Posts Taggati ‘accidia’

Ma che fine hai fatto?

Ti abbiamo visto irrequieto, preoccupato e depresso. Trovi avversione all’operare e ti lasci sopraffare dalla svogliatezza. Non sai nemmeno tu qual è il vero problema. Qualcuno ti ha fatto passare la voglia di impegnarti nelle tue attività? 

Cerchi disperatamente e in maniera affannosa un capro espiatorio dei tuoi problemi. Le attività cristiane svolte con serenità fino al giorno prima ora ti sembrano un peso eccessivo.

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Quel desiderio di andarsene altrove

«Non appena questo male si è insinuato nell’animo del monaco vi produce l’avversione per il luogo, il fastidio per la cella e perfino la disconoscenza e il disprezzo per i fratelli che vivono presso di lui o lontani da lui, come se fossero negligenti e persone poco spirituali. … si lamenta assai di frequente di non aver conseguito alcun profitto, deplora e si rammarica di non ricavare alcun frutto finché rimarrà legato a quella comunità …» (Le istituzioni cenobitiche 10.2.)

Nel V secolo, san Nilo, monaco cenobita egiziano scrive:

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Il peccato è nel cervello?

Perché persistiamo in un comportamento peccaminoso anche quando ce ne pentiremo? Il peccato nasce nel cervello?

Le moderne neuroscienze affermano che nel cervello umano ci sono meccanismi e inclinazioni che inducono al peccato. Altri, invece, sostengono che non esiste nessuna relazione tra peccati e cervello. Tuttavia, con l’avvento delle moderne tecniche di imaging che sbirciano nel cervello, si possono ottenere alcune informazioni sulle nostre cattive abitudini. Le ultime ricerche cognitive sostengono che quando l’impulso di peccare è forte, le reti di controllo cerebrali, che coinvolgono la parte anteriore del cervello, si attivano per soffocare l’impulso mitigandone la seduzione. È come se due schieramenti si sfidassero per spingere l’essere umano a seguire determinati comportamenti: da una parte il diabolico seduttore che spinge al peccato e dall’altra l’angelo protettivo.

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«Inattivi» che peccano

Prima o poi, chi poco o chi tanto, tutti ci lasciamo sedurre da comportamenti che hanno conseguenze sfavorevoli per noi e gli altri. Come mai a volte è tanto difficile evitare il peccato?

Esistono forze (piacere e dolore) alle quali non sappiamo resistere e che ci spingono a soddisfare i nostri desideri, perseverando in un determinato comportamento, anche se sappiamo che verrà il momento in cui ce ne pentiremo. Si può peccare in un’infinità di modi, col proprio corpo o con le relazioni affettive, alienandosi da se stessi e dalla società. Esistono peccati che resistono all’usura

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