Stai pensando di allontanarti da Geova?

Qualcosa ti ha amareggiato, deluso, tramortito?

Ci vuole tempo per guarire le ferite dell’anima. Soltanto quando saranno ben cicatrizzate si potrà ripartire di nuovo. “La vita continua e si va avanti indipendentemente da tutto quello che incontriamo per la nostra strada”. “Ciò che è stato è stato e non si può più cambiare”. Sono frasi che sentiamo ripeterci dai nostri cari o dai nostri amici dopo che siamo stati vittime di gravi ingiustizie da coloro che meno ce l’aspettavamo. Tutti si aspettano una reazione decisa e immediata. Si pensa che tutti i tdG devono essere alti, belli, con gli occhi azzurri, felici, allegri, attivi e produttivi. Un Testimone depresso o abbattuto non è bello da vedere in Sala, anzi scoraggia pure chi gli sta intorno. Qualche caso clinico, invece di prestare conforto, quando si avvicina a un Testimone scoraggiato, lo paragona pure a uno dei dieci esploratori che Mosè mandò nel paese di Canaan.

L’errore che molti fratelli commettono è quello di banalizzare o superficializzare il reale problema che qualcuno sta affrontando. Qui non si tratta di un problema di efficienza ridotta, di mancare a qualche adunanza, di ridurre le ore di servizio. Il vero problema di chi soffre è che non accetta la pausa di dolore che sta vivendo. Tra i testimoni di Geova è inconcepibile e inaccettabile prendersi settimane, forse mesi, per riprendersi da un travaglio personale. Vogliono subito la ripresa e un fratello abbattuto è – per alcuni – come quegli israeliti non idonei per la battaglia, in quanto “timorosi a cui veniva meno il cuore e che deve tornare a casa sua perché non faccia struggere il cuore dei suoi fratelli” (Deut. 20:8).

Il pensiero di alcuni tdG è chiaro: Saldo, forte e deciso, senza batter ciglio. Un naturale momento di sconforto è visto come un segno di debolezza che dà fastidio. Tutto questo metter fretta, alla fine è deleterio. Tutto il tempo impiegato per riprendersi dalle ferite dell’anima è quello speso meglio. C’è un tempo per ogni cosa e ognuno ha i suoi tempi. Se non si rispettano i tempi c’è il rischio di rimuovere il dolore senza averlo risolto. Chi soffre non deve permettere ad altri di farsi fare presunte consolazioni con frasi assurde di immediata reazione, che ottengono l’effetto di far sentire più soli e irritati, rallentando il processo di rielaborazione. Ogni tdG ha diritto a “soffrire bene”. Piuttosto offriamo la nostra vicina fratellanza con parole confortanti e opere equilibrate. Soprattutto una vicinanza che non giudica.

 Alcuni non si rendono conto di trasmettere a chi soffre una serenità finta. Pensano che colui che sta soffrendo sia talmente instupidito da non accorgersi che si tratti di una serenità simulata. Altro che inattività, li vogliono iperattivi per combattere il problema. Il rischio è di sprofondare ancora di più. Se poi sono in tanti a intromettersi, la confusione è totale. E’ sbagliato pensare che se non si è al 100% delle proprie forze si è inutili. Sei tu a stabilire e non altri quanto tempo hai bisogno per risollevarti e non ha importanza se è lungo.

Non tutti i tdG parlano a vanvera. Ci sono fratelli capaci e comprensivi, scegli uno di questi per farti da supporto. Scegli uno di cui ti fidi, che non sia invasivo e che ti possa aiutare nel processo di rinascita. “Esistono compagni disposti a spezzarsi l’un l’altro, ma esiste un amico che si tiene più stretto di un fratello”. – Proverbi 18:24. Con un amico del genere, la crisi prima o poi passerà.

Non bisogna mai prendere decisioni importanti, del tipo “lascio la verità, i fratelli e Geova”, quando si è depressi, malati e dopo una sconfitta, perché non saranno mai a nostro vantaggio e di coloro che amiamo.

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