Sindrome da rassegnazione

Le prime avvisaglie di questa misteriosa malattia si presentarono in Svezia negli anni novanta. Si tratta di una malattia che colpisce i bambini per un periodo di tempo, rendendoli immobili, muti, incapaci di reagire e nutrirsi.

Questa malattia colpisce perlopiù le famiglie che si sono rifugiate in Svezia per motivi etnici e religiosi. Si è ipotizzato che fosse una forma depressiva sconosciuta o un disturbo di natura culturale. Essa sorge a seguito di un trauma come la perdita della speranza di ricevere asilo o a causa del forte influsso di credenza di un particolare gruppo.

Tra i medici è opinione comune che la guarigione dipenda dal dare un senso di sicurezza e da una soluzione positiva alla richiesta di asilo dei genitori. Inoltre, si pensa che la sindrome sia un meccanismo di difesa dovuto all’interiorizzazione dei modelli di comportamento presenti nella società svedese.

Il caso Georgi

Scappati per motivi religiosi dalla Russia, la famiglia di Georgi cercò rifugio in Svezia. Georgi si inserì molto bene con gli amici. Crebbe nella cultura svedese e a scuola era uno dei migliori, fino a quando le autorità svedesi rifiutarono di dare asilo alla sua famiglia e in pochi mesi furono espulsi.

Traumatizzato, Georgi si chiuse nella sua stanza e non si alzò più dal letto. Rimase immobile e con gli occhi chiusi per molte settimane in uno stato di catalessi. In seguito, il giovane racconta di essersi sentito come immerso in acque profonde, all’interno di una campana di cristallo: ogni piccolo movimento avrebbe rischiato di rompere il vetro, e lui sarebbe morto affogato.

Fenomeni simili si sono verificati nei campi di concentramento nazisti, dove alcuni internati, affetti da rassegnazione si addormentarono senza svegliarsi più. La catatonia (letteralmente “sotto tono”) è una dissociazione dalla realtà dove le motivazioni razionali e affettive sono bloccate e irrigidite.

I catatonici stanno fermi e ritti in atteggiamenti statuari, silenziosi, come assorti in se stessi a occhi chiusi. La catatonia più rigida può interrompersi bruscamente, per un tempo più o meno breve e a volte senz’alcun motivo apparente.

LA RASSEGNAZIONE

Si manifesta con la rinuncia a un incarico. Indica anche 1- l’accettazione della volontà altrui anche se contraria alla propria; 2- la disposizione dell’animo ad accogliere senza reagire fatti che appaiono inevitabili, indipendenti dal proprio volere.

Le Sacre Scritture incoraggiano a non arrendersi alla rassegnazione e a mostrarsi combattivi e fervidi nella speranza. Purtroppo, oggi, in piena pandemia, la maggior parte accetta con rassegnazione gli effetti dell’isolamento.

Anche se, come tutti, devono far fronte a sconvolgimenti sociali e sanitari, i servitori di Dio non provano rassegnazione agli eventi mondiali. Non si lasciano frustrare nemmeno dall’atteggiamento negativo di qualcuno in congregazione.

Se si dovesse scegliere la strada dell’inattività per rassegnazione, il rischio è quello di rimanere imprigionati in uno stato mentale perdente. Questo perché, di solito, si associa la rassegnazione alla sconfitta, al fallimento. In realtà saper vivere la rassegnazione con intelligenza e lungimiranza si rivela spesso un’arma vincente.

Più forte è la speranza meno probabilità hai di rassegnarti

La capacità di trasformare un evento negativo in uno positivo comincia quando si raggiunge un punto di non ritorno. A questo punto si riesce a elaborare l’evento, ad andare oltre e a ripartire. Se hai scelto la strada dell’inattività impara ad ascoltare. Evita le lamentele e invece di chiedere consigli senza mai metterli in pratica, ascolta davvero chi ti parla o ti scrive.

Se vuoi guarire torna indietro con la mente a quando hai iniziato a rassegnarti e a smettere di combattere. Perché prima di allora eri un “resistente”? Cosa ti rendeva forte? Pensaci e rifletti se decidi in cuor tuo di tornare a Geova.

Solo Cristo è in grado di illuminare e il cristiano non ha una capacità auto-illuminante. Ciò che hai ricevuto da Cristo devi diffonderlo agli altri. O ti stai rivolgendo ad altre fonti per ricevere luce sul tuo cammino? Ti lasci illuminare o ti credi un illuminato? O sei stato disorientato nella fede, ingannato da una luce torbida?

La “sindrome da rassegnazione” può colpire in senso emotivo e spirituale anche i cristiani adulti. Può renderli immobili e rigidi, senza nessuno stimolo agli incoraggiamenti esterni a ritornare. Sappiamo che sono in tanti i fratelli lontani che ci seguono. Cosa vi spinge a leggere il nostro sito? Per quanto tempo ancora dovete aspettare per decidervi a tornare?

Per Geova non c’è trauma da cui non si possa guarire. Non rimanete più in uno stato “catatonico”. È tempo di svegliarsi, di uscire dal “coma spirituale”, di reagire e di nutrirvi del cibo spirituale per rinvigorire la vostra debolezza spirituale.

LA SPERANZA

«È la fiducia nel futuro, anche dopo un fallimento o vane aspettative. La speranza in senso psicologico funziona come difesa dalle conseguenze di una frustrazione. La speranza è anche un insieme di attività. Nella speranza si vive il divenire dell’attesa futura, dell’avvenire-presente e non del presente-avvenire. In sostanza si vive il futuro (del nuovo mondo) al presente e non il presente al futuro. In pratica, la speranza dà inizio a un processo temporale al contrario, non presente/futuro, ma futuro/presente». (Inattivo.info).

La speranza oltrepassa l’immediato futuro. Chi spera vede l’avvenire andare verso di lui, perché la speranza si fonda tra ciò che è e ciò che non è ancora.

Infondendoci la sua speranza, Geova ci dà forza e coraggio per tenere duro nelle difficoltà del nostro cammino, sotto i colpi del destino e le delusioni, anche nella sterilità e nell’indifferenza dei nostri giorni. Dio trasforma così la nostra rassegnazione in vigile e trepida attesa.

“Ciò che accade è già accaduto, e ciò che sarà è già stato…” (Ecclesiaste [Qoelet] 3:15)

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