Posts Taggati ‘morte’

Guardare oltre, come Mosè

Giunto al termine della sua vita, solo come sempre è stato, s’incammina dalle pianure desertiche di Moab per salire al monte Nebo. Di fronte alla terra promessa, che ha rincorso per tutta la vita, tace, non perché sia privo di forze, non grida il suo dolore come Giobbe, non chiama Dio in giudizio, non rivendica la sua fedeltà. Non ha tre amici intorno che pretendono di confortarlo senza esserne all’altezza. Ha di fronte a sé un destino che ha rincorso per tutta la vita: la terra promessa.

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SE TU MIO FRATELLO

ungaretti

Dedicato a un caro fratello inattivo che non c’è più.

La poesia è stata scritta  da Giuseppe Ungaretti  in memoria di suo fratello

SE TU MIO FRATELLO

Se tu mi rinvenissi vivo, / con la mano tesa / ancora potrei, / di nuovo in uno slancio d’oblio¹, stringere, / fratello, una mano.

Ma di te, di te non più mi circondano / che sogni, barlumi, / i fuochi senza fuoco del passato².

La memoria non svolge che le immagini³ / E a me stesso io stesso / non sono già più / che l’annientante nulla del / pensiero.

1- slancio d’oblio: dimenticando che sei morto.  2- i fuochi senza fuoco del passato: del passato, ormai morto, restano solo tracce prive di calore. 3- memoria… immagini: la memoria contiene solo immagini, non riafferra la vita.

Il sacro è un nodo centrale della poesia di Ungaretti, anche se la sua religiosità è pervasa da dubbi e conflitti, specialmente di fronte all’esperienza del dolore e della morte. Egli scrisse: “Il Dolore è il libro che più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudìco. Quel dolore non finirà più di straziarmi”.

Il motivo ispiratore del dolore è suggerito dai lutti familiari che assumono il significato simbolico di una perdita irreparabile del passato. Pur soffrendo, Ungaretti non si isola, non cede mai all’autocommiserazione e al vittimismo, anzi, dà voce alla sofferenza.

Il suo linguaggio è a volte biblico, egli propone il valore della fede religiosa e una richiesta di umana solidarietà. Il suo non è atteggiamento passivo, ma espressione di forza. Grazie al conforto della fede in Dio, Ungaretti è stato anche il poeta della speranza in Dio, nella vita e nell’amore:

Non so se sono stato un vero poeta, ma so di essere stato un uomo, perché ho molto amato e molto sofferto, ho molto errato e ho saputo quando potevo, riconoscere il mio errore, ma non ho odiato mai. Ed un uomo è questo che deve fare, molto amare, molto soffrire, errare e riconoscere – se può- il proprio errore, ma non odiare mai”.

Così eri anche tu, mio caro fratello inattivo, scomparso dai ricordi altrui, ma non dai miei, dove rimarrai indelebile nella mia memoria.

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Il vecchio se ne va

vecchioIl vecchio inattivo se ne va.

Per decenni assiduo proclamatore del Regno toglie il disturbo. Con discrezione, in silenzio. Non porta rancore, nel suo cuore ha già chiesto perdono a Geova. Ogni cosa quando finisce, pur misera o felice, ha sempre il sapore amaro e un retrogusto malinconico. Non si conosce a cosa il vecchio andrà incontro, di certo rimarrà in attesa. Attende ciò da cui nessuno può scappare. E’ la legge, quella che pone fine alla vita. La sua dedizione era forte un tempo. Nonostante tutto Geova continua a essere il suo Dio. I suoi

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