Posts Taggati ‘perseveranza’

Stare in una sala d’attesa

Sono ovunque. Le trovi nella stazione ferroviaria mentre aspetti il treno; negli aeroporti in attesa di volare; negli studi medici aspettando il tuo turno per la visita; in una azienda per un colloquio di lavoro; negli uffici pubblici per pratiche e documenti legali; eccetera.

Si tratta di uno spazio di attesa e d’incontro interpersonale casuale o programmato, dove l’ambiente ideale crea uno scambio confortevole di opinioni e può rendere piacevole la pausa di attesa. In genere l’attesa è snervante e per questo motivo si cerca di rendere la sala comoda e accogliente. In ambito commerciale, per conquistare i clienti, una buona regola di marketing è quella dell’accoglienza. Se la sala d’attesa è squallida, lo sarà anche l’attesa e molto probabilmente anche il seguito. C’è sempre un’associazione mentale tra chi ci riceverà con la sala dove stiamo aspettando. Ci sono sale d’attesa dall’ambiente così confortevole da indurre chi attende a manifestare un atteggiamento positivo ancor prima dell’incontro.

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Vale la pena soffrire per amore di qualcuno o di qualcosa?

Servono ancora la pazienza e la perseveranza di fronte a certe ingiustizie di alcuni responsabili delle congregazioni?

 Homo Patiens. Soffrire con dignità, è un libro scritto dallo psichiatra austriaco Viktor Frankl, fondatore della ‘logoterapia’, un metodo di cura che si basa sulla teoria che nell’uomo agisce un inconscio spirituale che lo spinge a cercare un senso in tutto quello che gli accade e gli atteggiamenti appropriati da assumere nei confronti della sofferenza. Si tratta di uno spazio ristretto di libero arbitrio che l’uomo sofferente esercita nelle situazioni in cui non c’è nessuna apparente via d’uscita.

Una sofferenza autentica è sempre “per amore di” qualcuno. Chi soffre per Dio non si lascia condizionare dai limiti umani. Riconosce Dio presente nella sua sofferenza, anche se silenzioso, muto ma attivo. In casi estremi, l’uomo trascende, si proietta al di là di se stesso e del contesto in cui soffre, come successe ad alcuni deportati nei campi di concentramento.

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E’ LA TUA BATTAGLIA NON ABBANDONARLA

Nel gergo militare, il fronte è il punto d’incontro con il nemico, dove una delle due parti schierate tenta di prendere possesso della posizione del fronte dell’avversario. Il “fronte” non è soltanto un termine bellico. Ogni cristiano, nella vita di ogni giorno, ha il suo fronte di battaglia. E’ il luogo dove incontra la paura, dove arranca, soffre e si misura con le avversità.  Il nemico è potente e invisibile, si serve di uomini malvagi e delle debolezze umane per attuare le strategie di vittoria e per spezzare le resistenze del cristiano. 

In ogni strategia bellica, per la vittoria sono fondamentali diversi fattori: la sorpresa, la preparazione, l’addestramento, la dotazione di armi efficaci, il coraggio e la resistenza. E’ nella battaglia che il cristiano si sente vivo. E’ sul fronte della vita che impara a soffrire, a stringere amicizie fraterne, a conoscere i suoi commilitoni cristiani, a compiere gesti sensati. Qui si scopre, oltre alla durezza della guerra, anche il vero amore e il senso della battaglia. Inoltre i migliori amici, quelli che si sostengono a vicenda e si fanno forza, si trovano in prima linea.

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L’amore tappa la bocca alle offese

Qualunque offesa riceviamo, manteniamo una compostezza di spirito, rinunciando ai legittimi diritti piuttosto che agire di impulso finendo per vivere una vita conflittuale.

L’ESEMPIO DI CRISTO

Cristo sopportò, in maniera mansueta, innumerevoli offese. Il disprezzo dei giudei era tale, che decisero di espellere dalla sinagoga, chiunque affermasse che egli era il Cristo (Giov 9:22). Lo odiavano di un odio mortale. Nonostante ciò, Cristo sopportò con mansuetudine senza mai oltraggiare chi lo offendeva. Non manifestò nessuna amarezza, né turbamento, mai la sua serenità fu scossa, in lui non c’era spirito di vendetta. Pregò persino che i suoi nemici fossero perdonati, giustificandoli perché non sapevano quello che facevano.

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