Tristezza addio

Hanno ragione gli strizza cervelli. E’ colpa del nostro atteggiamento mentale se siamo tristi in continuazione. Lo siamo perché ci lasciamo influenzare dalle cose esterne. Rincorriamo modelli irraggiungibili e ciò che possiamo facilmente raggiungere lo scartiamo. Gli unici felici sono quelli che lo sono interiormente e che si sentono appagati dalle loro attività.

Siamo i peggior nemici di noi stessi. Ci paragoniamo troppo agli altri e alle cose che possiedono. Nessuno ci impone di essere infelici e tristi. E nessuno può impedirci di essere felici e contenti. Vuoi essere felice? Pensa meno a te stesso e più agli altri. A dirlo è stato Gesù e se non ci credi leggilo in Atti 20:35 “Ricordatevi delle parole del Signore Gesù, che disse: ‘C’è più felicità nel dare che nel ricevere’”.

A dirla tutta, molti non hanno voglia e coraggio di assumersi certe responsabilità. Preferiscono che siano altri a decidere della loro vita. E poi vi lamentate degli altri. Troppo comodo!

E’ anche vero che molte cause di tristezza sono dovuti a fattori inevitabili, come le malattie e la morte. Quanto esse influiscano, positivamente o negativamente, dipende dalle scelte che facciamo. Anche a Dio capita di diventare triste. Pensa che potere: possiamo rendere Dio felice o triste con la nostra condotta. Appartenendo a una comunità religiosa è fuori discussione che molte vedute siano altri a stabilirle. E spesso ci conformiamo per non apparire strani. Col tempo, alcuni si accorgono di essere cresciuti con certe idee, convinzioni e forme mentali. Decidere di voler cambiare opinione è molti difficile. Disimparare è molto più difficile che imparare. Ma, poi siamo così sicuri che per essere felici è necessario cambiare completamente vita rinnegando tutto ciò che siamo stati fino adesso?

Come si copia la felicità degli altri ci si scorda che si può copiare anche l’infelicità. Alcuni se la prendono con altri cristiani. Non si diventa felici procurando l’infelicità agli altri. E se fossimo noi la causa principale dei nostri mali? E se fosse la nostra coscienza a essere troppo sensibile, a condannarci, a mortificarci, a umiliarci? Forse è colpa anche della nostra compiacenza. Vogliamo piacere agli altri, così che sono contenti di noi, mentre noi nascondiamo la nostra scontentezza. Se poi, vogliamo cambiare, i primi a ostacolarci siamo noi.

Il vero successo della felicità non è fare contenti gli altri per essere contenti noi. Cercare la felicità degli altri è farlo in modo disinteressato e non perché dalla felicità degli altri dipende anche la nostra. La felicità è dare e non ricevere. Certo, se gli altri li rendiamo felici e loro fanno altrettanto con noi, siamo tutto felici e contenti. Vivaddìo!

Ognuno di noi è unico. Quello che rende felice una persona, non rende felice l’altra. Inoltre, crescendo si cambia. Ciò nonostante certe cose sono collegate alla felicità più di altre. Per esempio, la vera felicità è messa in relazione con fattori come questi: sapersi accontentare, evitare l’invidia, coltivare amore per il prossimo e sviluppare una certa forza d’animo a livello mentale ed emotivo.

Inoltre ci si deve accontentare delle “cose presenti” (Ebrei 13:5). Fate attenzione all’invidia. Essa può intaccare la capacità di una persona di godersi le cose belle della vita e soffocare il senso di gratitudine per tutto ciò che di buono riceve (Galati 5:26). Un’esistenza felice dipende dai rapporti che abbiamo con gli altri che non dal lavoro, dal reddito, dalla comunità in cui si vive o persino dalla salute fisica. In altre parole, per essere veramente felice l’uomo ha bisogno di dare e ricevere amore. Come ha detto uno scrittore della Bibbia, “se […] non ho amore, non sono nulla” (1 Corinti 13:2). La forza d’animo si acquisisce mediante l’amore per le persone e a confortarle quando sono malate. Questo aiuto altruistico ha un beneficio anche su se stessi. Riceveremo sempre il doppio di quello che abbiamo donato di cuore. Il bene ci torna sempre indietro. A volte sono piccoli doni spirituali a produrre risultati inaspettati.

Diventare cristiani “inattivi” a causa di errori nostri o altrui fa parte dell’imperfezione umana. Per avere la forza di resistere dobbiamo riconoscere che questi eventi fanno parte della vita cristiana. Il problema non è essere diventati “inattivi”, ma come ciascun Testimone reagisce alle prove e come nel corso del tempo le prove lo maturano a farne esperienza e trarre tesoro per porvi rimedio. Questo è un modo per essere felici e per dire “addio alla tristezza”.

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