Un lettore ci scrive

email-logoA proposito di assenti…

In questa calda estate ha tenuto banco, suscitando anche reazioni scomposte, l’interrogazione di un membro del Corpo Direttivo davanti a una Commissione australiana, incaricata di indagare sugli abusi sessuali ai minori. Si discutono nei blog i compiti, le responsabilità, il ruolo e la qualità della gestione mondiale dei TdG. Una religione in fase “riformatrice”, ma ancora lontana dai temi che scottano: trattamenti giudiziari interni, investimenti immobiliari con relative ingenti spese, i vari processi giudiziari in atto sugli abusi ai minori e le grosse somme di risarcimento alle vittime da pagare e soprattutto il ruolo che ha il CD al riguardo.

Da questo groviglio di spine, emerge un dato sconfortante per il tdG ossequioso ai vertici e fedele alle direttive. La parte radicale del movimento, da qualche tempo denuncia l’assenteismo del CD e la sua immobilità, sottolineando la mancanza di trasparenza sui casi giudiziari, sulla gestione economica dei flussi di denaro che arriva sottoforma di contribuzioni nelle casse delle filiali, sul bisogno di direttive locali adeguate ai reali bisogni dei singoli proclamatori, la grave assenza degli anziani locali nell’assistenza pastorale ai bisognosi della congregazione, l’analfabetismo biblico dei nominati e della maggioranza dei tdG, ecc. Anche i corpi degli anziani, in assenza di chiare direttive (alcune attuali sono discutibili e in contrasto con le norme della giustizia ordinaria) sono allo sbando e vittime anch’essi di una totale confusione in materia legislativa. Si tratta di un vuoto normativo insopportabile, in previsione, soprattutto, di altri scandali che stanno emergendo. Tutto questo marasma provoca perplessità e dubbi su quello che è sempre stato il nostro punto forte: la moralità e l’onestà. Tali procedimenti giudiziari contro i tdG stanno condizionando le varie normative interne dell’organizzazione, stanno “smuovendo dalle fondamenta la Torre di Guardia”. Pur con i suoi aspetti negativi e invasivi, l’intervento dei giudici nei confronti dei tdG, ha avuto il merito di scuotere le coscienze degli aderenti e ha “imposto” in un certo senso una direttiva interna che sia in armonia con le leggi della giustizia ordinaria.

Il sempre accentuato interventismo dei giudici, che con le loro sentenze suppliscono alle normative assenti del movimento, fa pensare che la funzione giurisprudenziale di questo mondo, dai tratti demoniaci per i vertici, stia entrando a gamba tesa all’interno del nucleo direttivo, condizionandone le scelte fatte in passato e quelle future. Ci riferiamo a quelle in materia di emotrasfusioni, accanimento terapeutico, separazioni, divorzi e annullamenti di matrimoni, affidamento dei figli, finanziamenti immobiliari, contribuzioni in calo, ostracismo antisociale agli ex e relative cause intentate nei confronti dei tdG, ecc. C’è da considerare lo scarso aumento del numero dei proclamatori rispetto al passato. La maggior parte dei nuovi battezzati sono figli cresciuti in famiglie tdG o immigrati. La passione verso la predicazione, obiettivamente, non è quella di un tempo. Si sta delegando alla tecnologia quella che un tempo era la caratteristica riconoscibile dei tdG: la predicazione di casa in casa. Un altro problema è l’assistenza agli anziani testimoni. Sono sempre di più quelli che vivono da soli senza nessuna assistenza e abbandonati da tutti. Quando poi muoiono, si creano problemi tra i tdG locali e i familiari, riguardo al tipo di funerale da fare.

Sottovalutato, è il numero impressionante di tdG che abbandonano il movimento. E di coloro che si allontanano in modo progressivo diventando inattivi. E di quelli che vivono ai margini delle congregazioni. E di quelli, sempre più numerosi che sono scontenti della guida nelle congregazioni. E di quelli che sono in mobilità permanente o in uno stato di precarietà, come i sorveglianti viaggianti, i pionieri speciali e i beteliti. C’è in atto una secolarizzazione e una latente omologazione al benessere tecnologico che ha investito anche le fasce più tradizionaliste dei tdG. Ci fermiamo qui. Il nodo delle questioni è serissimo ed è un fatto che si va aggrovigliando sempre di più, senza che la maggioranza dei tdG si accorga di quanto sta succedendo. E sarà traumatizzante quando si sveglieranno e capiranno.

Si può essere d’accordo o no con questa analisi, non è questo il punto importante, lo è la situazione preoccupante dei tdG attuali che non è delle migliori. E’ urgente che l’organizzazione si riformi strutturalmente, dai vertici a quello del proclamatore. E’ il momento di cambiare sguardo e passo. Fuori gli incapaci e i tecnici e fare posto a uomini veramente spirituali, dalle caratteristiche pastorali, che hanno a cuore più gli interessi dei singoli proclamatori e meno i propri. Un ritorno al cristianesimo perduto, dove al primo posto c’è Geova, poi Gesù e infine il proclamatore, non il CD autonominatosi terza persona dopo Dio e Cristo, come se facesse parte della Trinità. Licenziamento in tronco degli attori che recitano nel palcoscenico delle adunanze e dei congressi. Vogliamo nominati che siano preparati non solo per i comitati giudiziari e relative beghe, ma che siano qualificati a soddisfare i reali bisogni dei fratelli, che sappiano manifestare i tratti dell’uomo di Dio: amore, bontà, misericordia, compassione. Uomini che sappiano confortare e incoraggiare i deboli e i bisognosi. Che sappiano usare la Bibbia e non recitare il rosario della Torre di Guardia e delle circolari. L’insegnamento nelle congregazioni è veramente scarso. Che noia ascoltarli. Vogliamo che siano trattati alle adunanze articoli veri, che ci toccano da vicino, più “umani” e meno “celestiali”.

Chi se ne importa delle generazioni, delle vergini, del tempio, del patto, dei messaggeri, di regole, regolette e delle tante disquisizioni che appesantiscono lo stomaco e distruggono i pochi neuroni rimasti. Vogliamo anziani pastori che sappiano comunicare emozioni e stati d’animo, non fantascienza. Vogliamo pastori che sappiano ancora scaldare il cuore dei sofferenti e dei depressi che continuano ad aumentare sempre di più. Lasciate che i nostri giovani decidano di andare all’università. Abbiamo bisogno di medici, psicologi, consulenti sessuali e matrimoniali, pedagogisti, maestre d’asilo, elementari e licei, e non solo ingegneri e architetti, questi sì che v’interessano per soprintendere le varie costruzioni. Vogliamo gente qualificata anche culturalmente. C’è un tasso d’ignoranza sconcertante nelle congregazioni.

L’anestesia dei sentimenti tra fratelli è un rischio per la nostra spiritualità e per il nostro futuro. Non vogliamo macchine efficienti, senza emozioni. Non ci interessano le prestazioni ad hoc. La corsa ai privilegi sta stritolando il pensiero critico. Stiamo vivendo un congelamento affettivo della nostra vita cristiana. Viviamo in un costante disagio. Siamo assenti e ci rifugiamo dietro una vita apparentemente normale.

P. de Bleis

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