Un mondo senza dio

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Sempre più persone si allontanano dalla religione. Un giorno si smetterà di credere?

Religione in declino

Un mondo senza dio è il titolo di un articolo di Graham Lawton, pubblicato sul New Scientist, ripreso e tradotto dalla rivista settimanale Internazionale dell’11 luglio 2014. L’autore racconta di un’assemblea tenuta alla Conway hall di Londra da parte di una “congregazione laica” di liberi pensatori. Lo scopo di queste assemblee è di offrire la consolazione di un servizio religioso privo di aspetti soprannaturali: il gruppo si limita a celebrare la vita vivendola il più pienamente possibile. Gli appartenenti a questa associazione sono chiamati nones (da none of the above, nessuna delle sopracitate). Fanno parte credenti di ogni fede, atei convinti e persone non interessate ai riti religiosi. A livello mondiale i religiosi sono sotto il 60 per cento, e in circa un quarto dei paesi, i nones sono la maggioranza.

Nati per credere

Un giorno, quindi, si smetterà di credere? Dipende da cosa si crede. La mente umana recepisce facilmente le idee religiose, le trova istintivamente attraenti e plausibili. E’ una di quelle cose che ci vengono naturali. “Perché allora la gente abbandona la religione?” si chiede Lawton. Forse perché non hanno più bisogno del suo conforto. “La religione è attiva negli individui la cui esistenza è divenuta angosciante ed è un aiuto per chi si sente insicuro”, continua l’articolo. L’insicurezza diminuisce quando le società diventano più ricche e stabili. A sostegno di questa tesi si citano paesi non religiosi, come la Danimarca, la Svezia e la Norvegia che hanno una sanità estesa e una previdenza generosa. Alcuni studi, riportati nell’articolo, confermano che i poveri sono più sensibili al dolore, alla morte e a ogni genere di problema esistenziale. Una coscienza più sensibile a questi problemi rafforza la fede delle persone in Dio. Il benessere rimuove Dio e la povertà lo conserva.

“Apateismo”

Il tipo di ateismo presente nei paesi ricchi è definito dai nones “apateismo”, non una forma di scetticismo, ma  indifferenza (apatia) verso Dio (theòs). A onor del vero, le ricerche riportate nell’articolo, dimostrano che, anche se le pratiche religiose diminuiscono, la spiritualità cresce. L’apateista, pur rimuovendo la religione e le sue pratiche, continua a subire il richiamo naturale per le cose dello spirito. Solo una catastrofe naturale, ipotizza Lawton, salverebbe la religione dalla secolarizzazione. Nei casi di calamità i religiosi si compattano, almeno momentaneamente. La secolarizzazione è destinata a continuare la sua corsa anche per un altro motivo, prosegue Lawton, ed è il modo in cui la religione viene trasmessa da una generazione all’altra. E’ più facile che, un bambino cresciuto in una casa religiosa abbandoni la sua religione più di quanto un bambino cresciuto in una famiglia atea la abbracci da adulto. La diffusione dell’apa-teismo è dovuta all’idea che una visione laica della realtà, alimentata dal progresso della scienza, dall’istruzione e dalla convinzione che la razionalità sia la soluzione dei problemi, renda migliore la vita in questo mondo. Non esistono altri mondi: “per porre fine alla criminalità nelle nostre città serve di più pregare o combatterne le cause?” si chiedono gli apateisti. Comunque, è dimostrato che una vita religiosa produce ottimi frutti in termini di salute e felicità. Questo tipo di correlazione tra salute e vita religiosa è contestata da alcuni studiosi. Anche la religione produce i suoi frutti avvelenati e di solito chi abbandona dopo anni di intensa attività religiosa, a volte ne esce traumatizzato. I nones, laici attivi quanto religiosi inattivi, secondo le conclusioni dell’articolista, possono essere utili perché vanno incontro alle esigenze dei non credenti che sentono il bisogno di una comunità e di una visione morale condivisa. Esprimono valori laici e trasmettono il messaggio che una società senza religione può essere lo stesso sana. Non necessariamente una società ostile alla religione ma indifferente.


Per combattere l’apatia spirituale i cristiani devono capire chi sono ed essere fieri della loro identità. Siate fieri di essere cristiani! È la risposta dei testimoni di Geova all’apateismo. (Torre di Guardia 1/2/2005 pp. 12-17)

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