Posts Taggati ‘fratello’

Fratello Otello

Otello è una tragedia di William Shakespeare che ruota attorno alla gelosia di Otello, un moro, condottiero militare della Repubblica di Venezia, per l’amata Desdemona, che, a causa delle insinuazioni di Iago, viene sospettata di avere una relazione con Cassio.

La vicenda si concentra sui tormenti interiori e sui processi psicologici di Otello, che sfociano in fraintendimenti e incomprensioni con Desdemona e che preludono all’omicidio-suicidio finale. Otello è così diventato il prototipo della passione amorosa che, sviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione.

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Fratello non chiamarmi inattivo

Siamo nati da un grembo materno diverso,
abbiamo parlato la stessa lingua, quella della verità,
anche se le nostre storie sono state diverse,

non per questo devi chiamarmi inattivo.

Il tuo cibo alla tavola di Geova era uguale al mio,
le tue mani simili alle mie,
anche i piedi piacevoli della buona notizia,

e tu mi chiami inattivo!

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SE TU MIO FRATELLO

ungaretti

Dedicato a un caro fratello inattivo che non c’è più.

La poesia è stata scritta  da Giuseppe Ungaretti  in memoria di suo fratello

SE TU MIO FRATELLO

Se tu mi rinvenissi vivo, / con la mano tesa / ancora potrei, / di nuovo in uno slancio d’oblio¹, stringere, / fratello, una mano.

Ma di te, di te non più mi circondano / che sogni, barlumi, / i fuochi senza fuoco del passato².

La memoria non svolge che le immagini³ / E a me stesso io stesso / non sono già più / che l’annientante nulla del / pensiero.

1- slancio d’oblio: dimenticando che sei morto.  2- i fuochi senza fuoco del passato: del passato, ormai morto, restano solo tracce prive di calore. 3- memoria… immagini: la memoria contiene solo immagini, non riafferra la vita.

Il sacro è un nodo centrale della poesia di Ungaretti, anche se la sua religiosità è pervasa da dubbi e conflitti, specialmente di fronte all’esperienza del dolore e della morte. Egli scrisse: “Il Dolore è il libro che più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudìco. Quel dolore non finirà più di straziarmi”.

Il motivo ispiratore del dolore è suggerito dai lutti familiari che assumono il significato simbolico di una perdita irreparabile del passato. Pur soffrendo, Ungaretti non si isola, non cede mai all’autocommiserazione e al vittimismo, anzi, dà voce alla sofferenza.

Il suo linguaggio è a volte biblico, egli propone il valore della fede religiosa e una richiesta di umana solidarietà. Il suo non è atteggiamento passivo, ma espressione di forza. Grazie al conforto della fede in Dio, Ungaretti è stato anche il poeta della speranza in Dio, nella vita e nell’amore:

Non so se sono stato un vero poeta, ma so di essere stato un uomo, perché ho molto amato e molto sofferto, ho molto errato e ho saputo quando potevo, riconoscere il mio errore, ma non ho odiato mai. Ed un uomo è questo che deve fare, molto amare, molto soffrire, errare e riconoscere – se può- il proprio errore, ma non odiare mai”.

Così eri anche tu, mio caro fratello inattivo, scomparso dai ricordi altrui, ma non dai miei, dove rimarrai indelebile nella mia memoria.

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Dove vai fratello?

pastoreagnello

Fratello dove vuoi andare? In quale altro posto pensi di trovare le “parole di vita eterna”?

A nessun cristiano verrebbe in mente di abbandonare Gesù per alcune cose che ha detto. Eppure è successo e continua a succedere. “Non ve ne volete andare via anche voi?” chiese Gesù agli apostoli dopo che alcuni discepoli lo avevano abbandonato a motivo di uno dei suoi insegnamenti. Pietro rispose: “Signore da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Giovanni 6:67-69). In effetti, fratello dove vuoi andare? In quale altro posto pensi di trovare le “parole di vita eterna”?

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