SOSPETTOSI

Un sospetto quando è legittimo e quando è dannoso?

 Nei vangeli si legge che bisogna essere semplici come colombe e prudenti come serpenti. La cautela di cui parla Gesù è una qualità che porta con sé scrupolosità, prudenza, accortezza, avvedutezza. Molti confondono questi aspetti con il sospetto, che si riferisce invece al dubbio, all’ equivoco, all’essere vago e inquietante e per nulla rassicurante.

Simile al sospettoso è il complottista, cioè colui che ritiene che dietro molti accadimenti si nascondano cospirazioni, trame e complotti occulti. La Bibbia è piena di episodi che hanno relazione con il complotto o le cospirazioni: i figli di Giacobbe contro Sichem, i funzionari del re Dario contro Daniele, Absalom contro suo padre Davide, Aman contro Ester e il popolo ebraico, Izebel ai danni di Nabot, i sacerdoti e i profeti contro Geremia, i farisei contro Paolo, solo per citarne alcuni. Il peggio del complottismo di tutta la storia fu l’ingiusta condanna a morte di Gesù da parte del Sinedrio.

Oggi le cose non sono affatto cambiate. I Testimoni di Geova sono accusati di essere una società occulta e massonica. Gli americani li accusarono di essere comunisti, i comunisti di essere imperialisti, i nazisti di essere finanziati dagli ebrei e di agire per conto di un complotto ebraico comunista. In Russia sono stati messi al bando come un’organizzazione estremista alla pari dei terroristi.

Se poi vi fate un giro in Rete, troverete i più variegati complotti moderni: dalle immagini subliminali al silenzio dei vertici sulla pedofilia, dalla distruzione delle famiglie alle atrocità contro gli ex membri, dall’affiliazione all’ONU all’isolamento sociale, per non parlare poi di certa stampa.

 Secondo la w00 1/5 pp. 8-12 sarebbe irragionevole sospettare di tutte le informazioni di natura secolare. (Filippesi 4:5; Giacomo 3:17) Non tutte le idee umane sono in contrasto con la Parola di Dio. Gesù disse che i malati hanno bisogno del medico, e questa è una professione secolare. (Luca 5:31) Oggi i cristiani manifestano equilibrio in relazione alle informazioni di natura secolare, ma evitano di farsi influenzare da quelle che sono spiritualmente dannose.

Non c’è dubbio che oggi molti sono arrabbiati e sospettosi. Nessuno si fida più di nessuno e tutti si dicono esperti di tutto: dappertutto questi sputasentenze spuntano come la gramigna. Pensano di essere esperti quanto un premio Nobel, se non di più. Straparlano di qualsiasi argomento, sono veri tuttologi.

A dire il vero, qualcuno li ha definiti webeti. Questo significa dunque che le teorie del complotto sono irrazionali, pazzoidi, confuse, squinternate o patologiche? Molti le disprezzano dipingendole come il prodotto di un pensiero malato e questo non può che far aumentare la tensione tra i teorici del complotto e i loro critici.

Questo articolo non intende schierarsi da una parte né dall’altra, non ci interessano le diatribe. Pensiamo che la psicologia può dirci molto, non solo sul perché la gente creda alle teorie sui grandi complotti, ma anche sul funzionamento della nostra mente e sul perché, innanzitutto, crediamo a qualcosa.

“Quindi, ecco la mia teoria: ognuno di noi è alla mercé di un centinaio di miliardi di microscopici complottisti, una cricca di neuroni sempre pronta a complottare… Le teorie del complotto sono in risonanza con alcune delle inclinazioni e svolte repentine del nostro cervello e attingono ad alcuni dei nostri più profondi desideri, timori e interrogativi sul mondo e i suoi abitanti. Possediamo una mente sospettosa innata. Per natura, siamo tutti dei teorici del complotto”. (Robert Brotherton, in Menti sospettose).

Brotherton, disegna il sospettoso come un individuo che si compiace di smascherare trame oscure con supposizioni e deduzioni. “Non mi fanno fesso” è il motto del complottista. Il problema è che molti di questi scimmiottano la diffidenza di altri scimmiottisti.

Alimentano una forma di autocompiacimento nello smascherare chissà quale truffa mondiale. A loro piace distinguersi dalla massa. Temono la subordinazione, la sottomissione e l’inferiorità rispetto all’altro. Molti complottisti insultano servendosi dell’anonimato e più il nemico è potente e invisibile, più loro straparlano.

Nel suo libro, Brotherton, ribalta questa immagine, suggerendoci di guardare i “complottisti” con meno sufficienza, poiché non c’è una grossa differenza tra “noi” e “loro”. In alcuni casi, i loro sospetti si sono rivelati fondati, a dispetto di spiegazioni bislacche.

È importante sottolineare però che non tutte le cospirazioni sono teorie folli a priori. Qualunque cosa si pensi, vale la pena sottolinearne il fenomeno. Ci sono complottisti e anti complottisti anche tra coloro che un tempo praticavano le attività dei tdG. C’è sempre una piccola verità nel fascino del complotto.

Non tutti i fanatici del complotto sono considerati degli svitati. Anche se per alcuni, credere alle cospirazioni, è dovuto a dei decifit come la sfiducia cronica nei riguardi del prossimo e al fatto che chi crede in genere proietta spesso i suoi problemi ad altri attribuendone la causa dei suoi mali. Il problema non sono le fake news, quanto il tipo di informazione che cerchiamo e che più ci interessa a sostegno delle nostre tesi, anche quando queste sono contraddittorie.

Cerchiamo soltanto conferme a quanto vogliamo credere, filtrando ciò che non vogliamo sapere, anche quando ciò che scartiamo sappiamo che è la verità.

LEGITTIMO SOSPETTO

In giurisprudenza è una grave situazione dove c’è il dubbio che il giudice o le persone che partecipano al processo non siano imparziali. Nella vita di tutti i giorni, un dubbio rimane legittimo finché non viene risolto. Una volta risolto non c’è motivo perché sussista. Se il dubbio persiste nonostante siano evidenti le ragioni per non esistere, allora il sospetto può diventare dannoso.

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