Tenerezza un sentimento perduto

Dove sono finiti quegli atteggiamenti pieni di affetto e premura che rendono teneri, compassionevoli e misericordiosi?

Oggi i rapporti umani non brillano certo per delicatezza, dolcezza, benevolenza e affezione. Eppure la tenerezza è una forza motivante per migliorare la vita, per sentirsi coinvolti verso gli oppressi. Bisogna ammettere che non ci viene naturale mostrare tenerezza, altrimenti la Bibbia non incoraggerebbe a coltivarla (Colossesi 3:9, 10, 12).  

La rigidità tende a deformare la tenerezza, mentre la persona dura non si lascia penetrare da essa. Una mentalità rigida disprezza le persone o le opinioni diverse. La rigidità si nutre di regole e di perfezionismo, a volte rasenta l’ossessione per queste cose.

La tenerezza si manifesta con parole gentili e con gesti delicati. Non ferisce i sentimenti altrui e ne ascolta con empatia le angosce. Le parole ammantate di tenerezza non cadono mai nel vuoto perché favoriscono nel dialogo le emozioni di cui siamo capaci. Comunicare significa condividere la nostra intimità con quella di altri. La tenerezza non rimane un gesto fra tanti, ma diventa un gesto che cura.

Nell’era digitale abbiamo sostituito le parole tenere con le faccine buffe e rotonde che semplificano le nostre emozioni, che ridono, piangono, domandano, sono felici, arrabbiati, tristi, scontenti. Ce n’è per tutti i gusti e le emozioni. Abbiamo sostituito il cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni, con dei sorrisi “simpatici”, colorati di giallo che non hanno nulla di umano se non una grottesca imitazione.

La tenerezza ha bisogno di orecchie per essere sentita, di un cuore per essere apprezzata, di un cervello per essere capita.

La tenerezza predispone alla vicinanza, al tatto, ha bisogno della presenza di qualcuno da proteggere, da curare, da amare, da stringere a sé. La tenerezza ha una valenza piacevole. Senza di essa l’amore perde di genuinità. La tenerezza non è un sentimento occasionale o sporadico, ma è un atteggiamento duraturo che caratterizza la personalità.

Se la rigidità comporta blocchi psicologici e la repressione delle emozioni, la tenerezza fa vivere i sentimenti in piena scioltezza. Alcuni pensano che la tenerezza sia un sentimento debole. Tutt’altro, essa è la personificazione della forza dolce ed è un segno di maturità.

I FARISEI L’OPPOSTO DELLA TENEREZZA

Secondo alcuni studiosi, il nome letteralmente significa “separati; separatisti”, forse a indicare che evitavano ogni impurità cerimoniale attraverso una serie infinita di regole che solo esteriormente li faceva apparire puri, mentre interiormente erano duri, spietati, inflessibili, privi di compassione, dispregiativi.

La tenerezza non impone nessuna opinione se non la dolcezza dell’amore. Chi è tenero non si sente mai superiore agli altri, se nota una debolezza si avvicina delicatamente e lo fa in modo soccorrevole. Non entra mai a gamba tesa perché è nella sua natura servire, sanare, ristabilire.

«Per Gesù ciò che conta è raggiungere e salvare i lontani, curare le ferite dei malati, reintegrare tutti nella famiglia di Dio. E questo scandalizza qualcuno! E Gesù non ha paura di questo tipo di scandalo! Egli non pensa alle persone chiuse che si scandalizzano … di fronte a qualsiasi carezza o tenerezza che non corrisponda alle loro abitudini di pensiero e alla loro purità ritualistica». (Papa Francesco, 15 febbraio 2015)

Quanto bisogno c’è oggi di tenerezza, specialmente di saper leggere tra le righe i sentimenti nascosti dall’ansia, dalla depressione, dalla mancanza di affezione sociale. È così potente che suscita a chi tra i potenti la possiede grande ammirazione. C’è un estremo bisogno di potere gentile. Vero anziani di congregazione?

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