODEMISMO

Questo termine inizialmente si riferiva a quei protestanti che per evitare la persecuzione cattolica partecipavano alle funzioni religiose fingendosi cattolici. In seguito venne attribuito a tutti coloro che si conformano esternamente alle idee dominanti nascondendo le proprie. Il nicodemismo è ripreso dall’episodio riportato in Giovanni 3:1-16, dove Nicodemo, un ricco e ragguardevole governante dei giudei e maestro di Israele, andava da Gesù col favore delle tenebre per “timore dei giudei”, mentre di giorno, come se niente fosse, continuava a rimanere attaccato alla sua posizione di membro del Sinedrio.

Oggi ha un’applicazione più ampia. Può riferirsi a chi rinuncia a diventare seguace di Cristo per non perdere una posizione di prestigio o non vuole rinunciare a una carriera nel mondo, oppure può essere troppo legato alle ricchezze. Non si sa con esattezza se Nicodemo, divenne mai seguace di Gesù. Se avesse cominciato a seguire Gesù la prima volta che lo incontrò, Nicodemo avrebbe potuto divenire un suo intimo discepolo. Con la conoscenza, la perspicacia, l’umiltà e la consapevolezza dei bisogni spirituali che lo contraddistinguevano, Nicodemo avrebbe potuto diventare un discepolo fuori del comune. Ma si lasciò sfuggire tutto questo. Alla luce di Cristo preferì la fede notturna .

Chi simula sta molto attento che nessuno possa accorgersi chi è realmente. In realtà simula anche chi per affetto, per non perdere un amico, e in alcuni casi per interesse e quieto vivere non è sincero nei suoi sentimenti. Se siamo nella verità, dobbiamo dire ai fratelli quello che pensiamo di loro, senza reticenze e invitarli a fare lo stesso con noi. E’ una tentazione piuttosto diffusa quella del “nascondersi” nella massa e nell’anonimato, oppure nella lamentela, nelle piccole verità, nel silenzio. Ci si nasconde dietro quelle abitudini consolidate e quell’apparente buon senso, usate come uno schermo per coprire interessi egoistici.

In questa luce, le varie pratiche religiose sono uno strumento per coprire quelle nascoste, non approvate e che in apparenza sembrano abbellire le nostre azioni neutre. Si configura, così, quanto Cristo ha denunciato: ipocrisia. I simulatori sono dappertutto, anche nelle congregazioni. La verità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nei propri atti e nell’affermare il vero nelle proprie parole e nelle azioni rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall’ipocrisia.

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Sull’ipocrisia:

Commedianti

Nel palcoscenico della vita ognuno, per sentirsi più vivo, entra in scena con la maschera che più si addice piuttosto che con la sua naturale.

Giù la maschera

Un cristiano che tiene per troppo tempo una maschera, alla fine diventerà la sua faccia. Dopo sarà difficile cambiarla.

 

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