Troppa «attività» porta all’«inattività»


Diventare troppo attivi nelle faccende teocratiche può far collassare la propria spiritualità, al punto da diventare per metà inattivi, se non del tutto.

Conosciamo storie di zelanti fratelli nominati, super impegnati negli incarichi di congregazione e di circoscrizione che spremuti come un limone sono “scoppiati” perdendo ogni fibra della loro forza emotiva e spirituale. Approfittando della disponibilità e della loro generosità, sono stati oberati oltre le normali possibilità di sopportazione. Un po’ perché non sanno dire di no e un po’ perché, a volte, non riescono a distinguere quando sia appropriato calarsi in certe attività o rinunciarvi in quanto dispendiose. Sta di fatto che alcuni di questi cari fratelli si sono esauriti e un bel giorno, di botto, hanno mollato tutto e tutti.

La congregazione, osservando questi cari fratelli, ha l’impressione che siano estremamente occupati e prova un certo timore persino ad avvicinarli. Presi da mille impegni, ci si dimentica che le cose più importanti che Gesù disse di fare, si possono contare sulle dita di una mano. Il problema dei “tuttofare” è che si concentrano su mille cose e non sull’essenziale. A volte la troppa visibilità degli incarichi e dei privilegi diventa un problema. “Per ogni cosa c’è un tempo fissato, sì, un tempo per ogni faccenda sotto i cieli”, dice la Bibbia in Ecclesiaste 3:1-11. Dio “ha fatto bella [adatta, organizzata, opportuna] ogni cosa a suo tempo”. Geova ha stabilito il tempo adatto per fare le cose in maniera opportuna e organizzata. Purtroppo, a livello spirituale, molti non si rendono conto che le cose che stanno facendo hanno a che fare più con gli uomini che con Dio.

Le cose che Dio ha fatto belle gli uomini le fanno diventare brutte; se Dio ha fatto una cosa opportuna ed organizzata, l’uomo ha la capacità negativa di renderla inopportuna e disorganizzata. Il pericolo, in questi casi, è quello di non sapersi concentrare su qualcosa che sia davvero la volontà di Geova per quel momento o per quella circostanza. Le attività spirituali vanno affrontate in maniera spirituale. Non sempre è così. Pur di abbracciare molte attività teocratiche (perlopiù indirizzate alla religione che a Dio) diversi di questi nominati finiscono per esaurirsi. Alcuni vanno giù di matto. Altri sono diventati inattivi o in casi estremi si sono allontanati definitivamente dall’organizzazione dei testimoni di Geova. L’eccesso di attività porta a volte all’insuccesso spirituale.

Vedi gli articoli:

 

Anziani esauriti

 

 

Anche i pastori vanno in corto

 

 

La Bibbia è molto esplicita al riguardo: “… che vi accertiate delle cose più importanti”, e ancora: “ma siate trasformati rinnovando la vostra mente, così da accertarvi della volontà di Dio, di ciò che è buono, perfetto e gradito a lui”. (Efesini 1:9,10; Romani 12:2)

Com’è possibile che cristiani di un certo spessore spirituale, presi da tante attività non riescono più a distinguere ciò che ha la priorità nella loro vita e nella congregazione? Troppe regole? Troppe disposizioni da adottare? Troppi incarichi che vanno al di là delle proprie forze fisiche, emotive e spirituali? Troppo dediti a fare del bene anche a chi non lo merita? Amanti dei privilegi più di Dio? Troppo sfruttati da altri nominati fannulloni? Una percezione distorta dei propri incarichi? Voler fare affidamento su sé stessi considerando gli altri incapaci? Paura di delegare altri? Poca fiducia nei fratelli nell’adempiere dovutamente le responsabilità in congregazione? Avere la sfortuna di trovarsi in un corpo di anziani poco capace? Eccessiva confidenza con il sorvegliante di circoscrizione? Troppo ammanicato con lui? Avere paradossalmente la malasorte di essere fin troppo bravo e inviso agli altri anziani?

Per chi conosce accuratamente la Bibbia, sa bene che il problema dei farisei non erano le Scritture o la Tradizione. Il loro problema nei confronti di Gesù era:

  • credere che il supplemento potesse essere considerato un requisito;
  • confondere le cose sacre con la presenza del Sacro;
  • usare la tradizione per ciò che era opzionale anziché per l’essenziale.

Il supplemento è un’aggiunta a qualcosa che si crede incompiuta o insufficiente. Per i farisei, quello che faceva il popolo e che riguardava l’adorazione a Dio, lo consideravano insufficiente. Aggiungevano più regole in modo da compensare quello che secondo loro (non la Legge) consideravano difettoso, mancante. Ci sono cose che per la Bibbia sono marginali rispetto ad altre. I farisei invece confondevano le cose non essenziali e trascurabili di notevole rilevanza religiosa. Davano più importanza a cose secondarie rispetto a quelle principali. Una cosa sono i comandi (pochi) e un’altra gli optional (tanti). È questo l’errore che molti nominati confondono: percepire le cose secondarie alla pari di quelle più importanti. Ritenere ciò che si fa esteriormente più sacro del vero Sacro, cioè Dio.

Non tutte le attività sono essenziali per avere l’approvazione di Dio. Ciò che conta è il centro dell’adorazione non i contorni o le cose periferiche. Alcuni sono convinti che gli elementi esteriori che ruotano intorno all’essenzialità dell’adorazione siano importanti per fare la volontà di Geova, trascurando le tre cose cosa più importanti: la giustizia, la lealtà e la modestia (Michea 6:8). Geova è l’unico che ha il diritto di chiederci qualcosa e lo fa non pretendendo la perfezione, si aspetta che facciamo cose che siano alla nostra portata.


L’uomo buono fa del bene a sé stesso,

ma quello crudele si fa del male.

(Proverbi 11:17)

Possiamo esercitare la giustizia essendo imparziali, corretti e onesti nei rapporti interpersonali. Dio non ci chiede semplicemente di mostrare benignità, ma di amarla.  Se amiamo la benignità (amore leale), saremo felici se la manifesteremo di buon grado e aiuteremo con gioia chi è nel bisogno. Se siamo modesti agli occhi di Dio saremo obiettivi nel valutare la nostra condizione dinanzi a lui e riconosceremo i nostri limiti, avremo cioè un concetto realistico di ciò che questi si aspetta da noi e di ciò che noi possiamo dargli. Geova non ci chiede mai qualcosa che travalichi le nostre possibilità, non si aspetta che lo serviamo al punto di essere sfiniti, da stramazzare a terra. Non gli servono stoici o vittime eroiche da sacrificare sull’altare dell’efficienza e dell’organizzazione. Egli si rallegra quando nota che facciamo del nostro meglio per servirlo, anche nelle piccole cose. Inoltre tiene conto dei nostri limiti, cosa che a volte noi trascuriamo di fare.

 

APPROFONDIMENTO:

Manteniamo l’equilibrio assolvendo molte responsabilità W 1/11/1966

 

 

 

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