Posts Taggati ‘deserto’

«Per favore, disegnami una pecora»

PiccoloPrincipeL’essenziale è invisibile agli occhi e per vederlo bene è necessario guardare con il cuore.

Commentare da adulto una fiaba per bambini in un sito come questo mi sembra un azzardo. E’ difficile capire cosa possa legare Il Piccolo Principe con gli inattivi. In apparenza nulla. Ed è giusto così. L’autore non aveva mica in mente gli inattivi quando scrisse il racconto. Beh, anche gli inattivi sono stati bambini e hanno sognato storie fantastiche e immaginato eroi ed eroine senza tempo, tra cui Il Piccolo Principe. Leggere fiabe è fondamentale per la crescita del bambino, serve per fargli capire situazioni difficili da comprendere. La lettura contribuisce a sviluppare le capacità cognitive, emotive e relazionali. In una delle pagine più tenere della vita di Gesù, l’evangelista descrive l’episodio in cui Gesù, chiama un bambino e lo pone in mezzo ai discepoli per spiegare i segreti del regno dei cieli: segreti che il Padre ha tenuto nascosto ai grandi, ai sapienti, agli intelligenti. “Veramente vi dico: A meno che non vi convertiate e non diveniate come i bambini, non entrerete affatto nel regno dei cieli… e chiunque riceve un tale bambino in base al mio nome riceve anche me”. (Matteo 18:3,5)

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L’errore. L’errare. L’errante

viandanteIl Cielo sembra prediligere certe storie proprio sul limitare, quando ormai di prossimo c’è solo il baratro della disperazione.

L’errore può essere arido come il deserto, ma può divenire luogo d’incontro, di redenzione. L’amore di Dio non si stanca mai nel dare la caccia a chi s’è andato smarrendo. Il Cielo sembra prediligere certe storie proprio sul limitare, quando ormai di prossimo c’è solo il baratro della disperazione. Storie di cui non sempre è facile comprendere e decifrare in esse l’agire di Dio. Non è Amorevole Benignità a basso costo venir preso per i capelli quando la campana della vita ha già suonato il requiem. Eppure di fronte a ciò che sembra perduto, lassù c’è Qualcuno che riserva sempre delle sorprese. Ogni uomo porta con sé grandezza e debolezza. Spesso è quest’ultima a caratterizzare la sua esistenza, a lambire l’assurdo. “Laddove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato l’immeritata benignità” (Romani 5:20). Dio non necessita del peccato per raccontarsi. Eppure nelle pagine della Bibbia il perdere e il perdersi, sovente inducono alla riflessione, alla rilettura delle proprie scelte, dei propri errori. Nelle rotaie delle Sacre Scritture ci sono treni che deragliano e poi riprendono la corsa. L’errore, che la Bibbia chiama peccato, forse, induce a meditare, magari dopo l’amarezza di essere stati preda delle sue fauci. L’errore può trasformare la sventura in avventura. Dall’errore all’errare.

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