Un affettuoso addio alla Chiesa

Anthony_Kenny

di Anthony Kenny

Inattivopuntoinfo ha scritto in passato alcuni articoli su uomini molto conosciuti che hanno espresso il loro dissenso al gruppo cui appartenevano. (Ignazio Silone, Lev Tolstoj e Giovanni Franzoni). Questi uomini, bollati come “apostati” ed espulsi dalla loro organizzazione, hanno in comune fra loro un modo pacato e ragionevole di esprimere le loro opinioni. C’è in loro un equilibrio mentale nonché un modo di scrivere e descrivere il loro stato d’animo che coinvolge chi legge le loro storie. In genere, c’è più stima per queste persone che manifestano in maniera educata e riguardosa il loro dissenso, rispetto ad altri dissidenti che “urlano” la loro storia, mostrando livore e acredine verso gli ex compagni. Ad alcuni, questo modo di fare risulta sgradevole e persino fastidioso. Producono l’effetto opposto: irrigidiscono la parte contraria a prendere una decisione ancor più distaccata, convincendola che questo genere di storie siano esagerate, pregiudizievoli e capziose. La storia che vi raccontiamo è quella di Anthony Kenny, filosofo britannico, ex presidente della British Accademy e vice rettore dell’Università di Oxford, nonché ex sacerdote cattolico.

Riconoscente allo zio, sacerdote cattolico, per essersi preso cura di lui e di sua madre, decise all’età di dodici anni di entrare al seminario per farsi prete. Dopo il seminario in Inghilterra fu scelto per proseguire gli studi a Roma presso l’Università Gregoriana. In quegli anni (Cinquanta) Kenny non condivideva il modo sciatto e trascurato con cui il clero italiano conduceva la liturgia. Rimase scosso anche dalla scarsa frequenza degli italiani a messa e di come il clero era mal visto dalla popolazione. Tra gli studenti alla Gregoriana e suoi coetanei c’erano Hans Kung, noto teologo cattolico e M. O’Connor, divenuto in seguito il cardinale arcivescovo di Canterbury.

Roma durante gli anni Cinquanta

UNA VISIONE PERDUTA. Durante il periodo universitario, Kenny passò parecchio tempo a svolgere ricerche sulla storia dei dissidenti cattolici in Inghilterra durante le persecuzioni anglicane. Lavoro pubblicato alcuni anni dopo dalla Catholic Record Society. L’ultimo anno universitario, da Roma, fu mandato a concludere gli studi presso l’Università di Oxford. Qui, ebbe modo di incontrare molti cattolici zelanti e intelligenti. Scoprì che diversi di loro si attaccavano a vicenda con argomenti apparentemente validi, in realtà erano farciti di pregiudizi. L’esame finale di dottorato sulle tecniche di filosofia analitica fu ben accolto dagli esaminatori della Gregoriana: “Sei entrato nella mente dei filosofi senza assimilare i loro errori”. Tuttavia, Kenny cominciò di nuovo a pensare che il credere in Dio è giustificato solo se si fosse dimostrata la validità delle prove. Secondo lui è difficile concepire un Dio personale che sia immateriale, onnipresente ed eterno. Dio non può avere alcun comportamento che si possa paragonare a quello umano, così come quello dell’uomo non si può paragonare a quello degli animali.

Si domandava in che modo era possibile dare un senso alla nozione di Dio così come concepito nella teologia naturale. Se si può attribuire solo agli esseri umani, creature corporee, una qualunque attività mentale, come si può ritenere sensata l’idea di un ente divino, incorporeo e intelligente? Ebbe dubbi anche su diverse dottrine della Chiesa Cattolica e sul modus operandi del clero, in particolare sul giro di affari internazionale delle prebende (guadagno ecclesiastico conseguito con poca fatica).

cover kennyKenny ebbe modo di notare personalmente anche la riprovazione e l’ostinata indifferenza del clero nei confronti dei problemi che assillavano i laici in generale. Pur riuscendo a pubblicare nel 1963 la sua tesi, continuava a lottare contro il suo stesso scetticismo. L’assenza di prove scientifiche su Dio era per lui (sacerdote e laureato alla Pontificia Gregoriana) una grave lacuna. Pensò di smettere convinto di ricevere la dispensa di laico. Non era facile prendere questa decisione: da una parte (inclusa la sua famiglia) era molto stimato come sacerdote e dall’altra c’era la prospettiva di vivere una vita in solitudine. Decise di tergiversare e riprese con slancio la vita da prete, pur rimanendo scettico su alcune credenze. Nonostante ogni sforzo, dopo qualche tempo decise di comunicare all’arcivescovo che voleva abbandonare lo stato clericale, ma che preferiva farlo in maniera graduale, poiché vi era sempre la possibilità che quei dubbi scomparissero. Questo modo un po’ ambiguo di credere non durò molto e la sua richiesta di abbandono del sacerdozio fu sottoposta a Paolo VI che la accolse. Nel gennaio del 1963 Kenny diventò laico. “Almeno non ero più un ipocrita”, scrisse Kenny nella sua autobiografia, Un affettuoso addio alla Chiesa, di recente pubblicazione.

L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA

Dal momento in cui si sbarazzò del collarino ecclesiastico, iniziò per Kenny, una nuova vita in un crescendo di felicità. Il lascito più prezioso che si portava dietro era la schiera di amici cattolici che si era fatto negli anni. Stranamente non fu trattato come un reietto. Ai suoi tempi era una rarità che un prete ritornasse laico. Le grandi defezioni iniziarono negli anni successivi. Molti sacerdoti (anche eminenti) tornarono laici. Malgrado il ruolo di ex prete nessuno dei suoi amici lo abbandonò: “Prete o non prete, questo non cambia nulla sulla nostra amicizia”, scrisse una sua amica. Nemmeno esponenti di spicco della Chiesa Cattolica rifiutarono di incontrarlo. Spesso parteciparono con lui a convegni teologici. E’ evidente che il rispetto e la pacatezza nel modo di confrontarsi con chi la pensa diversamente, oltre a essere una scelta intelligente è anche una scelta che molti rispettano. Che differenza con l’atteggiamento rigido da parte di alcune religioni con chi dissente su certi insegnamenti o modi di fare. Nonostante ciò, per Kenny, il vero problema era ancora lui. L’impostazione religiosa che lo aveva forgiato in tanti anni continuava a farsi sentire pesantemente. Temeva di incontrare gli amici e rimase a lungo restio a partecipare a forme di intrattenimento che gli erano proibite da sacerdote. Per un po’ continuò a partecipare regolarmente alle messe, ma tutto ciò non servì a nulla. Il ritorno allo stato laicale non fu affatto un deterrente alla sua disillusione nei confronti della dottrina cattolica.

Molti altri cattolici esprimevano critiche verso la Chiesa, anche se preferivano rimanere al suo interno. Era impossibile mantenere una posizione del genere: criticare la Chiesa e farne parte. In quel periodo le obiezioni avevano un fine: riformare la Chiesa e spingerla a fornire spiegazioni pubbliche sul suo operato. Inoltre le proteste investivano anche le procedure giudiziarie del Sant’Uffizio, la pomposità del clero e il flusso di denaro. In molti chiedevano di innalzare l’età della prima comunione ai bambini.

Comunque Kenny sapeva bene che un’ammissione di colpa sarebbe stata per la Chiesa Cattolica una mazzata. Chi avrebbe preso seriamente in considerazione la gerarchia cattolica come autorità morale se avesse ammesso pubblicamente le sue colpe? Le conseguenze che ne seguirono furono per certi versi drammatiche. Tra gli anni Sessanta e Settanta, molti membri intellettualmente dotati abbandonarono il sacerdozio o furono severamente puniti dai loro superiori ecclesiastici. L’organizzazione ecclesiastica era accusata di mancanza di libertà e onestà. In molti ritennero che “l’obbedienza a Cristo non può essere identificata con l’obbedienza ai vescovi, in particolare se questa obbedienza è meschina, conformista e priva di sincerità”. Paradossalmente, le numerose ed eccellenti defezioni, furono per la Chiesa da attribuire esclusivamente agli stessi dissidenti: tragedie personali, qualche peccato nascosto, un difetto del carattere o il capriccio di una moda passeggera. La Chiesa non si assunse mai alcuna responsabilità. Attribuì esclusivamente la colpa agli stessi dissidenti.

In un dissenso si creano sempre due estremi: uno fazioso che mira a mettere in piazza i difetti e le incongruenze e l’altro più pacato e rispettoso che cerca di confutare le dottrine con sanità mentale.

Kenny riconobbe che si erano creati due estremi: uno intollerante e dai toni alterati che rende di dominio pubblico vizi e difetti della Chiesa e l’altro più portato a confutare le dottrine cattoliche con toni pacati e rispettosi. Kenny non ha mai dimenticato né disprezzato un’istituzione che gli ha provveduto una straordinaria educazione classica. Non è più un cattolico, né un cristiano, né un credente, non è diventato ateo ma un agnostico.

Non per motivi dottrinali, ma come conseguenza dell’essersi sposato senza dispensa papale, fu scomunicato dalla Chiesa Cattolica. Da allora ha rispettato la scomunica, nel senso che non si è mai comunicato né accostato a un sacramento. Anche se la Chiesa, negli anni successivi, riconobbe certi sbagli, Kenny rimase coerente con la sua scomunica: “Perché la Chiesa nonostante abbia riconosciuto i suoi sbagli, continua ancora a imporre obbedienza, fede e sottomissione ai suoi membri?”.

Cosa pensa Kenny dopo cinquant’anni passati fuori dalla Chiesa? Si ritiene fortunato di vivere in un paese mite e tollerante (l’Inghilterra) dove è più facile per un cattolico allontanarsi dalla sua Chiesa senza incorrere in sanzioni canoniche o nell’ostracismo sociale. E’ interessante notare, quando il credente e il non credente giungono alla stessa conclusione: il non credente può decidere senza sensi di colpa di cambiare idea e accettare la fede; il credente invece ritiene peccaminoso cambiare idea e perdere la fede. Kenny è convinto che si debba rispettare il papa in quanto leader religioso di una larga parte della popolazione mondiale. Ma è un concetto quello di autorità che deve rimanere nell’ambito interno della propria religione. Non deve prevaricare le famiglie né il modo di vivere dell’individuo nella società.

Oggi molti cattolici rinnegano non solo molte dottrine di un tempo, ma anche la concezione secondo cui la salvezza dell’anima è garantita con l’appartenenza attiva alla Chiesa Cattolica. Molto tempo fa venivano date spiegazioni sul perché alcune cose erano proibite. Le spiegazioni di allora, hanno oggi dell’assurdo. Però, tuttora, si continuano a proibire le stesse cose con spiegazioni strane, inventandosi a volte delle bizzarre ragioni simboliche. Per non perdere la faccia cambiano le regole ma non la sostanza.

Ogni storia come tutte le storie di ogni tempo si assomigliano fra loro, sia che si tratti di religione o di politica… e quasi sempre con molte analogie fra loro.

 

Per saperne di più:

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freccia  USCITA DI SICUREZZA (Ignazio Silone);

lev   Un grande scrittore… e disassociato (Lev Tolstoj)

franzoni   Ai margini della scomunica (Giovanni Franzoni)

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