TASTI CHE ODIANO

Hate speech è un termine digitale molto diffuso che indica una o più persone che per mezzo di una tastiera e di uno schermo incitano on line all’odio

Molti utilizzano i social come alibi per mascherare le proprie debolezze e per attaccare in maniera odiosa singoli, gruppi di persone, un’idea, un credo. Altri invece usano i social per migliorarsi. È facile imbattersi in espressioni ostili e spesso violente. Tale odio on line non si limita alla dimensione virtuale, ma ha anche effetti deleteri nella realtà. Alcune comunità digitali sono veri campi di battaglia ideologica, dove dominano l’astio e i conflitti personali. L’odio da tastiera nasce dalla realtà, cresce on line e poi ritorna operoso nella realtà. Spesso, l’odio, non si riversa su singoli individui ma su intere categorie, dove un gran numero di utenti si coalizzano e condividono espressioni di odio.

Questo fenomeno sta dilagando sempre di più, entrando a far parte delle abitudini della vita di ogni giorno.  Esso nasce dalla convinzione errata che nel web tutto è concesso grazie alla facilità con cui l’anonimato permette di nascondere la vera identità. Se per collegarsi in rete si dovesse usare come password il proprio codice fiscale difficilmente molti userebbero espressioni critiche e ostili come fanno in forma anonima, tantomeno si sentirebbero legittimati nelle loro invettive, calunnie e infamie.

Gli studiosi dicono che coloro che hanno un atteggiamento ostile nella vita reale lo sono anche verbalmente on line. Paradossalmente molti criticano aspramente la disassociazione o l’espulsione praticata nelle religioni. In realtà, essa viene praticata anche in maniera digitale facendo ricorso al banning. Altri amministratori di siti decidono semplicemente di dissociarsi da certi giudizi non pubblicando i commenti ostili.

C’è un sentimento di rivalsa che accomuna gli odiatori da tastiera. Molti di questi cercano di compensare una perdita o un danno subito perseguendo un comportamento talvolta riprovevole eticamente. Milioni di utenti utilizzano la rete ogni giorno e incessantemente trasformando le loro paturnie mentali in brevi commenti o post, spesso senza nessuna cognizione di causa di dove siano, chi siano, cosa stanno facendo e quali obiettivi si prefiggono.

“L’odio è sempre figlio di un disturbo e un disagio, i social vengono erroneamente utilizzati come forma di viltà virtuale, che si esprime attaccando aspetti fondamentali dell’umanità altrui. Gli haters sono quindi i nuovi bulli della società moderna”.

Chi sono gli haters che “vomitano” il loro odio contro i Testimoni di Geova? Molto spesso non utilizzano il loro vero nome per non essere facilmente identificabili e rintracciabili, anche se non tutti sanno che grazie all’IP (internet protocol), una specie di indirizzo numerico si può rintracciare il luogo da dove ci si collega a Internet.

Gli Jehovah haters provengono da tutti gli strati sociali del mondo e per lo più sono ex membri che esprimono pareri ostili e talvolta critiche feroci ogni volta che non sono d’accordo con un pensiero o una credenza e fanno di tutto per diffondere il loro parere. Alcuni vestono i panni dei cosiddetti Tròll, utenti che intervengono all’interno di determinate comunità virtuali in modo provocatorio, offensivo, insensato, senza argomenti credibili o convincenti, al solo scopo di delegittimare qualcuno o qualcosa, disturbare le normali comunicazioni e interazioni tra gli altri utenti creando per mezzo di “randellate” scompiglio, confusione, delegittimazione e disorientamento.

In genere, gli Jehovah haters mostrano ostilità aperta o velata perché (si presume) non hanno argomenti per contrastare dialetticamente e culturalmente ciò che scatena in loro timore e rabbia. Quindi, si preparano alla battaglia armando di kalašnikov la loro tastiera e sparando all’impazzata. Un tempo, nell’era troglodita, i contrasti si risolvevano a favore di chi urlava di più. In questo modo il troglodita odierno ragiona così: «Il mio odio nei tuoi confronti lo esprimo gridando virtualmente offese e calunnie, per dimostrare a tutto il popolo web che rispetto alla tua idea e alla tua persona, io ho “ragione” e tu “torto”!»

Tutti questi urlatori da bancarella hanno in comune uno scarso livello di intolleranza per tutto ciò che non condividono, che non conoscono, e che immaginano minaccioso nei loro riguardi. Vedono nei testimoni di Geova una minaccia. Leggendo i loro commenti si nota tanta ignoranza, tanti preconcetti e pregiudizi. A volte mischiamo mezze verità e mezze menzogne per legittimare quanto affermano o per confondere chi li legge. Inoltre, si nota che i commentatori più estremisti sono quelli più assidui in Rete. Non si fa in tempo a pubblicare un articolo o un commento che subito dopo si è attaccati in maniera violenta. Sembra che costoro al posto del cuscino quando dormono hanno la tastiera di piombo.

SIN DALL’INIZIO DI INTERNET I DIBATTITI OSTILI SONO ESPRESSIONE DI UN COMPORTAMENTO ANTISOCIALE. L’ODIATORE DA TASTIERA DEVE SENTIRSI PARTE ATTIVA DI UN GRUPPO CHE CONCORDA I SUOI VALORI POLITICI, RELIGIOSI E CULTURALI. EGLI NAVIGA IN RETE FINCHE’ NON TROVA UN SITO DOVE HA LA PERCEZIONE CHE IL SUO MODO DI PENSARE SIA LEGITTIMATO E GIUSTIFICATO.

 

 

IL PUNTO DI VISTA DI INATTIVO.INFO SUGLI JEHOVAH HATERS

Da noi non avranno mai spazio né presteremo il fianco a tutti coloro che cercano di denigrare i testimoni di Geova. Comunque, bisogna riconoscere, che molti di questi che in apparenza sembrano ostili, in realtà non sono quello che scrivono o che sembrano di essere. Alcuni vivono nella solitudine e sono consapevoli di trovarsi ai margini della congregazione. Anche se i loro commenti “urlati” possono dare un certo fastidio non vanno condannati o giudicati negativamente, perché questi fratelli (ci riferiamo agli inattivi) possono essere aiutati a cambiare il loro modo di discutere certi argomenti. È importante ascoltarli con obiettività e senza pregiudizi. Alcuni che hanno vissuto in prima persona questa esperienza, ascoltati nel giusto modo, compresi e capiti, sono riusciti a cambiare attitudine. Naturalmente sono graditi i commenti rispettosi, ricchi di contenuti e che siano soprattutto propositivi. Le soluzioni siete voi a doverle trovare, le risposte siete voi a dovervele dare. Non noi. Noi non abbiamo la presunzione di risolvere i vostri problemi. In oltre 700 articoli scritti riteniamo più che sufficiente aver espresso chiaramente qual è il nostro pensiero. Appunto, pensiero, e nient’altro.

PS. Da diversi mesi notiamo un’anomala e sospetta registrazione di utenti, quasi tutti inesistenti o carpiti, provenienti dalla Russia, al nostro sito tramite Word Press. Visti i recenti sviluppi di quello che sta accadendo ai nostri fratelli in quel paese, ci chiediamo se molte di queste registrazioni non abbiano lo scopo di carpire informazioni per poi trasformarle, in un contesto diverso, in capziose e calunniose sui nostri conservi con lo scopo di giustificare e acclarare la loro accusa all’organizzazione dei testimoni di Geova in “estremista e pericolosa”.

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