Ubuntu, ovvero «Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo»

Col termine ubuntu non ci riferiamo al famoso sistema operativo basato su GNU/Linux, ma a quella credenza in un fraterno legame mondiale fra persone.

Ai cristiani viene in mente il Regno di Dio che propone l’unità tra gli uomini di buona volontà in una sola famiglia universale.

L’ubuntu è un concetto tradizionale africano, tipico dei popoli bantu e si riferisce al senso profondo di essere uomo per mezzo dell’umanità degli altri. Un nobile ideale di così vasta portata si può raggiungere solo grazie alla realizzazione degli sforzi dell’intera umanità.

Si tratta di uno scambio reciproco, all’interno di una collettività mondiale, basato sulla compassione e il rispetto del prossimo e che mira a legare l’umanità in un vincolo fraterno.

Non si tratta di un ritorno alla tradizione africana, ma di un ricorso a elementi del passato applicati al presente. Una tradizione intesa come memoria vigile che attinge al passato per cercare di sciogliere i nodi che affliggono l’oggi.

In natura, l’azione su una singola specie, anche apparentemente insignificante come le api, può modificare in modo radicale non solo l’ambiente ma anche le risorse fondamentali per la sopravvivenza della specie umana, nonché influenzare negativamente l’economia globale.

Dalla comprensione dell’interconnessione e dei fattori chiave che regolano il nostro pianeta dipendono il nostro destino e la sopravvivenza. Siamo profondamente e inconsapevolmente responsabili di un’infinità di effetti e modificazioni ambientali, sociali e mentali.

Oggi tutto è interconnesso e l’ubuntu ci insegna che nella vita ciò che più conta non è l’aspetto visibile delle cose, ma quello invisibile, quello che la Bibbia chiama “l’uomo che siamo di dentro” (2 Corinti 4:16).

UBUNTU, UNA PAROLA UN MONDO

La prima parte del concetto ubuntu «Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo» fa venire in mente le parole che Dio applica al suo nome: “Io sono colui che sono”, mentre la seconda parte fa riferimento a un’unica identità come risultato di più identità.

È dunque evidente il riferimento all’unità identitaria di essere umano senza differenze, che si può raggiungere solo con gli sforzi congiunti di ciascuno. Nel concetto di ubuntu c’è traccia delle parole pronunciate da Gesù a proposito dell’unità di intenti e d’azione con suo Padre: “io e il Padre siamo uno” (Giovanni 10:30).

Concetto ribadito anche in Giovanni 17:11 “Padre santo, custodiscili a motivo del tuo nome, che tu mi hai dato, affinché siano uno come noi siamo uno”. A proposito di unità di intenti si ricordano anche le parole bibliche: “Come è buono, come è piacevole che i fratelli dimorino in unità” (Salmo 133:1-3).

Cosa ci insegna l’ubuntu riguardo l’unità cristiana di intenti?

Coloro che sono attaccati alle proprie opinioni, in genere rifiutano ogni approccio ragionevole e non solo: tendono a sovvertire la fede altrui e compromettere la relazione con Dio.

È possibile evitare questo errore accertandoci che la nostra opinione personale non sia in conflitto con il chiaro insegnamento della Bibbia. Dopodiché si deve manifestare uno spirito di equilibrio che possa accrescere la pace e l’unità tra fratelli e non viceversa.

E se siamo stati feriti?

Dio ci dà il consiglio riportato in Ecclesiaste 7:9 “Non ti affrettare nel tuo spirito a offenderti, poiché l’offendersi è ciò che riposa nel seno degli stupidi”. Non è facile controllare i propri sentimenti quando ci si sente umiliati, offesi o discriminati. Ma la cosa migliore non è certamente covare risentimento.

Appropriatamente Dio ci dice: “Non rendete a nessuno male per male… Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti gli uomini. Non vi vendicate, diletti, ma fate posto all’ira”. (Romani 12:17-19; 1 Corinti 6:7).

Obiettivamente, possiamo aspettarci che fra i servitori di Dio ci siano sentimenti feriti, perfino rancori. C’erano in epoca ebraica e nel periodo apostolico. Ci sono stati anche fra i servitori di Geova odierni, perché siamo tutti imperfetti. (Giacomo 3:2)

Comunque, non abbattiamoci, perché è possibile raggiungere l’unità fraterna accrescendo la padronanza di sé. Geova è disposto ad aiutarci nella misura in cui ci sforziamo di meritare e ricevere il suo spirito santo.

L’ubuntu ci insegna che raggiungere l’unità mondiale non è una cosa facile, ma ce la possiamo fare con uno sforzo congiunto per arrivare a obiettivi comuni, per essere “ciò che tutti siamo”.

Noi possediamo la fede che va oltre la realtà, pertanto siamo più convinti di farcela grazie all’aiuto a Dio e alla sua prontezza di esaudirci affinché ogni virtù esista in noi e trabocchi (2 Pietro 1:5-8).

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