Per un cristianesimo più umano

pastore bn

Dalla lettera di un inattivo (seconda e ultima parte)

Vorrei portare alla vostra attenzione un altro fatto. Oggi è difficile parlare di Dio con chi crede in Dio. Per me che sono un inattivo mi è difficile parlare di Geova con i miei fratelli Testimoni. Siccome non frequento le adunanze e non esco in servizio, per loro è strano che un inattivo come me parli di Geova quando li incontro per strada. Non c’è nulla da fare, con un testimone di Geova si parla più dell’organizzazione che di Geova e quando capita che mi lasciano parlare, dopo un po’ si ritorna a parlare di questa e di quella attività teocratica. Se insisto a parlare di Geova mi congedano. Ma un inattivo non può più parlare di Geova? L’hanno proibito? Forse perché mi guardano dall’alto in basso o pensano che nasconda qualche peccato e quindi non sono più credibile. Oppure hanno paura che li condiziono. Valli a capire.

Nel corso dei secoli, a partire dalla Chiesa cattolica, tutte le religioni cristiane, inclusa quella dei testimoni di Geova, hanno sviluppato una struttura di potere concentrato su poche persone o classi, chiamate in gergo religioso gerarchie ecclesiali. E’ un potere che invade la mente e la coscienza di ogni religioso che si sottomette e lascia che altri decidano per lui. A molti membri questa storia non va proprio giù. Decidono così di allontanarsi, come ho fatto anch’io. E’ difficile accorgersi di quest’andazzo. A tempo debito molti che non vogliono avere il cervello condizionato lasciano perché non riescono più a fare un discorso diverso da quello standardizzato. Personalmente non è che io disconosca gli anziani e il corpo direttivo, perché obiettivamente hanno una loro funzione nell’apparato teocratico. E’ che io non riesco proprio a dare il mio cervello a loro senza avere la possibilità di parlare liberamente senza subire un comitato giudiziario. Sarei felice e mi adeguerei volentieri se mi facessero vedere con le Scritture dove sbaglio. Ho notato anche che oltre a non voler parlare di Geova con me, non vogliono aprire nemmeno la Bibbia per fare un confronto scritturale. Siamo all’assurdo: non mi parlano di Geova e non usano la Bibbia. Ma che mondo è diventato quello dei testimoni di Geova?

cristo-risortoIl ragionamento che mi piacerebbe fare con loro è questo e spero che mi concediate lo spazio per farlo con voi, a meno che non siete anche voi come la maggior parte degli altri testimoni di Geova. Gesù venne sulla terra rinunciando a qualsiasi potere. Le uniche volte che usava il suo potere soprannaturale era per guarire le persone. Quando Gesù parlò del Giudizio finale, indicò che non avrebbe chiesto ai suoi discepoli della loro fede, della religione di appartenenza, dei dubbi, della lealtà, dell’ubbidienza, della sottomissione e nemmeno se sarebbero diventati atei o credenti, se fossero stati attivi o inattivi. Niente di tutto questo.

Gesù disse che nel Giorno del Giudizio, avrebbe chiesto a ciascuno come ha vissuto la sua fede. Da notare che non sarà il sacro e neanche il religioso a determinare la salvezza. Il giudizio verterà su problemi di natura umana, come il mangiare, il bere, il vestire, la salute, l’accoglienza agli stranieri, le visite ai carcerati. (Mt 25:31-46) Ci sono anche altri temi che Gesù affronta per stare dalla sua parte. Ma l’aspetto significativo è che nessuno di tutti i temi proposti da Gesù si riferisce alla religione, ma a persone di ogni fede. La cosa sconvolgente è che queste parole non tengono conto di come ciascuno ha affrontato i suoi problemi, ma di cosa ha fatto per risolvere i problemi degli altri. Quello che a Dio importa durante “la resa dei conti” non è ciò che ognuno fa per la sua salvezza, ma quello che fa per la salvezza degli altri e cioè la ricerca del benessere e della felicità altrui. L’elemento chiave è l’amore per il prossimo e non l’ubbidienza e la sottomissione alle gerarchie o l’appartenenza a una religione. Il luogo dove adorare Dio è la persona che si trova nel bisogno.

La vera predicazione dovrebbe basarsi non solo su un progetto di divinizzazione ma anche su un progetto di umanizzazione. Quando si parla di Dio si associano a lui il potere, la gloria, la grandezza universale. Quando si parla dell’uomo si associa la debolezza, il peccato, i suoi limiti. Visto che le religioni si interessano di Dio, mentre lui si interessa degli uomini deboli, di quelli che soffrono, a quale dei due punti di vista mi devo associare? Per quanto mi riguarda io lo so. Non so per voi, ma a questo non devo pensarci io, solo perché state leggendo questa lettera. In tutta onestà non sono sicuro nemmeno io se sarò approvato. Non è che sto facendo molto per soccorrere il prossimo, così come lo intende Gesù. Non ho nessuna libertà di parola per giudicare me, figuriamoci se ce l’ho per giudicare gli altri. Posso solo abbassare la testa.

 

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