Sull’ignoranza

Siamo sicuri che sappiamo di sapere?

Il timore di Geova è il principio della conoscenza. I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina. – Proverbi 7:1.

 Il sano riverente timore di Geova è la base per ricevere il suo sapere per mezzo della sua Parola scritta. Inoltre, è anche necessario un impiego costruttivo della nostra facoltà di pensare e un sincero desiderio di sapere. Gli stolti non apprezzano la sapienza e gli allocchi credono a ogni cosa.

Mai come oggi l’uomo è in grado, con un click, di ricevere ogni genere di informazione, digitando semplicemente una parola chiave su Google. Internet è riuscito a cambiare la tradizionale comunicazione umana, quella basata sulla realtà fisica. Una tale scomparsa ha fatto emergere una nuova forma mentale di accesso alla conoscenza del mondo.

Un’infinità di informazioni veicolano in Rete. Il pericolo è che non sempre si riesce a identificare le notizie vere dalle fake news, ed è in questo tracciato che si inserisce l’ignorante sfruttando (quanto ne sia consapevole è difficile stabilirlo) l’ingenuità dei lettori. Ogni giorno rischiamo di essere sempre più ignoranti senza saperlo.

COME FACCIAMO A SAPERE COSA SAPPIAMO VERAMENTE?

Alcuni sono così stupidi da non sapere di essere troppo stupidi. Le persone incompetenti quando si adoperano per raggiungere certi risultati, non solo giungono a conclusioni errate, facendo scelte sbagliate, ma il paradosso degli ignoranti è che la stessa incompetenza impedisce di loro rendersene conto.

 

Le persone inesperte hanno una scarsa consapevolezza della loro incompetenza: fanno errori su errori ma sono convinti di cavarsela lo stesso.

Gli ignoranti non sanno di essere ignoranti. Per non fare pessime figure conviene sempre chiedere ad altri che hanno più esperienza e competenza. In ogni campo esistono persone molto esperte, altre esperte così così, altri ancora poco esperti o non esperti per nulla. Chi è poco esperto non è consapevole della sua incompetenza ma è talmente ignorante che la sua tendenza a sopravvalutarsi lo convince di cavarsela in ogni aspetto della vita. Il vero paradosso dell’ignoranza è che siamo ignoranti di noi stessi. I peggiori si credono i migliori, ma l’assurdo è che i migliori si sottovalutano pensando di essere i peggiori.

 

I migliori sbagliano, in senso opposto a quello degli ignoranti. I più competenti tendono a sottovalutarsi. Non si credono così capaci come gli altri li vedono e come realmente sono.

In realtà, più sappiamo e più siamo consapevoli di non sapere. Il re Salomone è conosciuto per la sua proverbiale sapienza, eppure non fu esente dal commettere gravi errori. La troppa intelligenza non sempre è sinonimo di scelte felici. A volte il sapere rende infelici. Andare agli eccessi nel tentativo di manifestare sapienza, spingendosi oltre i limiti delle proprie capacità imperfette, significa cercare la propria rovina. (Ec 7:16; cfr. 12:12).

 

A volte più cose si conoscono più si sta male, perché subentra la consapevolezza che i difetti umani sono superiori alla capacità umana di porvi rimedio. Una gran quantità di sapienza non evita il senso di frustrazione e irritazione, per la profonda consapevolezza di poter fare ben poco per migliorare le cose.

Quello che fa specie è che nelle congregazioni ci sono alcuni che non si riesce a capire come hanno fatto a raggiungere le posizioni che occupano. Si credono capitani navigati. Insegnano ma non sono persuasivi; predicano ma la gente non li ascolta; danno consigli e fanno danno; presumono di sapere ma sono ignoranti; organizzano per fare solo confusione; si sentono oratori capaci ma quando parlano i fratelli si annoiano a morte e fanno fatica a capirli. Se gli fai un’osservazione si offendono, se gli dici dove migliorare peggiorano, non seguono una logica, non sono coerenti, al buon senso rispondono ottusamente. Ma che ci stanno a fare seduti sulla cattedra di Mosè? E’ inutile irritarsi, sono talmente ignoranti da non sapere di essere troppo ignoranti. L’incompetenza impedisce loro di rendersene conto. Il problema è chi li ha portati lì e peggio ancora di chi continua a tenerli lì. Comunque, non sapremo mai  cosa esattemante sappiamo, ma sappiamo solo ciò che pensiamo di sapere. Anche se sappiamo potremo vivere meglio?

(fine prima parte)

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Approfondimenti:

Gli illusi della conoscenza biblica

 

 

 

 

 

Il potere degli ignoranti e il piacere di essere sottoposti

 

 

 

 

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