Superiorità illusoria ovvero l’ignoranza spacciata per conoscenza

In senso biblico la chiameremo «sindrome del fariseo».

Il complesso di superiorità è una finzione che ingigantisce la propria autostima e svaluta quella degli altri. Si tratta di uno sforzo mentale compensatorio delle proprie difficoltà a superare certi problemi. Chi ne soffre cerca di apparire una persona esperta. In realtà, è un concetto illusorio, che coinvolge chiunque, indipendentemente dal livello di istruzione o dall’appartenenza politica, sociale e religiosa.

Una caratteristica di chi soffre la “sindrome del fariseo” è quella di non voler imparare nulla da chi considera “inferiore” al suo rango o alla sua conoscenza. Il modo principale con cui maschera il suo deficit consiste nella costruzione di una posizione di predominio sui suoi simili più di quanto facciano le persone normali, respingendo i bisogni del prossimo e quegli obblighi sociali e spirituali che non condivide.

Tali individui vivono la loro superiorità illusoria, credendosi molto saggi, in realtà sono molto indietro rispetto a coloro che li circondano. La loro incompetenza supera la fiducia che hanno di sé stessi e vivono la loro condizione come portatori unici delle verità dell’esistenza umana. Quando disquisiscono di cose profonde nei vari teatri digitali, si illudono di avere una media intellettiva superiore alla media. In realtà, in molte occasioni non sanno nemmeno loro di cosa stanno discutendo.

Sembrano gli scatenati efesini che si precipitarono al teatro di Artemide, dove “c’era chi gridava una cosa e chi un’altra; l’assemblea era in confusione, e la maggioranza dei presenti non sapeva nemmeno perché era lì”. (Atti 19:32)

Queste persone, che sanno poco o nulla di un argomento, si comportano come se fossero degli illuminati, dei maestri che cercano di rovesciare persino le argomentazioni accurate di studiosi ed esperti. Qual è il loro problema? Non sono capaci di guardarsi interiormente e non hanno il coraggio di vedere dove stanno sbagliando. Si limitano a riconoscere e a ingrandire i loro lati positivi, ammesso che ne abbiano qualcuno.

Purtroppo ci sono anche altri che li seguono, persone cui piace circondarsi “di maestri che dicano loro quello che vogliono sentirsi dire”. (2 Timoteo 4:3) Se qualcuno ce l’ha con l’organizzazione cercheranno teatri digitali dove si parlerà male dei tdG; se ce l’hanno con gli inattivi troveranno siti che fanno questo; state certi che pur di giustificare le loro scelte troveranno maestri e teatri confacenti alle loro idee.

In varie occasioni Gesù dovette correggere i discepoli perché davano importanza al grado e desideravano posizioni di superiorità. (Mar. 9:33-35) Le condizioni in cui vissero e  il loro interesse per la grandezza personale rifletteva non solo le tendenze della carne imperfetta, ma anche l’ambiente del loro tempo.

Per quanto riguarda l’anziano di congregazione, c’è un requisito scritturale, che induce chi aspira a questo incarico a non “montarsi la testa”, a eliminare le idee di superiorità fra loro, affinché operassero come un corpo unito, senza contese e rivalità. Il requisito in questione è che non sia “caparbio”. (Tito 1:7)

Il termine greco usato lì significa, letteralmente, “che piace a sé stesso” (presuntuoso, arrogante, autoritario, aggressivo).  Il requisito indicato richiede che l’anziano non sia troppo sicuro di sé per il fatto che ha un’altissima opinione delle proprie capacità e del proprio giudizio. Chi è caparbio procura solo difficoltà a chiunque.

Non esiste nessuna separazione a causa di un titolo di superiorità.

Chi ha la sindrome del fariseo brama la preminenza. Il termine rabbi, con il quale piaceva a molti farisei essere chiamati, era riferito a chi occupava una posizione alta e rispettata, era riconosciuto di grado superiore a quello dell’interlocutore. Gesù disse ai discepoli: “Quanto a voi, non vogliate essere chiamati rabbi; perché uno solo è il vostro Maestro, e tutti voi siete fratelli… Né vi fate chiamare maestri, perché uno solo è vostro maestro, Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servitore”. (Matt. 23:6-12)

Chi in congregazione si mostra superiore ai fratelli deruba Dio della gloria e dell’onore che spettano solo a Lui. Fate attenzione a questi uomini, perché il loro atteggiamento di superiorità e l’esagerata autostima che hanno genera in loro il bisogno di avere il controllo degli altri. L’impossibilità di controllare Gesù fece infuriare i capi religiosi, perciò complottarono di assassinarlo.

Appropriatamente la Bibbia ammonisce questi cristiani: “Non divenire troppo giusto e non ti mostrare eccessivamente saggio. Perché dovresti causarti desolazione?” (Ecclesiaste 7:16) Un cristiano potrebbe inizialmente essere coscienzioso, ma la sua coscienziosità e il suo zelo possono degenerare in un’ostentazione di giustizia. Quando è guidato da sapienza umana anziché dalla giustizia di Geova, lo zelo religioso può nuocere gravemente.

Un anziano potrebbe mettercela tutta per promuovere gli interessi del Regno, ma nel contempo il suo zelo eccessivo potrebbe ferire qualcuno. Paolo disse che uno può avere i doni e le capacità più grandi di questo mondo, ma se manca d’amore per vantarsi, non ha nessuno guadagno. (1 Corinti 13:2, 3). Dio favorisce gli umili. Ricordatevelo!

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