Tipi strani in congregazione: l’arrendevole

CONCILIANTE

Eccoci a parlare dell’arrendevole, tutto concentrato a enfatizzare gli interessi comuni, a essere accettato dal gruppo e a soddisfare il bisogno continuo di pace e armonia.

riquadro arrendevolezza

A guardarlo in congregazione sembra il fratello ideale. E’ una persona gradevole, gentile con tutti, garbato nei modi, collaborativo con i fratelli, ubbidiente alle direttive, sottomesso agli anziani. Accoglie ogni richiesta con entusiasmo, quasi non aspetta altro. Il consenso e l’ammirazione per i nominati si leggono nel suo sguardo sempre sorridente, almeno, fin quando non appaiono eccessivi e generalizzati da dubitare se essi siano autentici o finti. Quando poi ci si rende conto che questo fratello si comporta così con tutti, anche con chi la pensa diversamente, è normale che sorgano delle perplessità.

Da che parte sta l’arrendevole?  Da nessuna parte, tutti gli sono simpatici. E’ d’accordo con tutti e non sostiene una parte contro un’altra. Approva ogni cosa, perché ciò che veramente gli sta a cuore non sono le proposte ma il fatto di essere lì. Lui si trova bene in gruppo. Sente forte nel suo cuore il bisogno di affetto e approvazione e lo cerca soprattutto in chi ammira. Aderisce a qualsiasi proposta fatta dal suo anziano preferito, accettandola con soddisfazione.  Ciò che ha valore per lui non è la proposta in sé ma la fiducia e l’appartenenza al gregge. Il suo atteggiamento predominante è quello di andare verso gli altri. Spesso sopravvaluta gli aspetti positivi di quelli che gli stanno vicino, tende a vivere secondo le aspettative degli altri rappresentando il personaggio che si aspettano da lui. E’ un bravo esecutore ma prova imbarazzo se deve dare ordini. Docile e insicuro come una pecora, ha bisogno che il pastore della congregazione lo custodisca, lo protegga e lo guidi.  La sua compiacenza è dovuta a un eccessivo bisogno di essere necessario, desiderato, amato e apprezzato.

Non è ipocrita quando enfatizza gli interessi e i bisogni dei fratelli. A lui non interessa il contenuto di quanto viene detto, conta il sentirsi vicino con chi sta perorando la causa. Desidera sentirsi utile per ricevere in cambio l’approvazione. Basta una lode, una pacca sulle spalle, un cenno di apprezzamento per fargli «vedere» il carro celeste di Geova. L’appartenenza a qualcuno la considera una condizione di sicurezza e protezione. Egli è molto apprezzato nella congregazione, perché è generoso, altruista, rispettoso, prodigo di elogi, di ringraziamenti. In certi casi si ha la sensazione che certi gesti non siano fatti con genuinità, specie se non son stati richiesti. In alcuni, quest’atteggiamento troppo prodigo, causa irritazione e disagio poiché alla fine si scopre di trovarsi invischiati in una rete di obblighi psicologici. Pur di evitare conflitti adotta una posizione di sottomissione e non di rado si assume colpe non sue. Difficilmente menziona problemi tra fratelli, nemmeno quelli che lo riguardano.

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Pur di raggiungere la pace e la condivisione col gruppo, può nascondere o soffocare divergenze e contrasti, perché nel suo intimo si sente debole e vulnerabile. Si considera un poverino, costantemente bisognoso di rassicurazioni. Non riesce a valutarsi in modo obiettivo perché si sente inadeguato e il suo giudizio dipende dall’opinione degli altri.

Eppure, la Bibbia descrive Geova come una persona arrendevole, che cambia rotta al sorgere di nuove circostanze, che esercita la sua autorità facendo appello all’amore per toccare il cuore degli uomini. L’arrendevolezza è una caratteristica della sapienza divina. Gesù mostrò al prossimo, benignità (epièikeia, letteralmente arrendevolezza). L’arrendevolezza è anche un requisito degli anziani (TNM, nota in calce in 1 Timoteo 3:3; per un approfondimento vedi la W 1/8/94 pp.9-20). Nonostante questi esempi, egli fa fatica a progredire e a migliorare le sue qualità, anzi nel tempo, le sue risorse principali si inibiscono.

Non lasciate che diventi inattivo. Se poi in congregazione incontra personalità forti, aggressive e prepotenti, pur di evitare conflitti con loro, si fa ancora più piccolo, schiacciato dal desiderio di farsi accettare. E’ talmente conciliante da porgere l’altra guancia e non per il piacere dell’umiliazione o perché aspira al martirio, ma per soddisfare un forte e sincero bisogno di pace e armonia interiore. La predisposizione all’arrendevolezza è un’ottima qualità spirituale se gestita con equilibrio e indirizzata nel giusto modo, ma se il gruppo e i nominati non capiscono l’arrendevole e non lo accettano, è molto probabile che nel tempo lasci la congregazione per diventare così un inattivo.

(continua)

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