Stanchi dell’uomo non di Dio

fogliaseccaalventoAlcuni si sentono come una foglia secca al vento

“Poiché certamente saturerò l’anima stanca, e certamente  sazierò ogni anima che langue” – Geremia 31:25

Questi due articoli sul burnout spirituale (“bruciarsi”) vogliono essere incoraggianti per chi li legge. Spesso, parole e concetti insegnati come verità assolute e poi vissute nel collettivo dei testimoni di Geova, si rivelano inefficaci di fronte alla complessità di questo problema. Lo scopo di Inattivo.info è quello di evidenziare  una realtà reale e sottaciuta, che riguarda i pastori che hanno la responsabilità di curare le pecore di Geova, in modo che facciano tutto il possibile affinché non diventino inattive. Questa condizione è comunque solo una parte di un problema più vasto e complesso che coinvolge l’intera struttura dei testimoni di Geova. Francamente, non tutti i proclamatori si “bruciano” e poi diventano inattivi o si allontanano definitivamente dalle congregazioni. Il “burnout” spirituale quanto è esteso? Che cosa dire dei proclamatori “scottati” dai modi di fare degli anziani e che vivono male la verità nella congregazione? Non sappiamo in che misura il problema sia esteso, ma è innegabile che esista ed è urgente che sia affrontato dovutamente.

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LA MALATTIA DEL BUON SAMARITANO

C’è la tendenza di alcuni a considerare il proprio corpo come un ostacolo all’efficienza. Desiderare a ogni costo l’approvazione e la gratificazione di altri, porta spesso il cristiano a un conflitto con i limiti del proprio corpo. Tale fatica è vissuta come un ostacolo al progresso teocratico, non quello spirituale, che è un’altra cosa. E’ una fatica che sorge dalla tensione di chi desidera soddisfare le attese di chi guida, senza tener conto dei limiti delle proprie forze. E’ come se la mancanza di raggiungimento di certi obiettivi fosse solo colpa delle proprie incapacità fisiche e mentali. Il cristiano quando arriva a questo stadio, non sopporta più i conflitti e cerca un riparo nella solitudine, pensando di gestire meglio i problemi. In realtà è in questo periodo che ha inizio un processo di “spersonalizzazione”. Il cristiano perde ogni contatto con se stesso e con i suoi bisogni. Invece di rallentare e prendere fiato, il suo corpo è sottoposto a una forte accelerazione fisica. A questo punto, la fatica repressa, esplode con violenza e “infiamma” il corpo “bruciandolo” fino a ridurlo in cenere.

Spesso, questa malattia è la conseguenza di un altruismo mal ripagato. Riguarda molti Testimoni che hanno vissuto in prima linea spendendosi per l’Organizzazione. Le cause scatenanti sono diverse. Il suo potere è “immobilizzante”, in particolar modo quando la richiesta di riconoscenza è spazzata via da uomini che giudicano inutile valorizzarne le capacità. Essi sono incapaci di riconoscere il servizio a Dio di questi fratelli. Li usano come stampelle per i loro bisogni e li illudono con il miraggio di una futura nomina. Si proteggono all’interno di una logica gerarchica e sono talmente occupati con se stessi, da non accorgersi di nulla. Fanno promesse che non arriveranno mai. Non meravigliamoci se questa esasperazione, scoraggia a tal punto i fratelli da renderli improduttivi. Spesso, sotto la veste della lusinga, i presunti pastori, riducono la pecora in uno stato di tale sudditanza da privarla di ogni possibilità di venirne fuori, se non con le ossa rotte. Sviluppare un’immagine positiva di se stessi non è sbagliato. Il problema sorge quando alcuni sfruttano questo naturale desiderio per spingerli ad accettare compiti difficili e gravosi. Spesso si sente dire: “Questi uomini sono stati nominati dallo Spirito Santo”, “disubbidire a loro è mancanza di sottomissione a Geova e Gesù”, “attento a quello che dici, potresti diventare un apostata”. In generale, tali avvertimenti sono giusti, ma non quando mirano a difendere una direttiva, a esigere cieca ubbidienza e ad accettare passivamente ogni regola. E’ fumo negli occhi, gettato per sfruttare il desiderio umano di essere considerati e gratificati per quello che si fa.

lequilibristaL’EQUILIBRISTA

Non sempre si conosce l’identità di chi gestisce le direttive. Spesso manca un vero interlocutore. Stiamo parlando di organismi astratti (Corpo degli anziani; Corpo Direttivo; Comitato di Filiale, ecc.). Se fosse chiara l’identità e il livello di responsabilità, s’individuerebbe una controparte con la quale poter discutere liberamente e serenamente delle varie problematiche che ci sono nelle congregazioni. Oggi è necessario “rivivere” la verità, a patto che ciascun Testimone trovi il modo di sbarazzarsi delle pressioni e dei modi di fare nocivi. Si devono creare le condizioni per esprimere pacatamente le proprie opinioni. L’obiettivo è di raggiungere, non solo un equilibrio collettivo, ma anche un’armonia che possa toccare ogni singolo cristiano. C’è la tendenza a generalizzare troppo. Le decisioni del singolo devono essere libere da condizionamenti umani. Gesù ci ha lasciato in eredità soltanto la legge dell’amore, che implica Dio, il prossimo e noi stessi. Punto! Tutto il resto è fuffa. Per quanto riguarda la tecnologia, essa è necessaria per lo sviluppo e il progresso dell’opera di testimonianza. Tuttavia, se vogliamo che sia efficace, la dobbiamo rivestire di spiritualità, dandogli un’anima cristiana.

A causa dell’imperfezione, l’uomo ha una struttura squilibrata, eppure riesce a camminare, correre, inciampare, rialzarsi e riprendere la corsa. Il nostro corpo è sorretto da pochi centimetri di spazio su cui poggiano i piedi. Non ci accorgiamo di questo miracolo fin quando non ci rompiamo una gamba. Consacrarsi a una religione non ha senso quando si è soggetti a regole assurde e insopportabili. Alcuni fratelli, dopo la “rottura” di una gamba, ritrovano la forza per riprendersi e iniziare una nuova vita. Rinascono dalla loro cenere. L’ideale sarebbe di raggiungere un equilibrio tra la volontà di chi è stato “bruciato” e quella di chi regola il sistema. A volte è necessario cedere il passo a delle norme collettive che hanno lo scopo di instaurare un certo equilibrio. In tutta onestà bisogna ammettere che il cristianesimo praticato dai testimoni di Geova ha permesso di ricevere molti benefici ai quali l’individuo da solo non avrebbe mai potuto accedere. Il problema è che oggi l’ideale di armonizzare questi due equilibri (collettivo e individuale) è stato accantonato dai vertici o non è ritenuto una priorità. Si pende troppo da una parte. Siamo orfani della nostra volontà. Più il distacco si allunga più norme si fanno per accorciare le distanze. Con questo meccanismo si è persa la bussola. Prima, ogni singolo cristiano era più libero e consapevole delle sue attività teocratiche, invece ora, se tenta di proporre o di fare dei cambiamenti che contrastano con le regole prestabilite, rischia di perdere l’approvazione di chi sta ai vertici.

chabotPascal Chabot, nel suo libro Burnout globale La malattia del secolo, da cui sono tratti diversi concetti esposti in questi due articoli, fa un illuminante esempio per capire il ragionamento del peso e della bilancia. La bilancia o la vecchia stadera in ferro battuto, a due piatti, indica con esattezza il giusto mezzo. Un occhio sensibile ed esperto capisce subito dove pende la bilancia e quale sia la giusta misura per riequilibrare i pesi. Oggi, la vecchia bilancia è stata soppiantata da un mezzo elettronico, sostituendosi all’occhio umano che aveva la capacità fisica di percepire dove è troppo e dove troppo poco. Il pesa persone o il pesa oggetti  è oggi uno strumento elettronico dove si vedono soltanto i numeri digitali. Siamo “pesati” nel senso di essere valutati, da numeri, da cifre che non hanno un’anima. La dimensione intuitiva è ormai dimenticata. Sembrano prevalere delle logiche numeriche più forti della volontà di analisi. Si tratta di logiche a volte incomprensibili e impraticabili. E’ auspicabile un buon uso della tecnologia, ma non tale da inficiare la naturalezza del servizio a Geova.

Non pochi cristiani convivono con malattie invalidanti, in alcuni casi, purtroppo, dovute a ritmi frenetici e compulsivi. Per evitare di bruciarsi, l’ideale sarebbe favorire lo sviluppo di quei principi cristiani che permetterebbero a ogni cristiano di fare buon uso delle proprie scelte personali. Dobbiamo riprenderci quello spirito originale dell’amore che abbiamo conosciuto quando eravamo semplici studenti della Bibbia. E’ fondamentale una riscoperta dell’amore, descritto in 1 Corinti 13:4-8 L’amore è longanime e benigno. L’amore non è geloso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita. Non tiene conto del male. Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non viene mai meno”.

Non vogliamo più milioni di piedi senza testa che camminano, corrono e inciampano. Noi vogliamo essere occupati e preoccupati di predicare la Buona Notizia del Regno, non fermi, muti e senza testa nelle vie delle città. Vogliamo un fuoco che sappia riscaldare il cuore umano, non che bruci l’intera personalità cristiana. Vogliamo un fuoco che brilli non solo nel reame celeste, ma che illumini la nostra speranza e l’inferno delle nostre sofferenze. Non vogliamo troppa luce, essa acceca la nostra piccolezza. Vogliamo che le fiamme dello spirito continuino a riscaldare le nostre qualità interiori. Noi inattivi non siamo troppo vecchi per ricominciare, né troppo giovani per rinunciare. Non vogliamo fredde sigle che non dicono nulla, né che la verità sia resa ambigua e tiepida. Non riusciamo più ad amare ed è questa l’amara verità. Siamo stanchi di quegli uomini che ci impediscono di amare. Nonostante le nostre “bruciature”, noi non siamo stanchi di Dio, né ci stancheremo mai di amare Geova, il nostro caloroso Creatore.

In alto: Van Gogh, Il Buon Samaritano e a seguire, un particolare della copertina del romanzo L’equilibrista di A. De Monaco.

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Commenti (1)

  • Ludevegina

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    E’ impressionante il modo in cui le parole contenute in questi post facciano un’esatta analisi di ciò che accade in alcune congregazioni:
    sì perchè è anche vero che ci sono delle isole felici in cui tutto ciò che rende piacevole la verità e la gioia della fratellanza, viene messo in pratica con soddisfazione, peccato che si debba tristemente chiamarle isole felici in quanto rare.
    Io purtroppo non appartengo a nessuna di queste congregazioni, sono metaforicamente nel continente nero… ma cerco nel mio piccolo e con non poche difficoltà ben spiegate negli articoli, di rendere nonostante tutto, felice la mia dedicazione a Geova.
    Grazie inattivo, sapessi quanto bene e quanto incoraggiamento dai, non sei tanto vecchio da non poter ricominciare tu dici….ed io aggiungo….ma sei sicuro che tu non abbia GIA’ ricominciato alla grande????

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