TRADITORE O TRADITO?

Dante considera il tradimento un peccato imperdonabile e pone Giuda, Bruto e Cassio – considerati i peggiori esempi di traditori –  al centro dell’Inferno, in compagnia di Lucifero.

Giuda ha tradito Gesù; Bruto e Cassio hanno tradito Cesare. I loro crimini sono intrisi di avidità, superbia e ribellione.

Nella visione, Lucifero viene rappresentato con tre teste e la parte bassa del corpo è conficcata nel ghiaccio e ha una dimensione gigantesca, ampliata dalle enormi ali di pipistrello. Con ognuna delle tre bocche, la mostruosa creatura dilania i corpi dei peccatori, mentre con gli artigli li spella.

Virgilio spiega a Dante che i tre corpi penzolanti dalle tre bocche di Lucifero sono quelle di Giuda, Cassio e Bruto.

IL TRADIMENTO

Chi tradisce in maniera ingannevole la fiducia di altri o viene meno a un dovere, alla fede data, a un impegno solennemente assunto, viene definito un traditore. Tradire significa consegnare una o più persone a qualcuno con un inganno o un tradimento ed è un’azione delittuosa, dannosa.

Il più infame traditore menzionato nella Bibbia è Giuda Iscariota. (Luca 6:16) Giuda ‘tradì sangue giusto’ e consegnò il Cristo ai suoi nemici per 30 pezzi d’argento (Matteo 27:3-5) Da allora il nome Giuda è divenuto sinonimo di “traditore”, soprattutto di chi tradisce fingendosi un amico.

Le TRE caratteristiche principali del tradimento:

(1) L’avidità è lo smodato e ardente desiderio di avere di più, si tratti di denaro, beni, potere, sesso o altro. Ha il senso di “voler avere di più”, come ad esempio può succedere a chi ha già un’autorità, ma prova anche il forte desiderio di vedere altri tremare sotto la sua autorità (Salmo 10:18). L’avidità, pur essendo un desiderio nascosto, prima o poi, si manifesterà con qualche azione palese. 

 (2) La superbia è la percezione di una esagerata stima di sé e fa sentire superiore agli altri che vengono guardati con un certo distacco, persino con disprezzo. Il senso etimologico della parola richiama al concetto di persona prepotente.

Il superbo non si identifica con Dio che è al di sopra degli uomini, ma si ritiene vicino o simile a lui. La sua natura lo porta a denigrare gli altri e a sentirsi soddisfatto di sé quando scredita i suoi ex compagni di fede.

La superbia è incapace di relazioni umane; invece che avvicinare allontana, essa genera lotte e divisioni. Nel Salmo 138:6, si legge: «Anche se dimora in alto, Geova guarda verso l’umile; il superbo invece lo conosce solo da lontano». Dio è vicino agli umili ma è lontano dal superbo. La superbia allontana non solo dagli altri, ma anche da Geova

(3) La ribellione è riferita a chi volontariamente e costantemente disubbidisce o resiste e si oppone a un’autorità superiore. Alcune cause di ribellione hanno a che vedere con l’orgoglio, l’egoismo, le pressioni esterne, dissenso sul giudizio di un superiore e desiderio di sottrarsi all’oppressione, reale o immaginaria.

La prima ribellione a Dio ebbe inizio nel reame invisibile. Una creatura spirituale tentò e ci riuscì a far ribellare la prima coppia umana al suo Creatore. Rese attraente la ribellione, presentandola come una condotta che poteva illuminarla. Eva cedette così all’ambizione di essere ‘simile a Dio’ e decidere da sé cosa fare della sua vita.

La ribellione può nascere anche tra cristiani. Anche se a quel tempo esistevano degli apostati, l’apostolo Paolo predisse un’apostasia o una ribellione fra coloro che si dichiaravano cristiani (2Tessalonicesi 2:3).

Mormorare porta alla ribellione. Come in passato, gli israeliti mormorarono contro Mosè e furono giustiziati, così anche oggi, chi mormora contro l’autorità costituita dentro il suo popolo, può diventare ribelle agli occhi di Geova e subire il suo giudizio. (Numeri 14:26-30)

Perciò, alla fine dell’argomento, potresti chiederti:

“Sono stato effettivamente tradito da qualcuno nell’organizzazione di Geova o invece, nel tempo, dopo aver servito Dio fedelmente, ho ceduto all’avidità, alla superbia e alla ribellione e sono diventato un traditore?”

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