Stai attento a come parli

rugiada“Non esca dalla vostra bocca nessuna parola corrotta,  ma qualunque parola che sia buona per edificare”.  – EFESINI 4:29

Le parole sono potenti: possono ferire o sanare. Se ben ponderate possono sollevare un cuore in pena e ristabilire buoni rapporti. Anche se l’imperfezione distorce la lingua, le parole che pronunciamo rispecchiano quello che abbiamo nel cuore. Il modo di parlare influisce non solo sui nostri rapporti con gli altri ma anche su come Geova ci considera. Quando non si tiene a freno la lingua, la forma di adorazione è inutile. Quando si feriscono i sentimenti degli altri, il nostro servizio a Dio è privo di valore. (Giacomo 3:8-10)

Usare il dono della parola per diffamare qualcuno o seminare zizzanie è una cosa molto seria agli occhi di Geova che odia chi causa “contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) Inoltre, ogni livore, ogni maldicenza, ogni offesa, nonché critiche continue e sgradevoli, nuocciono alla dignità di altri facendoli sentire una nullità. La Parola di Dio ci esorta a pronunciare “qualunque parola che sia buona per edificare”. Le nostre parole devono essere salutari, vere e gentili.

Quando sappiamo qualcosa di confidenziale sul conto degli altri, ne parliamo per edificare o abbattere? Una sentita parola di lode ci fa sapere che qualcuno s’interessa di noi e ci vuole bene. Abituiamoci a vedere quello che c’è di buono negli altri, e poi esprimiamo pensieri positivi.

Gli inattivi sinceri hanno bisogno di attenzioni e lodi se vogliamo aiutarli a ritornare. Possiamo essere certi che Dio nota e apprezza quando confortiamo e consoliamo i compagni di fede. Quando parliamo con un inattivo, non pensiamo di dover risolvere il suo problema. L’obiettivo non è questo, ma quello di rassicurarlo se è giù di morale e ricordargli che i fratelli non l’hanno dimenticato. Prendiamoci tutto il tempo necessario per condividere una “parola buona” con l’inattivo. Dare consigli non è una prerogativa degli anziani. Tutti sono in grado di farlo. Chi ama non delega altri e non ha timore di dare sani consigli che l’inattivo può accettare senza sentirsi umiliato.

“Si accettano volentieri i consigli di chi ci vuole bene”

L’efficacia di un consiglio dipende molto da chi lo dà. Accettiamo più volentieri un consiglio quando sappiamo che chi lo dà ci vuole bene. Se citiamo direttamente la Bibbia o no, ogni consiglio dovrebbe avere una base scritturale. Gli anziani non devono imporre la propria opinione né torcere le Scritture per far sembrare che la Bibbia sostenga qualche idea personale. Si possono causare danni irreparabili. Un anziano non dovrebbe fare asserzioni, né rispondere a domande se non è sicuro dei principi biblici implicati. (W 15/2/84 p.25)

Persino le critiche costruttive possono scoraggiare quando si esagera. Se gli sforzi di un cristiano coscienzioso incontrassero sempre disapprovazione, alla fine egli potrebbe alzare le mani e dire: “Chi me lo fa fare?”. Potrebbe addirittura arrendersi e diventare inattivo. La caratteristica principale degli anziani o di altri membri della congregazione non dovrebbe essere quella di dare consigli. I fratelli non devono conoscerci come “quelli che sanno dare solo consigli”.

Alle adunanze ci raduniamo per incoraggiarci a vicenda e godere della sana compagnia. Bisogna stare attenti a non farsi coinvolgere senza necessità in cose che scritturalmente sono di competenza altrui come le mogli o i figli di fratelli inattivi. Dare consigli a un inattivo non significa sentirsi superiore a lui. Ogni persona è superiore a noi in qualcosa. Invece di dare consigli frettolosi e superficiali, prendiamoci il tempo per dare consigli scritturali che siano adatti al bisogno. (Vedi l’incoraggiante articolo: Estinguereste un lucignolo fumante? W 15/11/95).

State attenti a quelli che decidono di seguire una certa linea di condotta e vanno a chiedere consigli e pareri da un fratello all’altro, da un sito o da un blog all’altro finché non trovano qualcuno che è d’accordo con loro. L’apostolo Paolo parlò di un tempo in cui anime fluttuanti e senza dimora fissa avrebbero cercato e trovato (purtroppo) maestri titillanti che avrebbero detto proprio quello che volevano udire.

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