Troppo senso del dovere fa male

Cristo insegnò a vivere la verità come una sequenza di doveri?

Alcuni nostri fratelli cristiani sono passati da un eccessivo attivismo a una completa inattività dei loro doveri assunti il giorno del battesimo e della loro dedicazione a Geova. È risaputo che molti malesseri sono riconducibili a certi obblighi imposti che ingabbiano la vita cristiana e la privano di quella spontaneità che rende libera la creatività e la volontarietà. All’improvviso, un sintomo psichico, fisico o spirituale, avverte di essersi spinto troppo in là. Troppo tempo occupato e poco spazio per sé stessi. Forse tutto nasce da un periodo in cui è stato necessario impegnarsi per il bene della famiglia e della congregazione. Ora che quella richiesta è stata soddisfatta si è rimasti con lo stesso assetto di prima, oppure sono sorti nuovi impegni dovuti alla nomina di pioniere, servitore di ministero o di sorvegliante della congregazione.

O invece, bisogna accettare che siamo fatti così. Prima il dovere e dopo ancora il dovere e poi ancora il dovere, e così via per tanto, troppo tempo, finché non siamo collassati. Il bello per alcuni è che il piacere sta nell’aver soddisfatto il dovere. A volte si ha l’impressione di essere diventati schiavi di un atteggiamento nevrotico dove la mente e il corpo trovano più sicurezza e soddisfazione nel fare ripetutamente le stesse cose, pur se faticose.

LA TRAPPOLA DEL PERFEZIONISMO

Il perfezionismo è il figlio esagerato del dovere, che pretende di fare delle cose impossibili da quelle possibili. La sua parola d’ordine è intransigenza estrema. Tende a chiedere a sé stesso e agli altri delle prestazioni al massimo delle loro possibilità, se non addirittura al di sopra delle proprie capacità allo scopo di soddisfare delle aspirazioni ambiziose o degli ideali impossibili. Il perfezionista dove opera crea con le sue pretese esagerate un clima di scontento e di scoraggiamento.

Non c’è niente di sbagliato nel cercare di fare del proprio meglio. Ma c’è una bella differenza fra cercare in maniera equilibrata di dare il meglio e rincorrere ossessivamente un ideale impossibile. Il perfezionismo può essere un carico pesante da portare, sembra una banalità dirlo, ma nessuno è perfetto. Il perfezionista difficilmente ammetterà di essere imperfetto. Non solo, lui non accetta osservazioni sul suo conto. Guarda gli altri con la lente di ingrandimento, mica se stesso. Gesù condannò coloro che guardavano i piccoli difetti negli altri e non i propri molto più gravi (Luca 6:41).

Gli strizzacervelli dicono che dietro la maschera del perfezionismo si nasconda il timore di fallire o il desiderio di voler diventare ad ogni costo qualcuno. È un’aspettativa che non si realizza mai, perché il perfezionismo è fatto di sensi di colpa, difensiva e timore di essere ridicolizzati. “È un correr dietro al vento” per dirla con le parole di Salomone. (Ecclesiaste 4:4). In congregazione e tra i corpi degli anziani non c’è cosa più irritante che cooperare con un nominato esigente e pignolo.

I NOSTRI DOVERI CRISTIANI

Per la fede cristiana è Dio che, attraverso le sue leggi, si rivolge all’uomo; pertanto ciò che è conforme al dovere lo è anche alla volontà di Dio. Come mostrò Gesù Cristo l’uomo ha come dovere sommo quello di amare Dio con tutto il suo cuore, la sua anima e la sua mente, e che a questo seguono tutti gli altri doveri, che si riassumono nel precetto di amare il prossimo come sé stessi. I nostri principali doveri e obblighi sono quelli che abbiamo verso il nostro Creatore, Geova Dio. (Marco 12:29, 30) Al primo posto fra i propositi di Dio per i suoi odierni servitori è che essi diano testimonianza del suo nome e del suo Regno e facciano discepoli.

Per potere assolvere appropriatamente questi doveri, i cristiani devono continuamente acquistare conoscenza biblica, frequentare regolarmente i loro compagni di adorazione ed essere costanti nella preghiera. I principali obblighi del cristiano comprendono quindi questi altri doveri. Naturalmente, abbiamo anche doveri verso la famiglia, il prossimo e noi stessi.

IL SENSO DEL DOVERE

Non sarebbe certo giusto aiutare altri fino al punto di privare noi o la nostra famiglia del necessario. E la ragionevolezza ci fa capire che, nella misura in cui ci rifiutiamo di assolvere i nostri doveri, facciamo del male a noi stessi e ad altri. Come non vogliamo che gli altri ci danneggino, dovremmo evitare di danneggiare loro. (Luca 6:31)

Il dovere è l’obbligo morale di fare determinate cose richieste da un’autorità o dalla nostra coscienza. Ognuno di noi è soggetto a tutta una serie di doveri: familiari, scolastici, professionali, religiosi e più generalmente sociali. Ogni dovere fa riferimento a norme che ci sentiamo obbligati a rispettare. Dei nostri doveri rispondiamo o alla nostra coscienza, ed è il caso dei doveri morali, oppure alla comunità di cui facciamo parte. Il dovere esprime, in genere, una volontà libera che si sottomette a un ordine al quale non sempre obbedirebbe spontaneamente.

Il concetto di dovere, infatti, implica sempre quello di un comando che prescrive e in certi casi costringe a comportamenti che potrebbero anche essere diversi (o addirittura contrari) rispetto ai desideri, alle inclinazioni o agli istinti della persona. Diverso è il caso delle leggi morali, che impongono doveri senza condizioni (devo fare una cosa, perché è giusta).

Il senso del dovere è quella qualità che ci fa riconoscere la necessità di compiere determinate azioni al fine di ottenere un risultato, ed è strettamente correlato alla volontà di voler compiere quelle azioni.

«Dove sono oggi la stragrande maggioranza di coloro che asserivano di ‘essere stati spinti a servire Dio’ — com’era loro dovere — dal grido secondo cui era giunto il tempo della venuta del Signore? Lo ripeto: DOVE SONO!!!»  (George Storrs)

Il dovere cristiano è motivato dall’amore. Se servissimo Geova per senso del dovere ma senza gioia, il nostro fare sarebbe incompleto. I cristiani hanno “la legge del fare” dentro di loro e l’ubbidienza a Dio scaturisce da un amore che dà potenza. Si serve Geova col giusto motivo anche quando le aspettative del cuore non si realizzano.

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