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L’odore della pecora e l’odore del lupo

I lupi che vengono in veste di pecore possono ingannare l’occhio, ma non l’olfatto. Il lupo non può nascondere il suo odore, per questo è facilmente riconoscibile.

L’odore è la sensazione specifica dell’organo dell’olfatto, che può essere gradevole o sgradevole. L’olfatto è il senso preposto alla percezione degli odori. In alcuni animali (vertebrati) è molto accentuata. Odorare significa fiutare e ha diversi sinonimi: avvertire, captare, individuare, intuire, percepire, presagire, sentire, [con riferimento a qualcosa di negativo].

L’odore della pecora è facilmente riconoscibile al pastore perché ce l’ha attaccato addosso. Lo si riconosce dalla lana impregnata di sporco. L’odore del lupo è riconoscibile dalle urine e dagli escrementi che hanno un odore acre, intenso, prodotto da certe ghiandole. Inoltre, un lupo si riconosce dalla forma e dalla dimensione delle tracce che lascia sul terreno, dall’andatura e dalla lunghezza del passo. Inoltre ha gambe lunghe, zampe grosse, testa grande e mascelle robuste.

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Sentirsi addosso la puzza dell’odore delle pecore di Cristo

La frase più famosa ed emblematica detta da papa Francesco sui pastori della sua chiesa e ripresa dai media di tutto il mondo è questa: «Voglio pastori con ‘l’odore delle pecore’ e con il sorriso di papà». E’ un monito per tutti i sacerdoti, i cardinali e lo stesso papa: i pastori non solo non devono pretendere di vestirsi con la lana delle pecore, ma devono mostrare passione nel servirle. Una frase che si legge, papale papale. Cioè, come è stata detta, che va soltanto «annusata» e che rimanda alla vera immagine dei pastori che hanno a cuore le pecore.

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L’amore non cerca il proprio interesse, ma quello di Dio, perché Geova è un mondo d’amore

Lo spirito cristiano è l’opposto di uno spirito egoista

Dopo la caduta originale dell’uomo, la mente umana perse la sua originaria grandezza e vastità. Dapprima governata dal principio nobile dell’amore divino, la mente doveva protendere l’amore verso i suoi simili. Non doveva rimanere confinato entro i limiti della creazione, bensì guardare oltre, fino a raggiungere il Creatore e fare con lui un tutt’uno. Dopo il peccato, questo nobile principio andò perso e la sua grandezza si disperse fino a ridursi un puntino, chiuso in se stesso, escludendo gli altri. Dio venne dimenticato, il prossimo anche e così l’uomo si ritirò nell’immenso oceano di se stesso e del suo egoismo.

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VIGILATE SU TUTTO IL GREGGE

Il pastore che trascura se stesso non è idoneo a curare il gregge, perché non è di utilità a nessuno.

 E’ volontà di Dio che ogni congregazione abbia i suoi pastori per faticare, per sovrintendere e per ammonire (1 Tes 5:12). Quando un fratello viene nominato anziano è implicito che il gregge non debba essere più grande delle proprie capacità di sorvegliante. Geova non mette sulle spalle di un pastore impegni e responsabilità che non riesce a soddisfare. Il numero di coloro che vegliano deve essere proporzionato al numero di pecore dell’intera congregazione. Molti problemi sorgono a causa di un numero insufficiente di pastori. Non è una novità che molti nominati non riescono a stare dietro ai bisogni della congregazione. Ci chiediamo anche come può un singolo sorvegliante badare a un’intera circoscrizione formata da decine di corpi di anziani e qualche migliaio di proclamatori e “positivamente conoscere l’aspetto del tuo gregge”? (Prov. 27:23) Ci vogliono anni e non una settimana “mordi e fuggi” per conoscere l’aspetto di ogni singolo fratello di ogni congregazione assegnata.

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