Tutti contro LELE

Gabriele, o Lele, è il bambino della serie animata Diventa amico di Geova pubblicata sul sito jw.org, ed è conosciuto dovunque.

Un video di animazione che ha toccato i cuori di molti bambini, ma che ogni tanto suscita un vespaio di polemiche tra i malcontenti dell’organizzazione dei testimoni di Geova, che si sentono in dovere di esprimere giudizi velenosi.

Come sempre, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi quello mezzo vuoto. Non avremmo mai immaginato di parlare di Lele in un sito che generalmente si occupa di inattivi e anziani di congregazione.

Nel caso specifico ci interessa l’aspetto pedagogico della crescita. Non ci interessano le polemiche e nemmeno ci ergiamo a difensori del comitato d’insegnamento. Le loro argomentazioni sono più che sufficienti. Ci dispiace che siano gli stessi TdG ad accanirsi contro un cartoon preparato dagli stessi TdG.

Che tristezza sfruttare artatamente il personaggio di un bambino per screditare una intera organizzazione.

Inoltre, ci chiediamo a che titolo si discetta di pedagogia senza nessuna base accademica. Abbiamo fatto alcune ricerche nel campo della pedagogia infantile e adolescenziale, per capirci qualcosa in più.

Al riguardo abbiamo trovato un articolo molto informativo nella rivista Psicologia Contemporanea di novembre/dicembre 2020. L’articolo in questione è Amicizie evolutive e regressive in adolescenza, di Elena Buday, psicologa e psicoterapeuta.

Il bambino è immaturo in quanto bambino e per questo necessita di una figura di riferimento, che per noi Testimoni di Geova è quella genitoriale. Durante l’adolescenza inizia un processo indipendente, a volte complesso, che si snoda su vari livelli ed è influenzato da vari fattori esterni.

Psicologia Contemporanea

È naturale che i genitori cristiani provino una certa preoccupazione quando il figlio inizia una relazione esterna dove è difficile controllarla. Il giovane deve crescere ed è importante che in questa fase abbia una propria autonomia responsabile.

I passaggi costruttivi hanno un impatto positivo sulla crescita del ragazzo. Altre figure, che non siano i genitori, permettono al ragazzo di confrontarsi e affinare così la conoscenza di sé e del mondo che lo circonda. In queste occasioni il bambino sperimenta, collauda e rifinisce la sua identità.

Di tanto in tanto emergono situazioni che ne ostacolano la crescita e che si rivelano fattori di rischio per l’educazione ricevuta dai genitori.

“L’identità dell’adolescente – scrive Buday – è in fase di definizione e dunque particolarmente plasmabile dai rimandi ricevuti dall’ambiente; i legami con i genitori sono sottoposti a rimaneggiamenti e messi alla prova, con una fisiologica spinta alla trasgressione nella ricerca della definizione dei propri personali valori”.

In questa fase, l’adolescente che viene in contatto con le influenze dei suoi compagni è più vulnerabile. “Quali sarebbero – si chiede la psicologa – gli interventi più opportuni da parte dei genitori?”

Buday rivela il timore e il rammarico dei genitori sia per i cambiamenti dei figli diventati irriconoscibili, sia per gli anni di insegnamenti buttati via dal potere del gruppo.

Psicologia Contemporanea

Certe situazioni, se non inquadrate e risolte, possono compromettere la personalità del ragazzo. È importante intervenire efficacemente se il problema influenza negativamente la crescita. Ed è responsabilità dei genitori farlo. In questi casi è meglio evitare la paranoia di vedere il male dappertutto.

Ogni crescita comporta dei rischi. I genitori devono concentrarsi, più che sugli elementi esterni sui fattori di protezione interni, che consentono di difendersi efficacemente dalle minacce del mondo extrafamigliare. Ciò è possibile se si ricorre a mezzi educativi come il pensiero critico e l’autodifesa, insegnando al figlio a saper fronteggiare con senso di responsabilità i rischi che si presentano.

Porre troppi divieti ai figli può essere controproducente. Alcuni figli fanno fatica a mettere in pratica certi insegnamenti, per questo motivo spostano l’insegnamento dei genitori a quello degli amici. Come affrontare il problema?

Secondo la psicologa, il problema non si argina con altri divieti o attaccando le nuove amicizie. L’adolescente ha bisogno di confrontarsi con i rischi di questo mondo, imparando a gestire le situazioni. In questi casi ciò che conta è la buona relazione che si è instaurata tra genitori e figli fin dall’infanzia. Una relazione che permetta di ascoltare e tenere a mente gli insegnamenti ricevuti.

Soprattutto in adolescenza, la vita e la crescita non si possono limitare tra le quattro mura, ma necessitano di una finestra sul mondo, perché la crescita passa anche con le relazioni tra coetanei.

Queste considerazioni finali vanno al nocciolo della questione. I genitori devono inculcare il senso critico ai figli e devono aiutarli a responsabilizzarsi, quando da soli si trovano di fronte alle scelte sbagliate del gruppo. L’addestramento genitoriale deve mirare a far sì che il figlio elabori il contenuto del problema anziché mostrare passività. I figli vanno educati in base a quello che i genitori ritengono più giusto e salutare per la loro crescita.

Se credono ai sani valori morali esposti nella Bibbia, è una loro responsabilità insegnarli ai figli. Educazione che non può essere giudicata negativamente da attori esterni alla famiglia. Gesù disse che la sapienza se è giusta è mostrata dalle opere. E i fatti dimostrano che l’equilibrato insegnamento della Parola di Dio al riguardo è meritevole di lode.

I genitori cristiani prendono a cuore i principi educativi e fanno di tutto per preparare i loro figli a difenderli dalle influenze nocive, ricorrendo a mezzi educativi come il pensiero critico e l’autodifesa. Inoltre, per mezzo di dimostrazioni pratiche e reali aiutano i figli a prevenire e a fronteggiare gli eventuali rischi.

Si possono condividere o no certi insegnamenti, ognuno è libero di fare a casa sua come meglio crede per il bene dei propri figli. Se poi l’obiettivo è quello di criticare l’organizzazione usando deplorevolmente i bambini, allora non è un problema dei genitori o dell’addestramento biblico che impartiscono. Il problema va ricercato altrove.

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