Posts Taggati ‘fratello lontano’

Indicare il cammino a chi vaga senza direzione

L’amore verso il fratello esausto e ferito comporta un “andargli” incontro, un “soccorso” benigno, “un farsi carico”. Non importa se è per colpa sua che si trova così.

 Il fratello lontano e bisognoso viaggia in un mare di nebbia, in una notte senza stelle, come un naufrago tra i flutti, in balia delle onde. Perso in uno stato di malessere, errante nel suo smarrimento. Come possiamo prenderci cura di chi è ferito e indicargli la via del ritorno? Senza Dio è impossibile trovare la strada. Geova ama gli afflitti, gli oppressi, ama i peccatori, anche chi non è degno del suo amore. Dio ama chi non lo ama. Chi non ha questo spirito non troverà mai il suo fratello lontano.

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Non si possono consolare i sofferenti senza condividere la loro sofferenza / 3

Non si può andare da un sofferente per consolarlo se prima non abbiamo sofferto insieme a lui le sue angosce e le sue preoccupazioni. Non servono i super eroi per lenire le ferite con ogni risposta dottrinale precostituita agli interrogativi della fede. Nessuno ci crederà perché gli eroi esistono solo nei fumetti o nei telefilm e non nella vita reale. Cosa volete che interessino gli aspetti dogmatici della fede o quelli tecno-organizzativi a un fratello che sta soffrendo le pene dell’inferno.

Per consolare i sofferenti servono mani mosse dal pulsare del cuore e parole di sollievo e speranza. La consolazione si nutre di gesti semplici, di contatto umano, di piccole e umili parole.

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L’anfora della samaritana

La donna lasciò lì la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere! C’è un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. E se fosse lui il Cristo?” Giovanni 4:28

Grazie ai loro particolari certi episodi della Bibbia sono dei veri capolavori d’insegnamento. Uno di questi riguarda la samaritana, che dopo aver conversato con Gesù, corre dai suoi paesani a riferire quanto ha sentito dire da lui. Nella concitazione si dimentica l’anfora con la quale si era recata al pozzo per riempirla d’acqua.

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Come la casualità di un incontro può ravvivare una fede mai spenta

«Una samaritana venne ad attingere acqua». (Giovanni 4:7)

Gesù, pur esistendo “nella forma di Dio, svuotò se stesso, assunse la forma di uno schiavo e divenne come gli uomini” (Filippesi 2:7). Nonostante fosse in grado di sfamare le folle e dispensare gratuitamente acqua vivificante, Gesù, come ogni uomo provò la stanchezza umana e sentì il bisogno naturale di dissetarsi. Ora è seduto presso il pozzo, avverte la calura del sole ed è stanco del lungo viaggio dalla Giudea alla Galilea. E’ solo, i suoi discepoli sono andati in cerca di cibo. Il racconto di Giovanni dice che «una samaritana venne ad attingere acqua». Mezzogiorno è un’ora insolita per andare al pozzo e riempire l’anfora di acqua. E’ un incontro casuale, inaspettato, quello tra Gesù e la Samaritana.

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