«Un po’ d’olio nella giara piccola»

“Poiché Geova l’Iddio d’Israele ha detto questo: ‘La stessa giara grande della farina non si esaurirà e la stessa giara piccola dell’olio non verrà meno…” (1 Re 17:14)

Nel capitolo 17 di 1 Re è raccontata la storia commovente di una vedova della città di Zarefat e del suo ospite il profeta Elia. Quando arrivò a Zarefat, Elia incontrò una donna e le chiese da bere e da mangiare. La vedova riconobbe che Elia era un timorato di Dio, ma anche Geova riconobbe che questa donna, nonostante vivesse in una città che adorava Baal, aveva qualcosa di speciale. Sebbene, avesse solo una manciata di farina e un po’ d’olio, la donna preparò comunque il pane per il profeta.

Questo gesto di fede garantì il cibo necessario durante la carestia. La giara della farina e quella dell’olio, miracolosamente, non si svuotarono. Dio benedice chi mostra benignità ai suoi servitori (Matt. 25:34-40). Inoltre, si prende cura di chi dimostra di essere fedele, anche nelle situazioni più difficili (Matt. 6:25-34). Dal momento che Gesù ne parlò in tono positivo possiamo dedurre che la vedova di Zarefat abbia servito Geova fedelmente per il resto della sua vita (Luca 4:25, 26)

Anche se in questa circostanza può sembrare paradossale, l’olio nella Bibbia rappresenta la prosperità (Gle 2:24). Oltre a essere un bene di consumo e commercializzato, l’olio veniva usato nell’adorazione a Geova; come cosmetico; come segno di ospitalità; per lenire il dolore e ammorbidire le ferite. Come l’olio ha un effetto lenitivo, così la Parola di Dio lenisce, corregge, conforta e sana chi è malato spiritualmente ( Gc 5:13-15)

La potenza di Dio opera per provvedere alle nostre necessità. Quando i mezzi vengono meno, Dio crea le circostanze e il modo per confortarci e per provvedere il necessario. Geova può far durare, in senso spirituale, anche “quel po’ di olio che ci è rimasto nel lucignolo fumante”. Egli fa cooperare tutte le cose per il bene di quelli che lo amano e lo fa secondo i suoi piani (Rm 8:28). Questa è  una verità evangelica evidente, certa e infallibile. Sappiamo, dice l’apostolo Paolo ai Romani. Dio non lascia mai il suo popolo nell’incertezza. Quel sappiamo è un’espressione di grande fiducia. Chi ama Dio è chiamato secondo il suo proposito e può star certo che tutto ciò che è nel mondo o dentro il suo popolo servirà per il suo bene. Visto che sappiamo cosa dice la Bibbia, per quale ragione il cristiano dovrebbe struggersi ed avvilirsi per quello che succede nelle congregazioni o per ciò che sta attraversando personalmente, quando tutte le cose concorrono per il suo bene, mediante speciali provvidenze? (Sal 25:10). Per il beneficio di un suo servitore, se Geova lo ritiene necessario, può servirsi anche di persone che non lo adorano ma che sono di animo sincero, come nel caso della vedova di Zarefat, oppure al momento opportuno può trasformare il male dei fratelli in bene, come nel caso di Giuseppe e dei suoi fratelli (Gen 50:20).

i.i

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vedi anche:

Il difficile dialogo con chi soffre

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Commenti (1)

  • Israeli

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    Articolo bello, incoraggiante e condivisibile.
    Penso che anche la parabola del buon samaritano possa rientrare in quest’articolo, no?
    Ci sono notevoli esempi, nella Bibbia, di persone estranee alla congregazione cristiana (pensiamo anche a Cornelio) o al popolo d’Israele che si comportarono decisamente meglio del “popolo di Dio”.
    Facciamo bene, tutti noi, a non prendere per scontata l’immeritata benignità che Dio ha mostrato nei nostri confronti attirandoci alla Verità – Giovanni 17:17

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