UN IMBUCATO AL MATRIMONIO

Il racconto della festa di nozze si concentra in particolare su un ospite senza l’abito nuziale. Per questo motivo il re, quando ispeziona i presenti, lo fa cacciare via dalla sala.

Devo ammettere che le critiche dell’asina non sono del tutto fuori luogo, nonostante mi senta mortificato per alcune sue considerazioni scritturali. Si sa che quando uno diventa scienziato è sempre più difficile capire quello che dice. La semplicità di linguaggio colpisce sempre nel segno e poi se non si fa caso a certi particolari si rischia di essere banali e di ripetere la solita solfa.

Le osservazioni dell’asina sono come pungoli per progredire nell’accurata conoscenza della Parola di Dio. Le obiezioni servono a migliorare la propria capacità di analisi. E le Scritture non possono essere prese alla leggera, sarebbe una mancanza di rispetto per il suo Autore. Ben vengano allora i punti di vista diversi da quelli imparati fino ad ora. E io che credevo di essere all’avanguardia…

LA PARABOLA DELLA FESTA DI NOZZE (Matteo 22:1-14)

Il suo significato è chiarissimo. Nel Regno di Dio si entra solo se si ha l’abito nuziale, l’abito delle virtù cristiane. Altrimenti si rischia di essere buttati fuori. Niente imbucati quindi. “Dobbiamo…” e dagli ancora con questo “dobbiamo”, non riesco proprio a evitarlo. Come mai uno solo viene cacciato?

Intanto, bisogna dire che i primi a cui Gesù e gli apostoli hanno parlato del Regno sono stati i giudei.  Nel complesso, la maggioranza dei capi religiosi e dei giudei non ha accettato Gesù quale Messia e Re scelto da Dio. Nonostante venga concessa una seconda opportunità, gli invitati si mostrarono indifferenti. Dopo l’ennesimo rifiuto, il re disse ai suoi schiavi di uscire lungo le strade e radunare per il matrimonio, tutti quelli che trovavano, sia malvagi che buoni.

Comunque non tutti quelli che andranno alla festa saranno alla fine approvati dal “re”. I capi religiosi presenti forse non capiscono il significato o le implicazioni di tutto quello che dice Gesù. Ad ogni modo, i capi religiosi non solo non comprendono il significato delle parole di Gesù, ma sono arrabbiati e più determinati che mai a eliminare colui che li sta mettendo tanto in imbarazzo. Essi saranno sostituiti, come invitati, con persone delle nazioni.

L’uomo senza veste nuziale raffigura tutti coloro che si fingono cristiani, senza nessuna caratteristica che li identifichi come persone appartenenti all’Israele spirituale e quindi eredi del Regno. Trattandosi di una festa nuziale nel palazzo del re è probabile che agli ospiti fosse stata provveduta per l’occasione una veste speciale. In tal caso il fatto che uno degli ospiti non indossasse la veste nuziale indicava che aveva disprezzato l’abito provveduto dal re quando gli era stato offerto. Forse ha la stessa mentalità di quelli che hanno rifiutato, è lì come se fosse altrove. Non è «rivestito di Cristo».

Caro mio, ancora una volta hai dimostrato di non capirci nulla. Ma quando ti deciderai a prendere in mano solo la Bibbia e a mettere da parte il tuo bagaglio di chiacchiere? Se per il matrimonio del figlio, questo re esigente, invita per davvero tutti quelli che si trovano nelle strade, buoni e cattivi, mendicanti e storpi, ciechi e zoppi, può mai aspettarsi che costoro vengano al ricevimento indossando una bella veste nuziale? Questi sono tutti poveracci con addosso stracci. Come si può pretendere che arrivino in giacca e cravatta. Siamo tutti ospiti di Dio con addosso quattro stracci e molte piaghe.

E allora? Come mai uno solo viene gettato fuori, là dove c’è pianto e stridore dei denti? Non trovi strano che il re se la prenda con uno solo, vestito come tutti gli altri? Se stessi attento ai dettagli ti accorgeresti che l’ospite “non rispose nulla” alla domanda “che ci fai senza abito da matrimonio?” Non hai mai sentito nulla di simile nei vangeli? Te lo dico io: Iesus autem tacebat. Chi è colui che durante il processo «non aprì la sua bocca» e, spogliato delle sue vesti, si rivestì di sacro silenzio? Ecco qui un altro innocente colpito con la massima punizione, con le mani e i piedi legati “gettato fuori nelle tenebre. Là piangerà e digrignerà i denti”.

No, non si tratta dell’inferno, ma peggio: è il Calvario. Dove si consuma la più grande ingiustizia della storia. Non trovi strano che il re se la piglia duramente con uno vestito come tutti gli altri? Questa folle ingiustizia di Dio che nasconde in realtà la più grande giustizia, l’unica via per il perdono dei peccati. Ecco perché il Cristo conclude la parabola con quell’espressione così contraddittoria rispetto al senso della parabola: “Molti i chiamati, pochi gli eletti”.

I molti chiamati non sono i primi, che hanno rifiutato l’invito e sono stati uccisi e le loro città bruciate, ma tutti quelli che hanno riempito la sala di nozze dopo essere stati prelevati dalle strade e dalle pubbliche piazze, buoni e cattivi. E i “pochi eletti” sono quelli che hanno la medesima sorte di quell’Uno buttato fuori, ossia del Cristo.

Sono quelli che “completano” la sua Passione con il loro dolore innocente, e come Lui pagano di persona per tutti gli altri. Perché così questi “ultimi” possano restare nella sala da pranzo delle nozze. Sono i “santi” ecco perché sono pochi gli eletti. Come vedi non c’entra nulla l’abito nuziale. L’unico a non averlo è il Cristo e paga per tutti gli altri.

        Stammi bene e buon appetito se sei uno degli invitati…

                                                                                                                                    L’asina di Balaam

Non sono assolutamente d’accordo con queste sue interpretazioni. Eppure mi sembra di essere stato esaustivo con la mia lettura su questa parabola. Ma da dove gli vengono certe idee… Va bene pungolare, ma qui siamo completamente fuori strada.

(continua)

LE PRECEDENTI LETTERE:

  1. IL FICO SECCO
  2. IL RITORNO A CASA DEL FIGLIO
  3. I LAVORATORI DELL’ULTIMA ORA
  4. L’ADULTERA E IL DITO NELLA POLVERE

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