“Stava di fronte a lui”

centurione

“Costui era davvero il Figlio di Dio”.

Tra quelli che vegliano con Gesù morente, c’è un centurione romano che controlla l’ordine pubblico e le procedure di morte dei condannati. Ha seguito tutti i passi che hanno condotto Gesù al patibolo: l’arresto, il processo, il Golgota.

Marco, nella vivida cronaca che fa nel suo Vangelo, indica il centurione “lì accanto [a Gesù], di fronte a lui”. Con il grado di capo delle guardie deve sorvegliare attentamente ogni cosa riguardo al comportamento di Gesù. Deve trascrivere ogni dettaglio nel suo rapporto. Il suo cuore, pur indurito da tanti supplizi, riesce a notare in Gesù qualcosa di diverso dagli altri condannati.

In quella collina ha assistito a spettacoli orrendi. La scritta “Re dei giudei”, appesa sopra quel volto ricoperto di lividi, sembra assurda. “Che cosa avrà mai fatto quest’uomo da meritarsi questo flagello?” Il cielo di mezzogiorno è diventato fitte tenebre, l’aria è gelida, la terra sobbalza e un gran tremore si abbatte sui presenti. Il centurione barcolla, cerca di aggrapparsi al legno sporco di sangue, sfiora i piedi di Gesù trapassati da un lungo chiodo. Mentre guarda il capo chinato di Gesù, uno sguardo profondo penetra i suoi occhi.

Gesù morenteNegli occhi di Gesù vede gli occhi di Dio e il suo amore per l’umanità. In quell’umanità egli scorge se stesso. Sente un fremito addosso e sussurra fra sé e sé: “Quest’uomo non è un criminale”. Guarda le rocce che si sono staccate a causa del terremoto, il cielo oscurato, le nebbie dal vapore misterioso che salgono dalla Valle di Giosafat e le guardie paralizzate dallo spavento.

Si volta e vede per l’ultima volta gli occhi stanchi e spenti di Gesù che si levano al cielo. Si ode un grido mai udito, sovrumano, lancinante: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Ora il soldato dal mantello rosso, illuminato dal bagliore dei lampi non può tacere. Un sentimento forte e improvviso penetra il suo animo. Tuona con tutto il fiato che ha in corpo: “Costui era davvero il Figlio di Dio”.

E’ la prima confessione di fede cristiana dopo la morte di Gesù e a farla è un soldato di Roma. Anche in punto di morte, Gesù riesce a toccare il cuore di un ladrone pentito e quello di un uomo delle nazioni. Gesù è davvero il Salvatore di ogni genere di uomini. Un pagano crede “davvero” in “Gesù Figlio di Dio” e ha il coraggio di affermarlo apertamente (Marco 15:39).

Caro inattivo, chiunque può perdere la fede. Chiunque può riceverla se crede “davvero” in Gesù. Da qualche parte, dentro la nostra anima, arde ancora la fiammella della speranza. Il lucignolo non è ancora spento del tutto. Pur segnati dal dolore e sospinti dal vento delle afflizioni, la nostra fede si può recuperare e rafforzare. Il segreto è continuare a stare di fronte a Gesù come hai fatto per tanto tempo. La morte di Gesù è un dono alla vita. “Stare di fronte” a lui significa far fronte alle sofferenze della vita e al dolore della morte. Anche Gesù sta “di fronte” a te, non voltargli le spalle.

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