Ubbidire a Dio a volte sembra strano

Il profeta Geremia riceve un ordine divino apparentemente contraddittorio. Deve andare dai recabiti e imporre loro di bere il vino. Questo popolo si rifiuta di farlo perché fedeli a un giuramento fatto a Gionadab, figlio di Recab (Geremia 35:1-11).

Dio si compiacque della rispettosa ubbidienza che mostrarono e li ricompensò (Geremia 35:19). La loro incrollabile ubbidienza a un padre terreno (Gionadab) era in netto contrasto con la disubbidienza dei giudei al loro Dio e Padre.

Geova comanda a Geremia di far presente questo atteggiamento ai giudei. Ma essi non lo ascoltarono (Geremia 35:16,17). Di fronte al comando del profeta si mostrano più fedeli i recabiti che Israele.

UN CONCETTO DIVERSO DI UBBIDIENZA

Geova non costringe nessuno a servirlo, ma, ragionevolmente, richiede ubbidienza da tutti quelli che desiderano avere la sua approvazione. Tanti oggi sono cresciuti in un mondo dove ognuno fa quello che crede. Quando hanno accettato la verità, di fronte a “richieste strane” non si sono tirati indietro, né hanno fatto di testa propria.

Altri invece hanno permesso che l’orgoglio offuscasse la loro facoltà di ragionare e non hanno accettato di ubbidire a certi comandi o regole di Dio. È capitato che questi, pur appartenendo al popolo di Geova, non apprezzassero i consigli scritturali dati loro né hanno accettato i cambiamenti che stanno avvenendo nella sua organizzazione.

Le persone più ubbidienti, quasi sempre, si rivelano essere quelli più determinati a servire Geova, indipendentemente da cosa viene loro richiesto. Il problema dei giudei fu quello di non sapere e di non volere ascoltare. Non c’entra nulla il comando in sé.

UBBIDIENZA vuol dire sottomettersi all’autorità; fare ciò che viene comandato; attenersi a ciò che è richiesto o astenersi da ciò che è proibito.

L’ubbidienza dipende prima di tutto dall’udire, cioè dal ricevere determinate informazioni e acconsentirvi. Implica l’idea di fidarsi riguardo a quanto viene detto di fare. Senza di essa non si può avere il favore di Dio.

Ubbidire [letteralmente “ascoltare”] è meglio del sacrificio (1Samuele 15:22). Disubbidire significa dimostrare di non credere, di non confidare veramente in quello che viene detto. La mancata azione rivela mancanza di fede o di rispetto per la fonte delle istruzioni.

L’ubbidienza a Dio non è una questione mentale. Chi si accontenta di udire e accettare a livello mentale la verità, ma non fa ciò che è richiesto, inganna sé stesso con falsi ragionamenti.

In conclusione, ciò che conta nella verità è la prontezza all’ascolto tanto quanto Geova è disposto ad ascoltarci (Giacomo 1:19). Paradossalmente alcuni TdG (attivi e inattivi) ce l’hanno con il Corpo direttivo, formato da anziani esperti e unti con lo spirito.

Essi “prendono la direttiva” fra gli oltre 8 milioni di proclamatori (Ebrei 13:7). Rigettare la loro guida perché non si è d’accordo con certe direttive significa rigettare il Regno, cioè loro (144.000 + Cristo).

Se Geova ha fiducia nel suo “Schiavo” chi siamo noi da mettere in dubbio la loro guida? Imitiamo i recabiti o i giudei di quel tempo? Spesso chi li critica accesamente si dimentica che questi unti seguaci di Cristo, servono Dio fedelmente e muoiono con un corpo umano corruttibile per ricevere l’incorruzione e si siedono su un trono con una corona d’oro sulla testa.

Metterli in discussione significa non aver capito nulla del Regno e di chi lo forma. Che i Testimoni di Geova siano respinti dalle “persone del mondo” è un conto, ma che alcuni Testimoni di Geova non accettino la guida del Corpo direttivo è tutto un dire.

I recabiti non facevano parte del popolo di Dio, i giudei sì. Alla fine, chi si comportò in modo da essere accettato da Geova, i recabiti o i giudei? Ascoltare con prontezza non significa avere le bende negli occhi, ma essere di mente aperta. Non devono essere gli altri ad aprirci la mente per poi squarciarla irrimediabilmente.

Soprattutto non bisogna venire meno alla promessa fatta con la dedicazione e il battesimo a Geova. Nessuno vi ha imposto questo giuramento, l’avete fatto volontariamente, con piena coscienza e convinzione. Recab docet.

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Il Sole 24 Ore, Domenica 7 settembre 2020

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