Troppo ottimismo acceca la mente

Cosa succede nelle congregazioni quando si cerca di apparire esageratamente ottimisti nelle proprie convinzioni o si ha uno scarso senso della realtà?

 Alcuni ricercatori sostengono che i troppo ottimisti hanno un difetto cerebrale, perché non riescono a vedere le cose negative. A volte può essere anche un bene perché si riduce lo stress, ma può rivelarsi nocivo perché difficilmente l’ottimista esagerato prende le dovute precauzioni per evitare eventuali rischi. Se è vero che l’ottimismo esagerato può essere nel tempo controproducente, è anche vero che l’ottimista intelligente non è un ignorante, anzi è aperto di mente, non ha pregiudizi, si pone obiettivi raggiungibili, ha cura del suo corpo e della mente ed è consapevole che la vita è fatta di alti e bassi e quindi ogni occasione è utile per imparare, crescere e vivere con equilibrio e assennatezza.

La fede è necessaria per darci sostegno e forza per andare avanti e per guardare il futuro con fiducia. E’ vero che il pessimismo prosciuga le energie di cui si ha bisogno per migliorare una situazione o affrontarla. Ma, una fiducia gonfiata e fin troppo enfatizzata acceca la mente fino a non rendersi conto di quello che succede realmente nelle congregazioni.

Se si abituano i fratelli a vedere sempre e comunque i lati buoni degli altri, anche quando le ingiustizie sono palesi; se si continua a martellare con discorsi, video e pubblicazioni, che bisogna aspettare Geova per risolvere problemi apparentemente insormontabili; se inebriamo l’uditorio di meraviglie future, di cui a volte nemmeno gli stessi oratori ne sono convinti, con un finale spettacolare dove ogni cosa miracolosamente torna al suo posto come lo era nel Paradiso originale; se enfatizziamo con superficialità certi interventi sovrannaturali degli angeli che guidano ogni nostra azione nel ministero di campo, con ogni probabilità stiamo percependo una realtà diversa da quella che si legge nella Bibbia. Forse, vediamo fin troppo a colori, senza nessuna sfumatura di grigio.

È interessante che la parola ottimismo non compare nella Bibbia; viene usata una parola più vigorosa: speranza. Nell’uso biblico la speranza non consiste solo in un modo ottimistico di vedere una certa situazione. Si riferisce anche a ciò in cui si ripone speranza. (Efesini 4:4; 1 Pietro 1:3) Ottimismo e pessimismo sono due filosofie contrastanti: «L’ottimista proclama che viviamo nel miglior mondo possibile, e il pessimista teme che sia vero» (J.B. Cabell). Nel corso della nostra esperienza cristiana abbiamo avuto modo di constatare che molti iper-ottimisti, una volta che si sono resi conto dell’incapacità di realizzare le loro aspettative, perdendo la speranza sono caduti in un cupo pessimismo. La speranza di Dio è cosa ben diversa dall’esagerato ottimismo in Dio. L’incauto ottimista è un temerario che mette a rischio il suo benessere.

Che si debba essere contenti delle proprie attività spirituali è cosa normale e giusta. E’ sbagliato però che lo si faccia in maniera entusiastica con lo scopo di nascondere le magagne, le situazioni irrisolte, i vari fallimenti, la mancata crescita, l’aumento nel campo delle defezioni, dei numerosissimi casi giudiziari che coinvolgono molti proclamatori e il malumore sommerso dei proclamatori su come sono gestite le congregazioni dai corpi degli anziani.

Di fronte a certi fatti, alcuni hanno la tendenza a vedere il bicchiere mezzo vuoto, altri invece quello mezzo pieno. Come si vede nell’illustrazione, chi misura il contenuto dentro il bicchiere si serve solo del metro, stando in piedi; invece chi misura lo spazio vuoto ha bisogno della scala e di salire i gradini per misurare. Compie due sforzi: cercare la scala e salire. Sono due modi differenti di vedere lo stesso fatto, uno lo fa con fatica minore e l’altro con maggiore fatica. A noi di inattivopuntoinfo, non piacciono né l’uno né l’altro. Ci piace dire che il realista vede il bicchiere per quello che è: mezzo pieno di acqua e mezzo vuoto, anche se in realtà la parte vuota non è vuota ma è piena di aria. Il punto non è se è mezzo pieno o mezzo vuoto, perché entrambi sono pieni, uno di acqua e l’altro di aria. La vita cristiana è sempre piena come il bicchiere, ha bisogno di attività, ma anche di aria, cioè di respirare per poter vivere.

Da qualche mese circola tra i media (e naturalmente tra i tdG) l’esito di un sondaggio fatto nelle congregazioni dove si evidenziano i benefici ottenuti grazie alla messa in pratica dei consigli biblici. Certi risultati non possono che far piacere a dimostrazione dell’efficacia delle norme scritturali. (Vedi la notizia ANSA). Da tempo, noi di inattivopuntoinfo, chiediamo al CD di farci conoscere le statistiche dei fratelli che sono diventati “inattivi” negli scorsi anni e quanti di loro sono ritornati a “casa” dopo la distribuzione dell’opuscolo Ritorna a Geova. Speriamo che un giorno il CD “dia i numeri”.

Il cristiano con “i piedi per terra” non cerca di spargere il seme del dubbio, facendo credere che in congregazione sono tutti ottimisti boccaloni, nel senso di ingenui e creduloni. Sono moltissimi i cristiani tdG realisti, che non hanno le fette di salame negli occhi. Se si cerca di far conoscere certi fatti, lo si fa per vedere le cose da un’altra prospettiva. Il realista non ha il cuore perverso, semplicemente vede la realtà in maniera diversa dall’ottimista facilone (come è giusto che sia). Far vedere certe realtà sbagliate che succedono nel popolo di Geova è sbagliato? La Bibbia è piena di esempi di uomini fedeli mandati da Geova per avvertire il popolo d’Israele della sua condotta sbagliata. Sbagliava anche Geova nel far questo? Che dire allora di Gesù e degli accesi scontri con i farisei e i capi religiosi del suo tempo?

C’è da sottolineare che un’argomentazione impeccabile può poggiare su fatti innegabili. Ma, se è utilizzata per ferire, screditare, fomentare divisioni, polemiche, dibattiti inutili e pregiudizievoli, alla fine della fiera non ha raggiunto il suo scopo: cioè la verità, non quella del fatto in sé, ma quella di cui parlò Gesù che libera, appunto, dalle calunnie, dalle divisioni e dalle cattiverie. Se questa verità di argomentare i fatti conduce a una riflessione consapevole, matura, edificante e porta a un dialogo costruttivo, allora, si può dire che essa è abitata dalla verità, poiché stimola all’operosità proficua. Per stare in salute, alcuni scelgono certi cibi sani ed evitano quelli nocivi; si può fare lo stesso con gli argomenti negativi e faziosi.

Spesso la visione negativa o positiva di un fatto è condizionata anche dall’attività professionale:

. Il medico vede la debolezza dell’uomo.

L’avvocato la malvagità.

Il teologo la stupidità.

Quando le persone, attraverso un dialogo sincero, schietto e rispettoso, lasciano emergere la verità, esse sono attratte dal far bene, e si responsabilizzano nell’uso del linguaggio. Colui che tira in ballo per primo la notizia e lo fa con frenesia, con lo scopo di suscitare clamore e sensazionalità, deve rendersi conto che molte notizie riguardano persone e non cose. Spesso si ha a che fare non con concetti scritturali ma con la vita delle persone. Informare vuol dire essere accurati nelle fonti filtrando bene le false notizie da quelle vere. Un’informazione deve formare la coscienza di chi la legge e non abbatterla. Una sana informazione genera fiducia e apre la via all’unità e non al disordine. Tutti dovremmo chiederci: Qual è lo scopo di questa notizia? Cosa si prefigge? Edifica o abbatte? Scredita o è rispettosa? E’ obiettiva o tendenziosa?

La Bibbia dice che: “Un cuore allegro [ottimista] è una buona medicina, ma uno spirito abbattuto inaridisce le ossa”. — Proverbi 17:22La Nuova Diodati. Questo vuol dire che l’ottimismo o la positiva allegria nella propria vita reca benefici sia a livello intellettuale che fisico, rispetto all’arida ossatura della vita dei pessimisti.

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