Posts Taggati ‘inattività’

Lascia dormire chi vuole dormire

“… è già l’ora di svegliarvi dal sonno”. — Romani 13:11.

Le frasi del titolo e del sottotitolo sono in antitesi: una indica la scelta di chi non vuole svegliarsi dal sonno e l’altra incoraggia a svegliarsi dal sonno spirituale. Di solito quando si dorme non si svolge nessuna attività, mentre chi dorme spiritualmente può anche essere molto indaffarato, ma non necessariamente in attività spirituali.

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La speranza degli uomini vuoti

Gli uomini vuoti è una poesia di Thomas Stearns Eliot, uno dei più grandi poeti del secolo scorso.

In genere, la grandezza di un poeta è determinata dal modo come concepisce il suo tempo e da come riesce a esprimerlo in versi. Il riferimento è al Novecento, il secolo della crisi, dell’ansia, di una visione per niente sacra del mondo. Il testo, preparato in tre stesure e formato da cinque sezioni, è stato completato nel 1925.

La prima sezione, una delle più significative, rappresenta gli uomini di una “terra desolata” come vuoti e impagliati. Il poeta descrive la condizione di vita apparente degli uomini vuoti come figure senza contorno, ombre senza colore, forza senza energia, gesti senza movimenti.

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Ma la «verità» ci emoziona ancora?

Oppure abbiamo permesso che alcune emozioni, invece di farci progredire, abbiano bloccato la nostra crescita spirituale e in certi casi spinto alcuni all’inattività?

 La maggioranza degli studi sostiene che solo dopo i sei mesi di vita i bambini cominciano a provare delle vere emozioni. La prima è la gioia, poi la collera, infine paura e tristezza, mentre le emozioni sociali, come vergogna, imbarazzo, gelosia, invidia, colpa, si manifestano più tardi. Che dire di noi cristiani adulti: dopo che ci siamo nutriti con il latte delle cose elementari, abbiamo ancora bisogno che qualcuno ci insegni da capo le basi delle sacre dichiarazioni di Dio per provare le emozioni della verità? (Ebrei 5:12)

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Giocare sporco con la dipendenza fraterna

La dipendenza dall’affetto fraterno può essere una gioia, ma può diventare anche una fonte di sofferenza, perché rende fragile il rapporto tra fratelli.

Aristotele mise in guardia i greci dai pericoli derivanti dal lasciarsi accecare dal carisma e dal carattere di una persona. Scongiurava i suoi ascoltatori di prestare attenzione, durante un ragionamento, unicamente ai fatti, in modo da non essere manipolati sul piano emotivo. Oggi le cose non sono affatto cambiate. Chi è affettivamente dipendente è poco sicuro di sé. Senza una “autorizzazione” esterna non riesce a credere al proprio valore. Può vacillare al primo colpo di vento. Da non confondere la dipendenza con la rassicurazione, che è conforto, rasserenamento, tranquillizzazione. La troppa dipendenza dagli altri può aiutarci a vedere le cose in senso inverso cercando di comprendere i motivi per cui siamo troppo sensibili a certe persone e a come proteggerci.

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