TRASFORMAZIONE RELIGIOSA E FORMALISMO

La Bibbia evidenzia la necessità di presentare sacrifici graditi a Dio con piena facoltà mentale, “di essere trasformati e rinnovati nella mente” (Romani 12:1, 2). In pratica, raccomanda di essere anticonformisti riguardo a questo mondo e di farlo con discernimento in modo da conseguire la pienezza del processo di trasformazione della personalità cristiana.

Il cristiano accetta dunque di non conformarsi alla logica del tempo in cui vive e accetta di agire concretamente. Il suo agire lo fa uscire fuori dagli “schemi” correnti. Tale trasformazione avviene in maniera graduale e passa attraverso una mente rinnovata che conduce alla scelta di un comportamento equilibrato. Senza discernimento non si può comprendere pienamente la volontà di Dio, perché esso è un dono dello Spirito di Dio che si unisce al nostro spirito, e come tale va desiderato e cercato da ogni cristiano.

Il discernimento è la facoltà dei sensi e dell’intelletto per distinguere il bene dal male per poi scegliere di fare quello che è giusto (Ebrei 5:14). L’uomo di discernimento “cammina diritto davanti a sé” (Proverbi 15:21).

La mente a cui Paolo si riferisce non è solo l’esercizio del ragionamento, ma il luogo del discernimento etico in cui esaminare con avvedutezza i vari aspetti della verità e i suoi concetti, in modo da presentarsi a Dio in maniera accettevole. Si tratta di un rinnovamento interiore continuo che coinvolge il modo intimo di pensare e agire in prospettiva spirituale. Tutti noi siamo profondamente influenzati dall’educazione ricevuta e dall’ambiente in cui viviamo. Ma, non è il mondo ad offrire criteri validi per essere approvati da Dio, quindi la necessità di non lasciarsi modellare da esso.

Se vogliamo continuare a essere anticonformisti, dobbiamo fare un’onesta valutazione delle nostre inclinazioni e dei nostri sentimenti più reconditi, delle nostre mete e dei nostri valori, cose che probabilmente non si colgono dall’esterno. Magari gli altri ci lodano per quello che stiamo facendo, ma solo noi sappiamo fino a che punto abbiamo permesso agli insegnamenti della Bibbia di trasformarci e se tale trasformazione è ancora in atto.

Per essere trasformati interiormente occorre qualcosa che sia in grado di andare oltre la superficie, che arrivi nel profondo. Se ci fate caso, la parola trasformazione è divisa in tre parti: tras-forma-zione. Il prefisso «tras» significa «oltre», «al di là» ed è posto davanti a «forma» che unito diventa «trasforma». Aggiungendo il suffisso «azione» si ottiene il termine trasformazione. Tutto questo significa che la forma si supera andando oltre con un’azione.

La forma, in genere, serve ad osservare le regole. Il riferimento di Romani 12:2 serve a superare la forma mentis a cui siamo abituati sin da piccoli ad osservare, ed è proiettata verso le cose di natura spirituale, come ad esempio la qualità astratta dell’amore. Un’idea, un pensiero, non hanno forme e sono senza limiti, cosa impossibile a ogni cosa creata, che assume una sua forma ben definita. L’uomo vive in un mondo di limiti. La persona spirituale non ha limiti nello spirito, ma solo nella carne. Il luogo dove avviene la trasformazione è quello dello spirito interiore.

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio scrisse: “I Farisei sono legati da scambievole amore e perseguono la concordia entro la comunità”. Erano probabilmente le persone più rispettate e stimate della società ebraica del tempo. A differenza della maggior parte degli ebrei, Gesù Cristo non si lasciò ingannare dall’aspetto esteriore dei farisei (Matteo 23:27). La loro adorazione era semplice formalismo.

Il FORMALISMO è un atteggiamento dove prevalgono nelle attività spirituali i motivi esteriori o convenzionali e ha la tendenza a inquadrare la realtà (soprattutto quella spirituale) entro schemi precostituiti, dove viene attribuito un valore determinante. Si tratta dunque di un attaccamento alla forma esteriore, per cui si trascura o si dà minore importanza a ciò che è essenziale. Tutto ciò viene espletato tramite una rigorosa osservanza delle norme e dei regolamenti.

I farisei non divennero ipocriti dall’oggi al domani. Piuttosto questa tendenza si afferma pian piano col passare del tempo. Senza accorgersene, anche oggi il cristiano può acquisire le spiacevoli caratteristiche dei farisei. Col tempo le regole imposte dai farisei sembrarono più importanti delle leggi e dei princìpi di Dio.

Essi si ergevano a giudici ed erano inclini a condannare chiunque non soddisfacesse le norme che loro ritenevano giuste. L’atteggiamento di superiorità e l’esagerata autostima che avevano generarono in loro il bisogno di avere il controllo degli altri.

Siccome il processo di trasformazione è continuo, l’errore dei farisei fu quello di non esaminarsi alla luce delle Scritture per verificare se ciò che facevano era approvato da Dio. Lo stesso, pur se in parte minore, accade oggi in ambito spirituale tra il popolo di Dio.

Cosa prevale nell’ambito delle congregazioni, le regole con tutte le sue forme e i suoi limiti? Oppure, si nota un continuo processo di trasformazione e di crescita spirituale? Come si è detto prima, il cristiano è anticonformista riguardo alle forme di questo mondo. Ma quando in congregazione, alcuni hanno lo spirito di questo mondo, il tdG fedele deve lasciarsi condizionare da questo spirito o deve continuare a essere anticonformista?

Se un fratello viene combattuto nel suo habitat cristiano da alcuni nominati formalisti, che hanno le caratteristiche di questo mondo, come dovrebbe comportarsi per evitare di scoraggiarsi e di allontanarsi dalla congregazione di Dio? Bisogna tener conto che la trasformazione è anche un principio di rinnovamento. Alcuni resistono ai cambiamenti perché vivono in una sicurezza illusoria e temono che la loro forma religiosa ben radicata sia cambiata in peggio.

In realtà, ciò che temono sono i limiti della loro esistenza fisica. Costoro rimangono intrappolati nella loro forma. Sperimentare la trasformazione significa aprirsi a un’idea completamente nuova e alcuni invece respingono le novità, preferiscono la sicurezza a cui sono confortevolmente abituati. Considerano un rischio buttare a mare le vecchie sicurezze.

Può darsi che l’atteggiamento di chi mette la testa sotto la sabbia non comprenda il senso della trasformazione. Siamo stati condizionati a credere che la sfera delle nostre cose spirituale sia di pertinenza del CD o di competenza degli anziani delle congregazioni. Pur apprezzando i consigli SCRITTURALI che riceviamo, loro non sono i signori della nostra fede, ma compagni d’opera (2 Corinti 1:24). Come comportarsi allora, per evitare di diventare inattivo?

  • Esercitati a non pensare la tua spiritualità come forma religiosa che deve essere approvata in base a delle prestazioni (privilegi, incarichi, nomine, titoli, pionierato, ecc.).
  • Non criticare, non giudicare, osserva come si comporta la tua forma.
  • Comincia a osservare come alcuni distruggono la possibilità che hanno di essere felici e approvati da Geova. Mentre osservi i loro modelli frustranti, osserva anche i limiti che stanno dietro la formalità.
  • Invece di lasciarti scoraggiare dalla tua vecchia personalità o da quella degli altri, adotta un atteggiamento trasformativo. Tutti sono capaci di farlo, ma non tutti hanno voglia di farlo.
  • Esci dalle tue zone di sicurezza a cui sei abituato. Esplora, conosci, informati riguardo a ciò che va oltre il formalismo. Liberati di quelle abitudini che ostacolano la trasformazione
  • Ricorda che quando giudichi un fratello stai giudicando te stesso. Il giudizio che dai su quel fratello non dice nulla su di lui; dice solo che hai bisogno di giudicarlo in quel modo. Lo stesso vale anche per chi ti giudica.
  • Non sono gli altri a doverci dire in continuazione quello che dobbiamo fare, anche se a volte è necessario. Quando impariamo ciò che Geova richiede da noi in armonia con quanto esposto nella Bibbia, la nostra reazione a quanto leggiamo rivela quello che abbiamo nel cuore, e ci permette di capire quali cambiamenti dobbiamo fare per agire in conformità con la sua volontà.
  • Geova ci plasma sul piano spirituale. Se glielo permettiamo, la trasformazione che ne risulta è interiore: proprio ciò di cui abbiamo bisogno per respingere le influenze negative.
  • Se vogliamo che la Parola di Dio ci trasformi, non possiamo limitarci a leggerla e a studiarla. Bisogna fare in modo che questa scenda nel profondo del cuore. Essa è la verità. Non è semplice conoscenza.
  • Se gli altri fratelli non ti edificano, fallo tu con te stesso. Sii comprensivo e indulgente con te stesso, parlati dolcemente. Ci vuole tempo per sviluppare qualità spirituali. Più ti tratti con dolcezza più questo atteggiamento si manifesterà anche nei riguardi della congregazione.

E se continui ad avere dei dubbi? “La fede segue ciò che si ode”, scrive l’apostolo Paolo. (Romani 10:17) All’inizio abbiamo edificato la nostra fede e fiducia in Geova, nelle sue promesse e nella sua organizzazione nutrendoci della Sua Parola. È ovvio che non abbiamo creduto ciecamente a tutto quello che abbiamo udito. Abbiamo esaminato “attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se queste cose stavano così”. (Atti 17:11) Abbiamo ‘provato a noi stessi la buona e accettevole e perfetta volontà di Dio’ e ci siamo accertati che quello che avevamo udito fosse vero. (Romani 12:2; 1 Tessalonicesi 5:21)

Se le cose della tua vita sono cambiate, questo non vuol dire che è cambiata la Parola di Dio. Se oggi nutri dei dubbi, bisogna riconoscere che non tutti i dubbi sono dannosi. Prima di credere in qualcosa a volte bisogna aspettare finché non si è sicuri dei fatti. Anche l’apostolo Giovanni avverte i cristiani di non credere ciecamente. “Non credete ad ogni espressione ispirata”, scrive. Piuttosto “provate le espressioni ispirate per vedere se hanno origine da Dio”. (1 Giovanni 4:1)

Questo, però, è diverso dal lasciar sorgere nella mente e nel cuore dubbi nocivi e infondati, dubbi che possono distruggere convinzioni e relazioni solide. Nutrire dubbi del genere equivale ad avere convinzioni od opinioni incerte che spesso rendono difficile prendere decisioni.

Alcuni danno l’impressione di star bene spiritualmente anche quando non si nutrono bene della Parola di Dio. Anche se gli altri non lo sanno, voi sapete in effetti fino a che punto vi nutrite spiritualmente. In quale luogo digitale state nutrendo la vostra spiritualità? Un sito web potrebbe essere come l’etichetta, il contenitore o la pubblicità di un prodotto. Può presentarsi come migliorato nella confezione esteriore, ma in sostanza contiene sempre lo stesso prodotto di prima.

Alcuni sono attratti, non dal contenuto, ma dalla confezione a cui danno tanta importanza. Per quanto bella possa essere la confezione di un prodotto, alla fine ciò che conta è il suo contenuto. Ad esempio, se la confezione è di un prodotto alimentare, per quanto bella e attraente possa essere pubblicizzata, alla fine non si mangia la confezione ma ciò che è dentro. Se il contenuto indebolisce invece di rafforzare la tua spiritualità, chiediti se valga la pena frequentare certi siti on line.

Non siamo solo creature fatte di carne e sangue, ma anche spirituali. Dentro di noi esiste un ponte che ci unisce a questa invisibile parte di noi stessi. La vita è qualcosa in più del mangiare, bere e divertirsi. I pensieri, che non hanno forma e limiti, possono portarci ovunque. Dove non c’è dimensione tutto è possibile.

C’è una potente energia vitale che muove l’universo e noi siamo parte vivente di questo immenso universo, dove non devi lottare, non devi combattere, non devi vincere. Devi solo sapere. Dopo che conosci, devi lasciarti trasportare da questa energia spirituale. Devi solo respirarla e lasciarti condurre da essa. Solo allora la nostra immaginazione si potrà liberare dalla nostra debolezza e dall’altrui formalismo.

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