Sei un anziano capace?

Esistono anziani capaci e anziani incapaci. Tu cosa sei?

Un buon anziano sa dove vuole arrivare ed è in grado di guidare i fratelli verso gli stessi obiettivi spirituali esposti chiaramente nella Bibbia. Egli è autentico, umile, collaborativo, disponibile e creativo. Si pone e pone domande, perché lui vuole imparare. E’ vero che certi doni naturali possono arricchire le qualità spirituali, ma i requisiti scritturali sono alla portata di molti, perché si è anziani spirituali veri solo se si soddisfano le virtù spirituali e si confida nello spirito di Dio per riuscirci. Le congregazioni sono guidate da Gesù, ma per poter esercitare sulla terra la sua autorità si serve di uomini fidati. Le persone sentono la necessità che qualcuno li guidi e li faccia sentire al sicuro. E’ questa la loro visione del mondo.

Gli anziani capaci sanno ascoltare i fratelli in un contesto collettivo, perché è nella natura umana avere una guida, un’autorità. Ciò non significa che i veri anziani adottino un comportamento autoritario. Il loro scopo è di instaurare fiducia nella congregazione affinché i fratelli si fidino di loro.

In genere il cristiano capace, “diventa” anziano ancor prima della sua nomina ufficiale, nel senso che viene visto dalla congregazione come un uomo maturo a prescindere dalla nomina. La sua influenza positiva è già evidente tra i fratelli. Lui si sta adoperando per il benessere spirituale e la crescita della congregazione. Non aspetta la nomina per fare tutte queste cose. I fratelli vedono in lui energia, spirito, capacità non comuni.

Purtroppo esistono anche anziani negativi, distruttivi, narcisisti, ai quali interessano i privilegi per apparire più intelligenti degli altri. La differenza principale tra un anziano negativo e uno positivo, è che il primo si focalizza sul suo ego, mentre il secondo è interessato a imparare sempre aspetti nuovi ed edificanti. L’anziano distruttivo non ascolta i problemi dei fratelli perché non sa ascoltare, anzi fa resistenza quando c’è da prestare attenzione a ciò che altri gli fanno notare del suo comportamento. Gli anziani veri sono assetati di verità, di conoscenza, sono autenticamente responsabili e trasparenti.

Il vero anziano sa creare attorno a sé un corpo di anziani talentuosi, cercando in anticipo di capire le motivazioni di ognuno. Sa creare un clima di sicurezza sia nel corpo degli anziani che nella congregazione, in modo tale che i fratelli si sentano liberi di osare, fare ciò che normalmente non farebbero: dare loro l’opportunità di esprimere al meglio i loro doni. La congregazione si aspetta che ciascun anziano agisca da leader, perché il mondo attuale è molto più com­plesso, viviamo tempi mutevoli, incerti. Il modello di corpo di anziani non è più centralizzato ma distribuito e diffuso in tutti gli anziani. Occorrono uomini capaci a ogni livello, dal più vecchio dei proclamatori fino al nuovo proclamatore battezzato da poco.

Si riscontra che nelle congregazioni alcuni nominati manifestano un atteggiamento distaccato nei confronti delle loro responsabilità teocratiche e sono indifferenti ai bisogni dei proclamatori. Ci sono persone che rico­prono ruoli di comando senza la giusta responsabilità. Gli anziani capaci costruiscono la cultura spirituale della congregazione ogni giorno. Ci sono anziani lodevoli, che si impegnano con serietà e svolgono i loro incarichi in maniera affidabile, eppure possono non essere dei leader. Nel lavoro secolare, il migliore ingegnere o architetto non è il migliore manager o leader. Solo attribuendo a qualcuno una posi­zione di leadership non significa che possa diventarlo. Se non si è portati ad esser guide eccellenti è meglio non farlo. Meglio un ottimo e servizievole anziano che una pessima guida, anche se in senso spirituale rimane comunque una guida, un esempio.

Chi accetta l’incarico di anziano deve riconoscere che questa nomina è accompagnata da impegni e responsabilità. Si accettano obblighi morali verso la comunità. Troppi nominati preferiscono occu­parsi solo degli aspetti migliori, ma il loro ruolo richiede di prendere decisioni impopolari, richiamare i comportamenti poco cristiani e così via. Essere anziani di spessore non è facile, ci sono esigenze e pretese sempre maggiori.

Gli anziani si muovono come corpo, in realtà alcuni si muovono isolati e sconnessi gli uni dagli altri. Tutto ciò è estenuante. Chi lavora con un anziano incapace non darà il suo contributo perché non lo merita. I cattivi anziani di fronte a un problema non muovono un dito, al contrario, si aspettano che siano altri a risolvere i problemi e non accettano l’evidenza che i princi­pali fallimenti dei fratelli sono attri­buibili proprio a loro. Gli anziani devono essere al servizio dei fratelli e non viceversa. Il punto è capire perché si è deciso di accettare la nomina di anziano: per alimentare il proprio egoismo e raggiungere interessi per­sonali o per essere utili agli altri?

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