Spes contra spem

Spes contra spem è una locuzione latina che si può tradurre letteralmente “la speranza contro la speranza” e che in pratica significa: io spero nonostante la delusione, spero l’insperabile, credo nella morte della morte.

Deriva da un passaggio della lettera ai Romani 4:18, in cui l’apostolo Paolo fa riferimento all’incrollabile fede di Abramo: “Benché al di là della speranza, basandosi tuttavia sulla speranza ebbe fede che sarebbe divenuto il padre di molte nazioni”.

La speranza è essenziale per la fede

Abramo e sua moglie Sara non potevano più avere figli quando Geova promise loro un erede. (Genesi 17:15-17) Come reagì Abraamo? “Benché al di là della speranza, basandosi tuttavia sulla speranza ebbe fede che sarebbe divenuto il padre di molte nazioni”. (Romani 4:18) La speranza che Dio diede ad Abraamo provvide una solida base alla sua fede nel fatto che avrebbe avuto una progenie. La fede, a sua volta, rese più viva la speranza, tant’è vero che Abraamo e Sara ebbero il coraggio di lasciare la loro casa e i loro parenti, vivendo il resto della loro vita in tende in un paese straniero. Abraamo mantenne salda la sua speranza ubbidendo incondizionatamente a Geova, anche quando farlo era difficile, perché era convinto che “la speranza non conduce alla delusione”. (Romani 5:4, 5).

Evitate l’inedia spirituale

Non dobbiamo permettere che dubbi e ladri dello spirito ci portino via la nostra speranza. Era previsto che: “in successivi periodi di tempo alcuni [che forse inizialmente sembrano avere una fede forte] si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni”. (1 Timoteo 4:1)

Alcuni della congregazione cristiana primitiva cercarono di sopravvivere con le riserve spirituali, trascurarono lo studio personale e si indebolirono spiritualmente. (Ebrei 5:12) Fatto interessante, non sempre chi è malnutrito appare debole o malaticcio. Allo stesso modo può non essere subito ovvio che uno soffra di inedia spirituale. Si può dare l’impressione di star bene spiritualmente anche quando non ci si nutre bene, ma soltanto per poco tempo! È inevitabile indebolirsi, divenire facile preda di dubbi infondati ed essere incapaci di combattere strenuamente per la fede. (Giuda 3) Anche se gli altri non lo sanno, voi lo sapete fino a che punto vi nutrite spiritualmente.

Per non divenire vittima di predatori spirituali può darsi che abbiate bisogno di aiuto. Quando l’inedia è grave, l’apparato digerente può essere così compromesso per mancanza di vitamine e di altre sostanze necessarie da non riuscire più ad assimilare cibi normali. Chi si trova in questo stato può aver bisogno per qualche tempo di cibi facilmente digeribili.

Ci vogliono particolari cure per rimediare agli effetti dell’inedia sull’organismo. Allo stesso modo, chi ha seriamente trascurato lo studio della Bibbia può aver bisogno di molto aiuto e incoraggiamento per ritrovare l’appetito spirituale. Se vi trovate in questa situazione, chiedete aiuto e accettate di buon grado qualsiasi consiglio vi venga dato per riacquistare la salute e le forze spirituali.

Considerando le circostanze di Abraamo, forse alcuni pensano che avesse motivi fondati per dubitare. Può sembrare piuttosto ragionevole concludere che egli fosse ‘al di là della speranza di divenire il padre di molte nazioni’, nonostante la promessa di Dio. Perché? Da un punto di vista puramente umano le cose non promettevano bene. Sia il suo corpo che “il seno” di Sara erano “ammortiti”, cioè senza più vigore. Tuttavia non permise che dubbi su Dio e sulle sue promesse mettessero radice nella sua mente e nel suo cuore. Abraamo fu sempre “pienamente convinto che ciò che [Dio] aveva promesso era anche in grado di fare”. (Romani 4:18-21) Nel corso di molti anni aveva stretto con Geova una relazione personale forte e basata sulla fiducia.

Potete fare la stessa cosa. Se trascurate di prendere buon cibo spirituale attraverso lo studio personale della Bibbia e la frequenza alle adunanze cristiane, in effetti prestate il fianco a dubbi e a ladroni spirituali.  Non permettete che i dubbi distruggano la vostra fede e che altri vi rubino la speranza, come è successo ad alcuni che sono diventati inattivi od oppositori del popolo di Dio.

Renato Guttuso, Spes contra Spem, 1982, Olio su tela, Varese, Fondazione Francesco Pellin.

Questa grande tela dal titolo “Spes contra spem”, ossia “sperare contro ogni speranza”, doveva chiamarsi con un altro nome, ma Guttuso scelse di trarre il titolo dalle parole di Paolo in Romani 4:18.

Quest’opera ripercorre la vita dell’artista: il passato, il presente e l’incerto futuro (fu stroncato da un tumore ai polmoni). La scena è suddivisa in tre parti. A sinistra i suoi libri e i suoi amici e maestri, lui e la moglie Mimise, sul cavalletto un’opera di Picasso. Nella libreria in alto a sinistra si notano un teschio e un uovo, simboli della nascita e della morte.

A destra ci sono persone che parlano, mentre al centro, davanti alla finestra, domina la scena una donna ripresa di spalle, nuda, bionda e formosa. Oltre il mare, si intravede la città natale del pittore, Bagheria. Nel nudo della donna l’artista vuole rappresentare l’essenza della nostra esistenza: appunto, bella ma nuda. La situazione creata è di attesa, un momento di sospensione, di riflessione. L’unica azione dinamica la compie la bambina, attraversando di corsa la scena. La bimba supera la tartaruga vicino allo sgabello, forse per dare l’idea della velocità con la quale viviamo la nostra esistenza, mentre la tartaruga simboleggia il lento percorrere della vita.

In alto a dominare la scena, oltre a una antenna della televisione, sono raffigurate le teste mostruose di pietra su cui l’artista, da bambino si arrampicava, del giardino di Villa Palagonia, la “villa dei mostri”, edificio settecentesco situato a Bagheria. A prima vista risaltano i colori forti, reali, vividi. In questo dipinto, Guttuso, mette in scena la sintesi della vita con cerimonia di addio. Sia che si corra o che si proceda lentamente nella vita, alla fine ogni uomo, in un modo o nell’altro, spera contro ogni speranza. È nella sua natura. Anche Geova spera oltre la speranza, quella speranza che va oltre ogni delusione, amarezza, dolore e sofferenza: la speranza di accogliervi di nuovo nella sua casa.

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