I tre enigmi di Giorgio da Castelfranco

Perché “I due amici”, “La tempesta” e “I tre filosofi” sono considerate grandi opere enigmatiche? Anche l’artista che le ha dipinte, nonostante sia famoso in tutto il mondo, è uno dei personaggi più enigmatici della storia dell’arte.

Di Giorgio da Castelfranco, detto “Giorgione” per la sua alta statura fisica, si sa ben poco. Fu sfuggente, inafferrabile e misterioso: un mito. Di fronte ai suoi quadri le domande sono molte e le risposte mai certe, solo ipotesi. Perché questi tre quadri dovrebbero interessarci?

Molti sono attratti dal fascino che avvolge ogni enigma, il voler svelare a tutti i costi il senso delle allusioni, le parole oscure o velate, a volte inspiegabili, che l’enigma propone. E’ quell’istinto umano che desidera sapere ciò che non sa, chiamato comunemente curiosità. La Bibbia è piena di enigmi, allegorie e metafore. Qualcosa di attrattivo c’è in queste tele, una realtà che non si vede: la psiche. Ci sono movimenti dell’animo umano che si spostano dentro gli spazi dei quadri e che l’occhio dell’osservatore non riesce a fissare. Si tratta di situazioni psicologiche di contrasto raffigurate da simboli. Comunque, ci sono dei particolari che possono interessarci.

I due amici

Il contrasto psicologico è evidente: l’uomo in primo piano, elegante e raffinato, non si capisce se è depresso, triste o stia pensando, mentre la figura in secondo piano è più viva, più estroversa, sorride in modo indecifrabile. La diversità tra i due stati d’animo è evidente anche dalla luce: il primo ha la testa inclinata colpita da una luce che entra da una finestra, si trova perciò in una stanza, mentre l’altro giovane ha alle sue spalle un cielo azzurro e la sua camicia sbottonata è di un bianco come la neve, che sembra staccarsi dalla composizione. Ma ciò che illumina veramente il quadro è il melangolo (un’arancia amara) che l’uomo stringe delicatamente in una mano. Il melangolo simboleggia nell’arte l’amore coraggioso di chi affronta le amarezze della vita o forse un amore finito, oppure l’amore dolce/amaro della malinconia.

L’amico posto alle spalle, pur avendo uno stato d’animo diverso, partecipa comunque ai sentimenti dell’altro. La sua è un’amicizia attiva, mentre la contemplazione e la malinconia del suo amico sono spesso la conseguenza di uno stato di inattività fisica ma non intellettiva. La raffigurazione trasmette un’immagine di pensieri, di meditazioni sull’amore e l’amicizia, ma anche sulla malinconia e il desiderio di amore e di condivisione. Tra amici ci possono essere stati d’animo contrapposti, ma quando l’amicizia è sincera e genuina si attiva per capire e comprendere cosa passa per la testa del suo caro amico “inattivo”.

La tempesta

Gli studiosi dell’arte non sono ancora riusciti a dare una spiegazione convincente dell’opera. In primo piano si nota una donna seminuda che allatta un bambino. A sinistra, un uomo appoggiato a un’asta li sta osservando. In mezzo un ruscello separa le due figure; sullo sfondo un fiume costeggia una città, mentre in alto un fulmine brilla tra le nubi del cielo. Come ipotesi sul significato filosofico c’è anche un riferimento al bambino Mosè ritrovato sulle acque e adottato dalla figlia del faraone. Anche in questo quadro emergono le dualità: uomo simbolo di forza, donna che allatta allude alla carità; Adamo con una vanga per coltivare il terreno ed Eva che allatta Caino; natura e umanità. Tra le altre ipotesi c’è anche quella che Giorgione lo abbia dipinto senza avere in mente nessun soggetto, soltanto figure sparse qui e là, così come lo stato d’animo di quel momento lo ispirava a dipingere. L’ipotesi più accreditata è che si trattasse della storia della madre di un futuro eroe, cacciata dalla città, dove viene scoperta da un giovane e gentile pastore, da cui nasce una storia d’amore (Gombrich).

Come spesso accade, di fronte a interpretazioni cervellotiche, l’uomo tende a razionalizzare anche l’irrazionale. Forse l’artista dipinge il primo paesaggio moderno, con due figure, maschile e femminile, quindi l’umanità intera, sotto la tempesta o poco prima che essa si abbatta. Non è il soggetto la cosa più importante ma quello che l’osservatore percepisce: un tutt’uno con la natura e la sensazione di esserne trascinato dentro. Come scrisse Leopardi: “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. E’ come se si provasse il desiderio di volersi trovare in mezzo alla furia della tempesta. Alcuni scorgono i segni della tempesta spirituale che sta per abbattersi su di loro. Invece di trovare protezione dalla violenza del vento e della pioggia, sembra che piaccia vedere la loro fede “naufragare dolcemente nel mare tempestoso” di questo mondo.

I tre filosofi

A destra tre personaggi, due in piedi e uno seduto; a sinistra un’oscura parete rocciosa; in centro un luminoso paesaggio. Anche qui, le interpretazioni sono innumerevoli. Per alcuni rappresentano la giovinezza, la maturità e la vecchiaia. Per altri, l’umanesimo rinascimentale, la filosofia araba e il pensiero medievale. Qualcuno vede nell’uomo anziano il Mosè con le tavole con accanto Maometto. Dagli strumenti che il vecchio e il giovane tengono in mano, alcuni deducono che si tratti di astrologi con riferimento ai magi che visitarono Gesù. Poi ci sono anche quelli che ci vedono le tre diverse etnie dai discendenti dei figli di Noè o le tre personificazioni della filosofia antica, medievale e moderna.

A noi piace vedere la Filosofia (amore per la sapienza) non nelle parole o negli uomini, ma nelle opere. Una filosofia che si tolga di dosso il fastidio dell’inattività, indicando ciò che va fatto; che dia forma alla vita e sappia tracciare la rotta da seguire in un mondo di ambiguità e instabilità. In ogni momento della nostra vita si presentano occasioni che esigono determinazione. Una filosofia che sappia dunque smarcarsi da dove ogni cosa è prestabilita, ma anche da un dio che tutto predispone e che nulla può essere modificato. Una filosofia che ci lasci decidere con la nostra testa le scelte importanti della nostra vita. Qualunque sia la scelta, l’importante è che la filosofia, intesa come saggezza, ci aiuti ad affrontare le avversità, ci insegni a ubbidire al vero Dio e ci dia il coraggio di sopportare le sorti della nostra esistenza.

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